Archivio per ottobre, 2007


Elenco Finalisti XL° Premio Teramo
Di seguito l’elenco dei finalisti del XL° Premio Teramo

  • Luna park” di Daniela Raimondi,
  • La gabbia” di Fabio Musati,
  • Vilma” di Lucio Angelini,
  • Il fiume di legno” di Renzo Brollo,
  • La visita” di Luca Nicotra
  • Ambra” di Silvia Boccardi
  • Mattina” di Marino Buzzi
  • La porta” di Asteria Casadio
  • Stordirsi di vita” di Valentina Butera
  • Sforzati di ricordare” di Cristina Mosca
  • Il giorno in cui Ilaria…” di Giampaolo Roselli
  • La fede di nonna Beatrix” di Giovanni Sbaraglini
  • Buon compleanno papà” di Elisa Ruotolo
  • In viaggio” di Livia Rocchi
  • Doppio tempo” di Daniela Fabrizi
  • Diverso è uguale” di Marcello Nicodemo
  • La medusa” di Gianfranco Coci
  • Macchia rossa” di Daniela Attanasio
  • Tutti noi prima di te” di Mariangela Milone
  • Fuochi d’artificio”  di Antonella Pagano
  • Scherza coi santi”  di Nadia Terranova
  • Il cielo degli anni buoni” di Daniela Russo
  • Eredità” di Federico Flamminio
  • Due mamme” di Francesca Dello Strologo

E’ con immensa gioia che riporto l’elenco intero dei finalisti del Premio Teramo edizione 2007, dove risultano ben due membri del Fiae, Livia e Fabio. I complimenti del Fiae ai nostri Nutty e Netwat49 tenendo le dita incrociate affinché possano risultare tra i primi su questo podio così importante e ambito.

 

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Scritturafutura

Pubblicato: 24 ottobre 2007 da fiaeforum in Senza categoria
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Giovedì potrete incontrarmi qua:

Giovedì 25 ottobre 2007, h 17:00, spazio Switch-Out, Festival della Creatività, Firenze.

Scrittura collettiva e accesso al sapere, tra avanguardie letterarie e necessità sociale.

Internet, specie nella sua tanto celebrata "versione 2.0" ha portato alla ribalta il tema della partecipazione, del lavoro in comune, della condivisione di pratiche e risultati. La letteratura è rimasta indietro: solo adesso gli autori stanno iniziando a realizzare che può essere il caso di scendere dalle rispettive torri d’avorio e (ri)cominciare a lavorare insieme.

Scrittura futura sarà una tavola rotonda aperta tra autori e pubblico per parlare di scrittura collettiva, libero accesso al sapere, proprietà intellettuale (e quindi creative commons e copyleft), futuro della letteratura e letterature del futuro. Sarà un incontro vero, aperto alla voce di tutti coloro che vorranno parteciparvi.

Moderano Vanni Santoni e Gregorio Magini di SIC

OSPITI:

* Ippolita, gruppo di ricerca che si occupa di divulgazione scientifica e zone limitrofe. Nel 2005 hanno pubblicato "Open non è free – Comunità digitali tra etica hacker e mercato globale" per Eleuthera edizioni. Nel 2007 è uscito "Luci e Ombre di Google – Futuro e Passato dell’Industria dei Metadati" per Feltrinelli.
* Beniamino Sidoti, semiologo ed esperto di giochi di gruppo, è autore di "Semiotica delle scritture collettive."
* Gabriele Merlini, direttore di Slipperypond, rivista in copyleft, e altri membri della redazione.
* David Mattesini e di Borderless, nuova rivista in (e sul) copyleft
* Marco Gallorini, rappresentante di InProspettiva, associazione organizzatrice del Copyleft Festival di Arezzo
* Ciumeo (io) sulla questione Copyleft

