VA DOVE TI PORTA LA SCRITTURA OPPURE NO?

Pubblicato: 21 febbraio 2007 da fiaeforum in Senza categoria
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L’idea che gli scrittori prima di cominciare una storia abbiano davanti a loro uno schema preciso di quello che faranno è tra le più sbagliate che ci siano. Si naviga a vista, lasciando che la storia prenda forma da sé.  (da il Manuale di Scrittura Creativa di Roberto Cotroneo. Scaricabile gratuitamente online).

Davide Bregola, ha detto di essere uno di quegli scrittori che si trovano bene quando scrivono in maniera organizzata: costruzione della scaletta, organizzazione della stesura secondo i principi fissati dai classici; ha una metodologia che si potrebbe definire quasi architettonica. (prima lezione del Seminario sulla  PRATICA DEL NARRARE Laboratorio di scrittura creativa Docente: DAVIDE BREGOLA Padova — 17/18 febbraio 2007 PICCOLA SCUOLA DI SCRITTURA DI G. MOZZI) dal post di LiviaR

Le opinioni in merito sono ambivalenti. Pianificare o lasciare andare la penna e la fantasia?

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commenti
  1. Visioneonirica ha detto:

    Grazie a te della visita!

  2. kinglear ha detto:

    Non credo d’esser d’accordo. La scrittura è prima di tutto sregolatezza e non organizzazione: la bozza è quel cuore dal quale nascerà poi un lavoro finito e rifinito. Perlomeno io la penso così.
    Organizare una scaletta, studiare una storia a tavolino, mah, ne ho lette parecchie e anche pubblicate in antologie: le ho sempre bocciate queste storie. Hanno un che di artefatto, lo si sente se sei un lettore attento.

    Sei dunque tornata, Ipa?

    Bentornata.

    Baci

    Beppe

  3. Ipanema ha detto:

    Non sono mai andata via, Iannox, ho solo cambiato piattaforma. Un blog personale mi aveva stufato. E volevo esplorare più a fondo la scrittura di cui – tu lo sai – ho sempre avuto una terribile passione, e il discuterne, lo sviscerare i vari temi, o anche solo il parlarne per parlare… mi dà più soddisfazione. Se guardi in giro sul blog Fiae, vedrai che ho fatto di questo l’unico mio interesse web… :-)))))

    p.s.: ho anche scritto il mio primo romanzo “rosa” (aaaghhh sento già il tuo digrignar di denti e mascelle! )Ciaoooo 😉

  4. Ipanema ha detto:

    Bene, aspetto che ci siano più voci sull’argomento e poi riporterò tutte le opinioni su un post apposito… :-)))

  5. cmalox ha detto:

    È faticoso organizzare un romanzo ed è anche poco artistico farlo; molto meglio scrivere sulla spinta dell’ispirazione! Poi però osservando come sono costruiti la maggior parte dei romanzi che “funzionano”, ti accorgi che, con utilizzo di intrecci e trame diverse, sono retti da uno stessa struttura. Qualcosa vorrà dire no? 😉

  6. biribolina ha detto:

    Che bello questo blog!
    Bravi!
    Vi leggerò quando potrò!

    Per quanto riguarda il modo di scrivere per me resta un mistero. Forse un insieme di disciplina volontà e un gran fermento di idee entusiasmo e sensibilità. Ma mi pare strano che davvero si possa scrivere avendo già tutto in mente e pianificato, riallacciando soltanto il filo del discorso che è nella nostra mente. Io, per me, scrivo sempre, su tutto, a volte in modo più confuso e di getto, a volte in modo più metodico, e quando mi va mi metto a rileggere tagliare cancellare buttare riscrivere riscrivere. A volte riprendo cose vecchie di anni e le svecchio un po’, a volte cambiano del tutto, perchè da tempo aspettavano una nuova vita e nuovi entusiasmi!

  7. Ipanema ha detto:

    Come sono felice! La discussione sta prendendo il volo…

    Allora, io sono convinta che la verità stia nel mezzo, come quasi in tutte le cose. Per i racconti lunghi, non scrivo mai nulla, butto giù subito pensieri alla rinfusa, magari mi fermo, mi areno proprio, e passano anche dei mesi. Poi riprendo e il racconto raggiunge da solo alla conclusione che vuole e che decide lui. Non sono quasi mai io a decidere dove si arriva e quando soprattutto si è arrivati.

