Ipanema [la mia città – per AltreLatitudini Blog]

Pubblicato: 25 maggio 2007 da fiaeforum in Senza categoria
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Esercizio/gioco letterario ideato da Writer su AltreLatitudini LiberoBlog.
Caro diario,
Ipanema, è uno sfavillio di luci e colori. Oro e argento traboccano dai cristalli temperati delle vetrine, pulitissime, lustrate ogni giorno a specchio. I costumi microscopici delle marche più trendy richiamano i turisti ammiccando su bambole sorridenti e sensualissime. Il lusso sfrenato che gli spazi commerciali ostentano con sicurezza, inebria e confonde.
Visconde de Pirajà, la via principale si anima già alle sette di mattina, con i netturbini che puliscono le strade brandendo gli idranti e le scope di saggina come armi. Li vedi solo un attimo incerti ad ogni crocicchio. Si fermano davanti a una bottiglia di cerveja o caninha vuota, lasciata apparentemente senza motivo, proprio davanti al semaforo che fa da spartitraffico all’incrocio di due stradine secondarie. A terra una rosa, oppure un sigaro fumato a metà e ormai spento appoggiato di traverso sull’imboccatura. Qualche volta anche un vasetto di miele con dentro un foglio di carta ripiegato per tre volte. Sono le simpatie, — mi hanno spiegato — rituali propiziatori del candomblé. Un voto che le maes de santo fanno per ottenere il favore di uno dei loro santi protettori: Oxalà, Ogun, Iemanjà… Le simpatie possono far tornare l’amato a casa, farsi amare dalla donna dei sogni, allontanare una presenza negativa che mina la serenità del proprio focolare, o più semplicemente mettere il pane in tavola tutti i giorni. Non si potrebbero toccare queste simpatie,— mi hanno detto — scatenerebbero l’ira del santo contro di sé,  ma la città di mattina deve esser pulita, lasciata lustra per la solita giornata di spese folli dei turisti. E i portafogli pieni di dollari sonanti sono la pagnotta che tutti, empregados e ladroes si porteranno a casa stasera. E allora vedi gli spazzini chinarsi un poco, sussurrare qualcosa  verso la bottiglia vuota, la rosa appassita, il sigaro spento. E un segno della croce fatto in fretta, quasi in sordina per paura che qualcuno veda. Pudore brasiliano. Si chiede scusa al santo per l’offesa involontaria che si è costretti ad arrecargli. Il santo sa, capisce. E’ lavoro.
Le auto iniziano alle otto la loro danza sfrenata. Il rumore assordante dei motori ancora di vecchia generazione, l’odore acre della benzina di alcool, i clacson che suonano all’impazzata. Non c’è regola nel traffico di Rio de Janeiro. Ma c’è armonia musicale anche in questo. E’ un batuque, di ferraglia arrugginita. I grandi autobus sfrecciano nel traffico imponendosi con alterigia, quasi a dirti — spostati che io sono più grosso e più forte — e son sempre strapieni, dentro e fuori. Molti di quelli che non possono pagare il biglietto, infatti, si aggrappano ai parabrezza di dietro, si avvinghiano gli uni agli altri stando ben attenti a restare in equilibrio e a non cadere sull’asfalto. Sarebbe morte certa, se cadessero. Nessuno si preoccuperebbe di soccorrerti, tanto meno di frenare e lasciarti correr via.