IL SECONDO MODO DI FARE L'AMORE

Pubblicato: 23 ottobre 2007 da fiaeforum in Senza categoria
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A volte non bisognerebbe proprio morire. Non quando piove perlomeno. Prima il funerale della signora Luisa, poi il traffico della Salaria per andare e tornare dal cimitero di Prima Porta col signor Attilio ripiegato sul sedile accanto al tuo, perso dietro chissà quali ricordi e con la tristezza moltiplicata dalle gocce di quest’acqua che non fa che scendere da tre giorni e che lo fa sembrare ancora più piccolo e più curvo mentre lo ripari sotto l’ombrello e lo accompagni verso il portone che come al solito è chiuso ed ora chissà dove dove sarà andata a finire la chiave.
Dentro l’ascensore ti senti quasi materna mentre prendi un fazzoletto e gli asciughi la fronte ravviandogli un pochino i capelli radi e bagnati.
Gli chiedi se vuole venire da te per un caffè o qualcosa di caldo. Ringrazia dicendo di no con la testa, che non vorrebbe disturbare, ma si arrende alla spinta protettiva del tuo braccio sulle sue spalle.
Lo aiuti a sfilarsi la giacca e gli indichi il divano.
Chissà quanti anni aveva sua moglie, forse ottanta o forse anche di più; prende il caffè e guarda il pavimento come se ci volesse abbandonare la consapevolezza improvvisa della irrecuperabilità di quella vita ormai andata.
Ed abbandonarci anche la stanchezza spossata di questo momento e la solitudine di oggi e dei giorni che stanno per arrivare.
Gli prendi le mani senza riuscire a scaldarle, poi ci aliti sopra come faresti con quelle di un bambino e le tieni un pò fra le tue mentre comincia a parlarti di lei.
Di Luisa a sedici anni bella come una rondine impaurita e del primo bacio sbocciato come un miracolo necessario mentre si abbracciavano atterriti dal silenzio spaventoso del coprifuoco in quella notte del 19 luglio del 43 e di tutti i baci scambiati in quel rifugio di San Lorenzo sotto le bombe di quella notte con la consapevolezza che ognuno di loro poteva essere l’ultimo.
E poi di tutti quelli degli anni a venire, quelli degli anni luminosi dell’amore giovane fino a quelli del crepuscolo e del tramonto, quando si fa l’amore in un altro modo, il secondo: quello che la vita permette a chi ha ancora amore da fare anche se non ha più la forza per farlo.
Perchè c’è un altro modo di fare l’amore e loro lo hanno fatto tutte le sere, fino a quando lei è andata via. Ed è andata via mentre lo facevano perchè per fare l’amore in quel modo non c’è bisogno nè di erezioni nè di orgasmi, basta essere ancora vivi.
E basta non essere soli.
Soli come lui è consapevole di essere adesso.
Soli come tu sai che lui non è ora, qui ed in questo momento.
Perchè ci sei tu che hai capito e che gli lasci le mani per accarezzargli le tempie e per invitarlo a tacere mettendogli l’indice sulle labbra.
Per abbracciarlo e per avvolgerlo, per trasmettergli quel calore che nessuno può darsi da solo.
Per fargli fare l’amore nell’unico modo che ancora può farlo: il secondo.
E lui capisce e ti lascia fare. Si lascia spogliare e si lascia adagiare sul letto, lascia che la forza del tuo corpo nudo accolga l’ inerzia nuda del suo e lascia che tu cerchi e trovi il suo cuore nascosto.
Nel secondo modo di fare l’amore c’è la pietà che sostituisce l’orgasmo e c’è la riconoscenza nello sguardo che ti gratifica.
Come stanno facendo ora gli occhi di quest’ uomo che stai baciando sulle palpebre.
Come il suo respiro privo di affanni e come le carezze timide della sue mani sul tuo viso.
Come il sesso che non c’è e come i suoi baci sul dorso e sul palmo delle tue mani.
Come l’ultimo bacio che vi state scambiando ora sulla porta e come qualcosa di simile alla felicità che, se vuole, ora sa di poter ricevere ancora.
Deve solo bussare.

 

COME ERAVAMO: ANNUNCIO IMPORTANTE!