    Con il romanzo, la cosa è più complessa. Con il primo (e finora l’unico) che ho scritto, ho iniziato a scriverlo come se dovesse essere un racconto lungo. Però i personaggi mi ossessionavano giorno e notte, e volevano che raccontassi qualcosa di più. Riprendendo in mano il racconto mi sono resa conto che non potevo procedere senza una scaletta. E senza le schede dei personaggi. E senza un outline… insomma, ho fatto le cose al contrario, come di solito faccio le cose io, ho scritto lo schema dopo… ma mi è servito per capire che farlo mi avrebbe semplificato molto le cose. Va da sé che nel momento in cui ho iniziato a ri-scrivere il tutto (perché ahimè, ho dovuto riscriverlo tutto di sana pianta) ho rispettato pochissimo, scaletta e schede. I personaggi mi hanno condotto loro dove volevano andare. Ma è servito ugualmente pianificare.

    Se ci avete capito qualcosa, siete non bravi, bravissimi! 😀

  8. cochina63 ha detto:

    evviva evviva, abbasso le scalette, le schede, i progetti!!! ogni volta che lo dico mi guardano male, qualcuno immagina anche che scriva un’accozzaglia di parole (possibilmente autobiografiche). Oh, questo post mi dona un sorriso. Ciao Ipa!

  9. Ipanema ha detto:

    Stendere la trama del vostro romanzo è una cosa divertente, in fondo. Il termine romanziere è per buona parte costituito dalla capacità di avvincere il lettore con una sequenza di eventi precedentemente stabilita.

    Ecco uno dei motivi fondamentali per cui saper scrivere non significa saper narrare.

    Vi sarà una prima fase in cui raccoglierete le idee sparse, appuntate qui e là (o, meglio, ordinatamente numerate all’interno di un unico documento), e le collocherete nella cronologia di cui la trama necessita. Già a questo punto noterete l’assoluto bisogno di ordine.

    Mettendo un’idea vicino all’altra, comprenderete cosa vi manca, cosa già c’è e come legare il tutto. È un po’ come affrontare un puzzle.

    Sicché passerete a una seconda fase: ideare ciò che manca e completare la cronologia, dal prologo fino all’epilogo (o magari da un po’ prima del prologo). È una fase di pura creatività, tuttavia dovrete porre la giusta attenzione alla coerenza di quanto ideerete. Infatti, avete molto su cui lavorare: l’ambientazione, perlomeno a grandi linee, e i vostri personaggi… se la vostra fantasia è fervida non dovreste incontrare difficoltà serie (Andrea D’Angelo in Un Nuovo Mondo, rubrica su FantasyMagazine.it)

    Una serie di argomenti circa la stesura e la scrittura di un romanzo fantasy che consiglio a tutti coloro che amano il genere e vorrebbero cimentarsi in questa avventura… rubrica molto illuminante e ben impostata!

  10. Ipanema ha detto:

    Cochinaaaaaaaaaaaa!!! Cinziucciaaaaaaa!!!
    Ho scritto questo post pensando anche a te, lo sai? Mi ricordavo, infatti della tua avversione per scalette e schemini…

    Però, come dice D’Angelo, anche impostare una stesura di un romanzo, pianificarla, renderla coerente prima di iniziare a scriverla per davvero è un atto creativo. Forse il più profondamente creativo. Non trovi?

    Bacio grandissimo, sono sempre felice di trovarti dalle mie parti! Ipa

  11. kinglear ha detto:

    No, non digrigno i denti. Se è un romanzo rosa è un romanzo rosa. L’importante è che sia ben scritto.
    E’ sì vero che ce l’ho su con thriller gialli noir rosa, ma perché sono scritti male, almeno la maggior parte: e non intendo solo per grammatica, ma soprattutto per situazioni che risultano essere troppo inverosimili. Anche la fiction ha, o dovrebbe avere, delle regole affinché la fiction sia anche specchio d’una verosimiglianza. Alcuni autori – pochi a dire il vero – riescono a restituire ai lettori una realtà oltre alla mera finzione.

    Baci Ipa

    Beppe

  12. Writer58 ha detto:

    Non saprei dire. Quando scrivo ho in mente un’idea, un’immagine, un pezzo di trama. Ma spesso il racconto segue delle strade che paiono autonome. Se devo scrivere qualcosa di più corposo – un racconto lungo, un romanzo- ho bisogno di uno schema mentale, di una mappa, ma anche lì le sorprese sono dietro l’angolo… 🙂

  13. Ipanema ha detto:

    TRACKBACK: Discontinuità[..] Dal Blog di Andrea D’Angelo: In questo periodo della mia vita sono costretto a scrivere nei ritagli di tempo. Questo equivarrebbe a un risultato tutt’altro che all’altezza delle mie possibilità (quali che siano), se non fossi paziente. Scrivere [..]

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