Aprono i negozi, i supermercati, le piccole botteghe. L’aria diventa caldissima, rovente. 42° all’ombra quando è estate piena. Gruppi di ragazze in ciabatte e pareo e giovanotti in bermuda colorati e capelli lunghi al vento si dirigono verso la praia. E’ ora di prendere il sole, fare il bagno, pegar onda con il surf, o imbiondirsi i peli delle gambe. Tutto si fa in spiaggia, sorseggiando un maté ghiacciato. Persino l’amore inizia da qui. Insieme al sesso, non c’è passatempo più economico e a portata di mano. E’ anche questa una danza, un rituale. Prima le ragazze si sfilano il pareo colorato e lo distendono sulla sabbia calda. Si sciolgono  i capelli, lunghissimi e neri, spesso rovesciandoli in avanti e poi con un gesto veloce di reni, riportandoli all’indietro sulle spalle. E infine si aggiustano il micro costume, sciogliendo i fiocchetti sulle anche per poi riannodarli più stretti, posizionandoli infine in modo da aderire perfettamente alla sottile striscia di pelle bianca non abbronzata. Infine il bagno nell’acqua gelida dell’oceano. E’ così fredda da doversi scaldare le dita dei piedi più volte nella sabbia calda, prima di riuscire ad acclimatarsi a quella temperatura. Anche gli abitanti di Rio devono farlo più volte prima di tuffarsi tra le onde robuste. E quell’andirivieni tra la riva e il bagnasciuga, il saltellare tra le onde e la sabbia, diventa un ballo a se stante, affascinante e pieno di sottintesi. Si guardano attorno, le ragazze di Ipanema, sfidando il sole accecante, luminose di grazia e malizia. I ragazzi intanto sono già tutti sulla prancha, aspettano l’onda, la vedono, sembrano afferrarla quasi, quindi scivolano veloci e rotolano tra flutti e spruzzi. Gridano chiamandosi. E attirano l’attenzione. Attendono. Di nuovo. E di nuovo ancora. L’onda e il richiamo della carne che non tarderanno a farsi afferrare. Sfiniti poi, ragazze e ragazzi, sui pareo bagnati di sale e di sudore. E risate. Qualche canto. Una lattina di coca cola riempita di sassolini e conchiglie e chiusa con un chewing gum usato. Si agita e subito è ritmo, è musica. Basta poco per intavolare una canzone, un ballo. Il batuque nasce e muore in questo modo. E l’amore lo segue di pari passo.
La sera scende lenta e senza fretta su Ipanema. Le luci dei palazzi e dei negozi si accendono. Le strade si liberano della folla e del rumore delle auto. Un silenzio irreale avvolge le stesse strade che nemmeno una mezz’ora prima erano un delirio di suoni e voci. Solo il potente rumore di ferro delle serrande che si abbassano, e quello dei manganelli della sicurezza che picchiano su di esse per avvisare che sono lì, a presidiare il momento più critico della giornata. I supermercati si liberano della spazzatura. Gruppi di persone dai vestiti colorati è in attesa. Non si sa bene di cosa. Fino a quando il vigilantes fa un cenno con la testa e lascia liberi i suoi colleghi di allontanarsi. E allora è un ammassarsi su quei sacchi neri, da cui escono cibarie putride e vasetti di yogurt scaduti. Due donne si accapigliano, tirandosi per i capelli. Il pollo surgelato che una delle due brandiva, finisce a terra e un bambino piccolo ma sveglio si affretta ad avere la meglio e a nasconderlo sotto la maglietta scolorita. Scappa. Ha fatto giornata. Stasera avrà qualcosa da mangiare.
