Terzo racconto: L'OMBRA DELUSA

Pubblicato: 17 ottobre 2007 da fiaeforum in Senza categoria
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            Quando finalmente gli inquilini della casa che avevo affittato da oltre quindici anni si sono degnati di togliere l’incomodo, una sera di qualche mese fa sono andata a prelevare un servizio di bicchieri di cristallo che mi sarebbe servito per una cena.

             La casa a quell’ora della sera era affogata nel buio più totale. Gli inquilini hanno interrotto la voltura dell’ACEA e  del gas, pidocchiosi come sono figurati se mi lasciavano una briciola del loro passaggio.

             I bicchieri si trovavano in una stanza che tenevo  tutta per me, chiusa, stipata di mobili e di paccottiglia. Per fortuna avevo con me una torcia multi-led, altrimenti non so come avrei fatto.

             Sono entrata in quel campo di battaglia incenerito che sembrava la mia casa. Brandelli di tappezzeria strappati dalla parete, ombre impolverate di quadri, pezzetti di filo elettrico ovunque.

Non ho perso molto tempo a guardarmi intorno in quel paesaggio estraneo, sentivo che non aveva nulla a che vedere con me e mi sono diretta verso la mia dépendance privata, rimasta indenne dagli assalti degli invasori.

             La chiave ha litigato per un po’ con la toppa. Non voleva saperne di rientrare in quel mondo obsoleto.

             Tolti i sigilli, tutto era più o meno come l’avevo lasciato nel 1986. Dalla selva di sedie capovolte emergeva ogni tanto qualche poster arrotolato, un comodino zeppo di foto incorniciate coperte da un velo di polvere, scatoloni ermeticamente chiusi con lo scotch da imballaggio.

             Ho guardatole foto. Ce n’è una scattata nel giorno del mio ventottesimo compleanno. Avevo un’espressione persa nei meandri dell’imbarazzo, di assoluta vuotezza idiota. Ero bella però, di una bellezza turgida di petalo rugiadoso, il viso proteso nell’attesa di chissà quale gioia.

             Con la torcia mulinavo su altri pezzi storici, su scatole dipinte a mano piene di quaderni dell’adolescenza. Un diario Vitt  squinternato con la pagina aperta a I MIEI INSEGNANTI.

             Mentre rovistavo nel cassetto di un comodino zoppo ho sentito un fruscio di abiti, leggero, quasi uno stormire di foglie.  Ho puntato la torcia verso una parte della stanza e ho visto una sagoma femminile.

             Si è girata ed era lei, anzi ero io. Vestita come nel giorno del ventottesimo compleanno, con una magliettina bianca rigata di rosa con le spalline, la gonna di pelle bluette, i capelli gonfi di permanente.

            L’ho investita con i led della torcia, ha fatto solo un debole gesto della mano sugli occhi.

          Sono tornata qui per cercare delle lettere….- ha detto con la voce di un soffio, che solo io potevo udire.

         Quali lettere? – le ho risposto quasi ridendo. Mi divertivo a passarle sul viso la torcia, tanto non la infastidiva.

         delle lettere… ma tu chi sei, scusa?

      Il ghigno compiaciuto dentro di me si è come strozzato. Ho sempre pensato di essere rimasta più o meno con la stessa fisionomia. Ben conservata, i lineamenti al loro posto, il mento è sempre solo uno, occhi e sopracciglia fermi dov’erano. Avrò messo su si e no tre chili da allora.

-…Chi sei….me lo dici? – continuava a fissarmi serafica.

Il viso è vero che era quello. Ma a esaminarlo bene quanta differenza!

Le caratteristiche di base erano e sono immutate, ma gli occhi, la  sofficità della pelle, i capelli sottili e setosi come il pelo di un gattino la rendevano unica e relegata a un’epoca.

      La voce era quella incerta, tipica della post adolescenza che per me si era prolungata un po’ più del dovuto.

          Io sono….io sono…indovina!