Pubblicato: 23 ottobre 2007 da fiaeforum in Senza categoria

Questo messaggio è rivolto a tutti, nessuno escluso! Accogliendo la proposta di Claudio (alias Writer alias falco58dgl) chiediamo il tuo consenso a pubblicare su tuttiscrittori il racconto con cui hai partecipato al gioco letterario "come eravamo". Sul sito saranno pubblicati "tutti" i racconti che manifesteranno tale volontà.  Ti chiediamo anche di dirci quali sono stati, secondo te, i tre racconti migliori (escludendo quelli di SantiagoGamboa, Writer, Elliy e Kremuzio).  I migliori racconti da "voi" scelti, assieme ad altri scelti da tuttiscrittori, saranno probabilmente letti in una trasmissione radiofonica web (in streaming) a cadenza quindicinale. Di cui daremo notizia al più presto.  Per esprimere il consenso ed indicare i tre racconti da te scelti, manda una mail a tuttiscrittori@libero.it indicando nell’oggetto "come eravamo". Abbi cura di indicare il tuo nickname e quello dei tre autori da te preferiti.  Un saluto e un abbraccio, Gianfranco (alias Santiago)

COME ERAVAMO: RIEPILOGO

Pubblicato: 18 ottobre 2007 da fiaeforum in Senza categoria
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Gioco Letterario
Scrivi un testo sugli anni ’80
Ricostruiamo il passato recente con i nostri racconti
Elenco dei partecipanti
Elenco dei racconti

Copio bellamente il riepilogo (con tanto di foto, stupenda!) dal blog di Claudio/Writer, in modo da segnalare d’un botto tutti i blog e gli scrittori che hanno partecipato attraverso un racconto al gioco letterario Come Eravamo. Un modo per divulgare un po’ di più la bellissima iniziativa di questo scrittore eclettico e volitivo.
Invito tutti a leggere i racconti fino a ora pubblicati, perché sono pressoché tutti bellissimi!


LiviaR, per il gioco letterario "Come eravamo" propone un testo divertente, ironico, giocoso. Un test con tanto di risultati a punteggio. Sul suo blog Briciole a questo link


            Quando finalmente gli inquilini della casa che avevo affittato da oltre quindici anni si sono degnati di togliere l’incomodo, una sera di qualche mese fa sono andata a prelevare un servizio di bicchieri di cristallo che mi sarebbe servito per una cena.

             La casa a quell’ora della sera era affogata nel buio più totale. Gli inquilini hanno interrotto la voltura dell’ACEA e  del gas, pidocchiosi come sono figurati se mi lasciavano una briciola del loro passaggio.

             I bicchieri si trovavano in una stanza che tenevo  tutta per me, chiusa, stipata di mobili e di paccottiglia. Per fortuna avevo con me una torcia multi-led, altrimenti non so come avrei fatto.

             Sono entrata in quel campo di battaglia incenerito che sembrava la mia casa. Brandelli di tappezzeria strappati dalla parete, ombre impolverate di quadri, pezzetti di filo elettrico ovunque.

Non ho perso molto tempo a guardarmi intorno in quel paesaggio estraneo, sentivo che non aveva nulla a che vedere con me e mi sono diretta verso la mia dépendance privata, rimasta indenne dagli assalti degli invasori.

             La chiave ha litigato per un po’ con la toppa. Non voleva saperne di rientrare in quel mondo obsoleto.

             Tolti i sigilli, tutto era più o meno come l’avevo lasciato nel 1986. Dalla selva di sedie capovolte emergeva ogni tanto qualche poster arrotolato, un comodino zeppo di foto incorniciate coperte da un velo di polvere, scatoloni ermeticamente chiusi con lo scotch da imballaggio.

             Ho guardatole foto. Ce n’è una scattata nel giorno del mio ventottesimo compleanno. Avevo un’espressione persa nei meandri dell’imbarazzo, di assoluta vuotezza idiota. Ero bella però, di una bellezza turgida di petalo rugiadoso, il viso proteso nell’attesa di chissà quale gioia.

             Con la torcia mulinavo su altri pezzi storici, su scatole dipinte a mano piene di quaderni dell’adolescenza. Un diario Vitt  squinternato con la pagina aperta a I MIEI INSEGNANTI.

             Mentre rovistavo nel cassetto di un comodino zoppo ho sentito un fruscio di abiti, leggero, quasi uno stormire di foglie.  Ho puntato la torcia verso una parte della stanza e ho visto una sagoma femminile.

             Si è girata ed era lei, anzi ero io. Vestita come nel giorno del ventottesimo compleanno, con una magliettina bianca rigata di rosa con le spalline, la gonna di pelle bluette, i capelli gonfi di permanente.

            L’ho investita con i led della torcia, ha fatto solo un debole gesto della mano sugli occhi.

          Sono tornata qui per cercare delle lettere….- ha detto con la voce di un soffio, che solo io potevo udire.