La chiesa antica di Nossa Senhora de Laranjeiras ha ancora le porte aperte e le candele accese sugli scalini dell’entrata. A piccoli gruppi, gente di ogni colore e nazionalità esce e si allontana in fretta. La messa serale è terminata ed è meglio raggiungere al più presto casa. Non è più sicuro circolare per le strade a piedi, a quest’ora. Gli assaltantes potrebbero nascondersi dietro la faccia di chiunque cammini sullo stesso marciapiede. L’assalto avviene nella frazione di un secondo. Un coltellino puntato alla gola o al fianco, un grido smorzato per dirti di dare tutto, orologio e persino scarpe da tennis di marca, se le hai ai piedi, e via. Reagire significherebbe morire, nella maggior parte dei casi. I marciapiedi di fronte ai negozi lussuosi, stanno iniziando la loro serale apparecchiatura.  Cartoni e giornali appaiono, disposti in modo da sembrare tanti tappeti dai colori tenui. Alcuni bambini vi sono già sdraiati sopra e già dormono, vestiti, perché non sai mai quanto tempo potrai farlo prima di dover scappare dalla ronda dei poliziotti;  altri stanno litigando per un posto sotto una tettoia. Potrebbe piovere, uno di quei rovesci torrenziali così tipici nell’estate carioca. Un riparo dalla pioggia è più prezioso dell’oro. E si paga con il frutto dei borseggi della giornata o con una lotta all’ultimo coltello. C’è una famiglia, padre, madre e due bambini. Uno sui tre anni, l’altro appena nato. Il volto della madre è bellissimo, nel suo candore e giovinezza. Non deve avere più di sedici anni. Il padre avrà poco più della sua stessa età. Mi guardano. Guardano senza vedere. Sanno di essere trasparenti, e forse anche noi  turisti , ai loro occhi non sembriamo persone. Solo portafogli.  Solo possibile sostentamento per i figli. Il piccolino di tre anni si avvicina. Mi prende la gonna e la tira forte. Urla. Ha fame. Piange, lacrime grosse come chicchi di riso scendono sulle guance paffute. Mi guarda con rabbia e ripete all’infinito: “Pão!” pane…  Mio marito lo solleva, lo accoglie amorevolmente tra le sue braccia, gli asciuga le lacrime con la sua maglietta. Non abbiamo borse, non abbiamo portafogli o altro. Non si esce per strada a quell’ora con accessori. Solo pochi spiccioli, perché se ti assaltano e non ti trovano niente addosso possono colpirti e farti del male per la rabbia di aver fatto un colpo a vuoto. Qualcosa devi sempre avere con te. Ma poco. Giusto il minimo indispensabile. Un bar è ancora aperto. Sta vendendo cafezinho caldo e pãozinhos de coco. Meglio di niente. Suco de laranja. Meglio ancora. Compriamo tutto, con i pochi cruzeiros che abbiamo. Domani cambieremo altri dollari. Stasera è importante che questo bimbo e quella mamma abbiano qualcosa da mettere nello stomaco. Il bimbo addenta il panino affamato, ancora singhiozza ma ride, con le guance gonfie di pane e gli occhi a fessura che lanciano scintille di gioia. Mi trafiggono dentro. Mi resteranno dentro per sempre. Lo lasciamo alla sua mamma, che ci guarda e annuisce. Allatta il neonato e sorride, guardando il bicchiere di poliuretano fumante di caffè e il pane che profuma di buono.
Scende la notte. Dalla mia finestra sulla Lagoa, osservo le nuvole tingersi di rosso e poi di cobalto acceso, mentre il Corcovado si illumina e il Cristo Redentor abbraccia la sua Rio de Janeiro.  Anche se vivrò qui per poco tempo, questa sarà per sempre la mia città.
Rio de Janeiro, 9 março 1990
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commenti
  1. CristinaFlo ha detto:

    ciao, scrivo su splinder ma anche su libero, infatti sono arrivata qui grazie al blog del falco! molto bello questo racconto, colorato e luminoso… Dev’essere splendida Rio… mi manca il Brasile, anche se non ci sono mai stata, mi sa di un luogo dellanima.
    ah, su Libero sono Almasolaro (http://blog.libero.it/fashionfusion/) ma spero di incontrarti anche qui su splinder! buona giornata!

  2. Ipanema ha detto:

    grazie! piacere di fare la tua conoscenza, Cristina! vengo a trovarti…

    Writer/Claudio su Libero è Il Falco? Bellissimo nick… e devo dire molto indicato per lui… davvero! 😉
    ciao
    I.,

  3. utente anonimo ha detto:

    Hai narrato in modo piacevole una giornata come tante in questa città, dove l’ amore per questo posto e per la sua gente risaltano e danno spessore al test. Magnifica l’immagine del bambino Brava … molto brava. Ciao Lauro (partecipo al gioco di Writer)

  4. Ipanema ha detto:

    grazie!

    Sono venuta a commentare il tuo testo, ma ahimè non accettano utenti non loggati su Libero… molto bello il tuo testo! 🙂

  5. Writer58 ha detto:

    E’ un testo rutilante di colori e di immagini. Il Brasile descritto mi fa venire in mente, per certi versi, il Messico, anche se la capitale del Messico è lontana dal mare. Ma ci sono gli stessi autobus stracolmi, lo stesso traffico disperante, la stessa concentrazione di miseria a due passi dal lusso e dagli sprechi. Mi è piaciuta molto l’immagine delle ragazze in spiaggia e del gioco della seduzione che si svolge tra sabbia, sole caldo, acqua fredda, capelli fatti ondeggiare e corpi ppraticamente nudi. Mi sono piaciuti meno alcuni passaggi poco curati: “I costumi microscopici delle marche più trendy…”. In ogni caso, il testo è denso di suggestioni contrastanti e descrive bene una città che cambia rapidamente in funzione dell’ora del giorno. Hai scritto più di 100 righe, però. Non vale 🙂 Writer.

  6. utente anonimo ha detto:

    Mi haio fatto fare un bel viaggio con le tue belle descrizioni in un paese che non conosco. Ti ringrazio molto Adriana-ar

  7. Ipanema ha detto:

    Hai ragione, Claudio… e pensare che ho tralasciato gli almoços nei boutiquim, la tarde nas boates, il samba sussurrato pizzicando corde di una chitarra nella cafeteria Bar do Beto in Rua Vinicius de Moraes… e ho tralasciato anche il Carnevale, che a Rio è tutti i giorni. E il jogging a beira mar, la mania dei carioca per la cura del corpo e la vida saudavel…

    Ma tutte queste cose, non ci stavano in 100 righe… ahimè. Mi perdoni?

  8. Ipanema ha detto:

    p.s.: il “trendy” era voluto. Se stona, se dà fastidio, ha raggiunto il suo scopo. Purtroppo, l’americanizzazione di questi paesi è odiosa. Io adoro gli USA e gli americani, ma detesto quel loro uniformare tutto a loro uso e consumo… :-)))

  9. utente anonimo ha detto:

    “E allora vedi gli spazzini chinarsi un poco, sussurrare qualcosa verso la bottiglia vuota, la rosa appassita, il sigaro spento”. Molto delicato, e iridescente, il tuo pezzo. Lunghino, però :S Un abbraccio. Erinn78

  10. Ipanema ha detto:

    @ Erinn78: hai ragione, mi son lasciata prendere la mano… 🙂

  11. cristalpen ha detto:

    Questo è uno dei tuoi pezzi migliori, o almeno tra quelli che ho “sentito” di più. Un viaggio insolito e quasi magico tra i mille volti di Ipanema alla scoperta della sua vera anima. O della tua 🙂

  12. Ipanema ha detto:

    era uno dei primissimi pezzi che scrissi, anni luce fa ormai, per spiegare il perché del mio nickname su internet. in questi giorni, con il gioco letterario di writer ho pensato che andava in qualche modo riscritto e ampliato… questo ne è il risultato, la versione 2007… in effetti racconta della Rio dei miei ricordi, ma anche della mia anima che è sempre rimasta nascosta tra le “righe”… grazie Angela, perché lo hai capito. Un abbraccio.
    I.

  13. utente anonimo ha detto:

    Suggestiva la forma del “diario” che hai scelto per descrivere la tua città. Piacere di conoscere anche la tua città. Kiss

  14. utente anonimo ha detto:

    Non capirò la magia del sud-america fino a quando lo visiterò..ma questa magia e la sua tristezza nascosta le percepisco anche da qui..grazie del bel viaggio..

    http://blog.libero.it/Tyler/

  15. utente anonimo ha detto:

    Ipanema… che bel post carico di vita ed emozione.. eppure se scritto nel 1990 è così attuale, vero??? Niente è cambiato.. Ma tu abiti ancora in Brasile??? Io sono del Nord Est brasiliano: Olinda. La descrizione che hai fatto corrisponde esattamente a quello che succede li a Olinda, mia bellissima città di mare e in tutto il litorale… Anch’io io un tempo, nella mia giovinezza sfruttavo in tutti i sensi facevo esattamente così: in bikini, con i flirts, le passeggiante in riva al mare… tutto cose che oggi sicuramente le ragazze ancora fanno, ma devono pur mettere un pizzico di attenzione. La vicina Recife è oggi al 1° posto come la città più violenta del Brasile e questo è un primato terribile. Non so se hai visitato il mio blog con la descrizione, un po meno bella di quella tua, perchè hai un bellissimo modo di scrivere… ma se hai del tempo t’invito.. un forte abbraccio. Cris(http://blog.libero.it/diavolettoinciel/ )

  16. Ipanema ha detto:

    Ciao Cris, come ho letto, mi sono precipitata sul tuo blog. Olinda, di cui lessi nelle guide turistiche appena arrivai a Rio, l’ho visitata nel 91 in viaggio di nozze. Perché eravamo in Brasile per lavoro, ma approfittammo per fare un tour dei posti più suggestivi del Brasile e quello fu la nostra luna di miele. Olinda è stupenda. Non si può descriverne la bellezza, solo immaginarla e suggerire di includerla negli itinerari di chi decide di visitare questo paese straordinario. E’ un grandissimo peccato che purtroppo la violenza (che era davvero brutta allora, ma che oggi mi dicono sia diventata ancor più terribile!) impedisca a molti turisti di scegliere il Brasile come meta.
    Ci sono posti stupendi, come Olinda, Parati, Fernando de Noronha, Manaus e il Pantanal che solo chi visita questo paese e lo “pratica” un pochino, arriva a conoscerne l’esistenza e la bellezza.
    Avrei voluto scriverti tutto questo sul tuo blog, direttamente. Anche perché ho chiesto subito a Writer di indicarmi il post su Olinda. Purtroppo sui blog di Libero non si può commentare senza essere registrati… sigh!

    Un abbraccio forte. Bellissime le immagini di Olinda, mi si è stretto il cuore rivedendole… rivedendo le sculture naif tipiche della città (mio marito, nel suo studio le ha esposte in una teca…)

    Ipa

  17. utente anonimo ha detto:

    Ipanema… mi ha fatto un grandissimo piacere aver il tuo commento sul mio blog, anche se tramite Falco… grazie… ho inserito il vostro blog tra i miei link preferiti, così ogni giorno verrò a visitarvi, meno male che posso scrivervi… ma penso che anche su Libero potete scrivere in forma anonima e alla fine firmate IPANEMA, così saprò che siete voi… mi farà felice… Qui in Italia dove abitate??? Ou voces ainda estao correndo pelo mundo afora??? Beijoes Cris – http://blog.libero.it/diavolettoinciel/2746027.html

  18. Ipanema ha detto:

    Ho ritentato di scriverti sul blog, Cris. Purtroppo forse il tuo blog è configurato in modo che solo gli utenti di Libero possono commentarlo. Ma magari si può cambiare… infatti Writer dopo che glielo avevo fatto notare, ha modificato il suo…
    Se dovesse cambiare la situaizone mi piacerebbe molto venire a conversare un poco con te… e soprattutto, poiché sento in te la mia stessa saudade per il Brasile, consigliarti qualche blog davvero speciale sul Brasile… tipo

    http://terrabrasilis.splinder.com/

    ecco, questo blog mi ha aiutato a sostenerla un pochino…

  19. utente anonimo ha detto:

    suggestivo e avvolgente…molto bello

  20. utente anonimo ha detto:

    Ipanema… sono passata di corsa, adesso vado a nanna… ritorno dalle prove del coro… domani navigherò in questo sito che mi hai consigliato… Adesso si, cambierò la config del blog… mi farà molto piacere vederti li.. un grosso bacio. Cris (Diavoletto)

  21. utente anonimo ha detto:

    Le contraddizioni del Brasile fanno male al cuore. Il lusso e la miseria. L’amore e la fame. Lacrime di bambino e maliziosa seduzione. E poi ancora quella miscela tra sacro e profano. Un’affettuosa dedica ad una città, che si sente ti ha lasciato un ricordo indelebile nell’anima…

  22. Ipanema ha detto:

    Grazie a tutti, per i commenti sul testo. Mi sono registrata su Libero, verrò prsto a trovarvi.

  23. utente anonimo ha detto:

    Non sono riuscita ad entrare nel tuo blog di Libero… heiii… tocca a te adesso cambiare le impostazioni per le visite hehehehe… un bacio

  24. utente anonimo ha detto:

    Scusaaaaaaa… il messaggio sopra è mio… DIAVOLETTOINCIELO— beijo

  25. rakele ha detto:

    🙂
    Avevo una zia che abitava in via Visconde de Pirajá. Lí al confine con il quartiere del Leblon. Andare da zia Maria Helena era conoscere un po’ la storia della famiglia di un nonno che non ho conosciuto. La domenica lei andava alla messa della chiesa Nossa Senhora da Paz. Per andare al mare bastava camminare qualche metro. Mi ricordo della libreria che c’era quasi davanti a casa sua e dei negozi bellissimi. E di quell’aria libera e contenta che avevano le persone di Ipanema. Aria di sole.
    um beijo, querida Ipa.

  26. Ipanema ha detto:

    ciao Quel! Che bello che sei venuta…

    @diavoletto, non ho nessun blog su Libero. Ho fatto solo la registrazione per poter venire a commentare i vostri scritti. Stessa cosa dovresti fare tu, registrarti su Splinder, senza aprire un blog… nel caso tu non voglia averlo anche su Splinder. Risulterai loggata, potrai ricevere messaggi privati, ma senza avere la responsabilità di un blog.
    ciao! Piacerone averti qui!

  27. utente anonimo ha detto:

    I blog di Libero sono in manutenzione da tutto il giorno, non si può accedere. Confesso che mi sento già un po’ in astinenza… 🙂 Ditemi qualche parola di conforto. Writer. P:S. Accidenti, proprio l’ultimo giorno del gioco 😦

  28. Ipanema ha detto:

    Anche tu hai bisogno di un pat pat sulla spalla Writer? 😉 io sul forum ho scritto il mio post fishing for compliments… ehehe, scherzo ovviamente. Peccato per l’ultimo giorno del gioco, ma si può sempre prorogare no? In fondo è andato così bene che perché smettere?

    Comunque, nel caso, questo potrebbe essere una sorta di angolo alternativo a Libero, che ne dici? Quando Libero è in manutenzione, voi di Libero Community venite qui a fare un po’ di casino… in fondo questa è casa tua, Writer, essendo Fiaeino a tutti gli effetti…e i tuoi amici sono gli amici di Fiae Abbracci, Ipa

  29. utente anonimo ha detto:

    Ciao Ipanema… davvero una giornata intera in manutenzione è troppo… ma alla fine è venuto carino… Finito il gioco delle città ho preso spunto ed ho inserito qualcosa sulla mia Regione Pernambuco… tia spetto li se avrai del tempo… bacioni – DIAVOLETTO IN CIELO

  30. utente anonimo ha detto:

    Ciao sono Ciaodolce…mi hai fatto venire la pelle d’oca..
    Passa da me…

  31. utente anonimo ha detto:

    davvero un ricordo nitido di un posto che si vede ami molto, bravissima

  32. Writer58 ha detto:

    Ho pubblicato un post di consuntivo sul gioco “la mia città”. Se ti va, t’invito a raggiungermi e a lasciare le tue impressioni consuntivo gioco la mia città

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