         Quali lettere? – le ho risposto quasi ridendo. Mi divertivo a passarle sul viso la torcia, tanto non la infastidiva.

         delle lettere… ma tu chi sei, scusa?

      Il ghigno compiaciuto dentro di me si è come strozzato. Ho sempre pensato di essere rimasta più o meno con la stessa fisionomia. Ben conservata, i lineamenti al loro posto, il mento è sempre solo uno, occhi e sopracciglia fermi dov’erano. Avrò messo su si e no tre chili da allora.

-…Chi sei….me lo dici? – continuava a fissarmi serafica.

Il viso è vero che era quello. Ma a esaminarlo bene quanta differenza!

Le caratteristiche di base erano e sono immutate, ma gli occhi, la  sofficità della pelle, i capelli sottili e setosi come il pelo di un gattino la rendevano unica e relegata a un’epoca.

      La voce era quella incerta, tipica della post adolescenza che per me si era prolungata un po’ più del dovuto.

          Io sono….io sono…indovina!

         Non lo so…sarai la mia balia defunta…

         Tiè…defunta sarai tu….- e ho attaccato a ridere isterica e dentro di me sentivo che qualcosa  di fasullo si sgretolava subdolamente.

         Che ne so, sarai una zia  che non sapevo di avere….- e stavolta ha riso lei, mostrando certi dentini bianchi e integri che non mi ricordavo di aver mai avuto.

         Io sono una persona che non ti immagini nemmeno…

         dimmi cosa fai nella vita e lo indovinerò allora….- fece con una strana intonazione di cantilena.

         Sai che guido benissimo? – ero sicura che sarebbe stata una dritta infallibile, dato che ho preso la patente a diciannove e per paure immotivate ho iniziato a guidare dopo i trenta.

         Buon per te….io sto tanto bene così. Non guidando ne approfitto per muovermi. Vedi?-  e si sollevò la maglietta. Aveva un ventre incantevole, con un solco leggero che le arrivava fino al pube, elastico, non piatto – non sono mai stata una sardina – però che differenza dal mio di ora. Ma non demordevo.

         Ho finalmente trovato l’uomo della mia vita. E’ una persona eccezionale, bello, bravo, più giovane di me….-  le andavo centellinando indizi che non potevano non aprirle uno spiraglio.

         E chi è? – senza molta curiosità.

         E’ la persona che stai aspettando da una vita, che non speri più di incontrare…- le risposi incauta.

         E che fai tutto il giorno con questo tizio?

         Mah….ci alziamo la mattina presto, partiamo di casa, ognuno al suo ufficio, poi la sera insieme a fare la spesa e poi di nuovo a casa a dormire presto, sennò la mattina dopo chi si alza….

         Tutto qua? tutta qua la beatitudine di trovare la persona giusta? – la mia ombra mi guardava improvvisamente impallidita.

         E che ti vuoi aspettare di più che questo?

         Ma non cerchi  passioni laceranti, non vuoi gli spasmi della sofferenza emotiva, le partenze per viaggi da cui non sai se tornerai la stessa di prima, i deserti dell’anima, le vertigini dell’amicizia assoluta….- smise improvvisamente di straparlare e mi fissò. Chinò lo sguardo. Forse iniziava a intuire qualcosa. Poi riprese.

         E  di lavoro, cosa fai?

         Sono consulente finanziaria, consiglio investimenti, una gran bella attività –  e qui forse dovette avvertire una sfumatura di poca convinzione nella mia voce.

          Non ti piacerebbe un’attività più creativa? Io lavoro la ceramica, non guadagno molto, qualche oggettino da vendere a Natale, qualche mercatino… certe volte sto mesi senza far niente, certe volte sono affogata di lavoro.- Aveva ripreso colore. Mi guardava interrogativa.

         Lo so, lo so che hai inventiva…ma credimi, alla mia età c’è bisogno di certezze e non si può stare tanto a guardare al bello…e poi un lavoro è sempre un lavoro. Ripetitivo – conclusi con un leggero accento strafottente.

       L’ombra si era nel frattempo accucciata in un angolo. Rinunciai ad illuminarle il viso con il led. La vedevo fondersi piano piano con la sagoma allungata di una piantana impolverata dimenticata in un angolo del salone.