         Non lo so…sarai la mia balia defunta…

         Tiè…defunta sarai tu….- e ho attaccato a ridere isterica e dentro di me sentivo che qualcosa  di fasullo si sgretolava subdolamente.

         Che ne so, sarai una zia  che non sapevo di avere….- e stavolta ha riso lei, mostrando certi dentini bianchi e integri che non mi ricordavo di aver mai avuto.

         Io sono una persona che non ti immagini nemmeno…

         dimmi cosa fai nella vita e lo indovinerò allora….- fece con una strana intonazione di cantilena.

         Sai che guido benissimo? – ero sicura che sarebbe stata una dritta infallibile, dato che ho preso la patente a diciannove e per paure immotivate ho iniziato a guidare dopo i trenta.

         Buon per te….io sto tanto bene così. Non guidando ne approfitto per muovermi. Vedi?-  e si sollevò la maglietta. Aveva un ventre incantevole, con un solco leggero che le arrivava fino al pube, elastico, non piatto – non sono mai stata una sardina – però che differenza dal mio di ora. Ma non demordevo.

         Ho finalmente trovato l’uomo della mia vita. E’ una persona eccezionale, bello, bravo, più giovane di me….-  le andavo centellinando indizi che non potevano non aprirle uno spiraglio.

         E chi è? – senza molta curiosità.

         E’ la persona che stai aspettando da una vita, che non speri più di incontrare…- le risposi incauta.

         E che fai tutto il giorno con questo tizio?

         Mah….ci alziamo la mattina presto, partiamo di casa, ognuno al suo ufficio, poi la sera insieme a fare la spesa e poi di nuovo a casa a dormire presto, sennò la mattina dopo chi si alza….

         Tutto qua? tutta qua la beatitudine di trovare la persona giusta? – la mia ombra mi guardava improvvisamente impallidita.

         E che ti vuoi aspettare di più che questo?

         Ma non cerchi  passioni laceranti, non vuoi gli spasmi della sofferenza emotiva, le partenze per viaggi da cui non sai se tornerai la stessa di prima, i deserti dell’anima, le vertigini dell’amicizia assoluta….- smise improvvisamente di straparlare e mi fissò. Chinò lo sguardo. Forse iniziava a intuire qualcosa. Poi riprese.

         E  di lavoro, cosa fai?

         Sono consulente finanziaria, consiglio investimenti, una gran bella attività –  e qui forse dovette avvertire una sfumatura di poca convinzione nella mia voce.

          Non ti piacerebbe un’attività più creativa? Io lavoro la ceramica, non guadagno molto, qualche oggettino da vendere a Natale, qualche mercatino… certe volte sto mesi senza far niente, certe volte sono affogata di lavoro.- Aveva ripreso colore. Mi guardava interrogativa.

         Lo so, lo so che hai inventiva…ma credimi, alla mia età c’è bisogno di certezze e non si può stare tanto a guardare al bello…e poi un lavoro è sempre un lavoro. Ripetitivo – conclusi con un leggero accento strafottente.

       L’ombra si era nel frattempo accucciata in un angolo. Rinunciai ad illuminarle il viso con il led. La vedevo fondersi piano piano con la sagoma allungata di una piantana impolverata dimenticata in un angolo del salone.

 

     

           

 

 

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commenti
  1. utente anonimo ha detto:

    Mi piace moltissimo quest’idea, sai? Ritrovare noi com’eravamo senza essere riconosciuti…. negli occhi pieni di sogni di allora l’immagine formale di oggi non c’è, non può esserci.
    Complimenti davvero, mi piace tanto questo racconto.

  2. blancoebleu ha detto:

    Bella occhiata introspettiva indirizzata con delicatezza attraverso il non-tempo.
    Mi viene in mente il dialogo fra doc Emmet Brown e il giovane Marty:
    -Calma Marty, io non ho disintegrato niente. Le strutture molecolari di Einstein e della macchina sono perfettamente intatte.
    -Ma allora dove diavolo sono?
    -La domanda giusta è quando diavolo sono!

  3. Writer58 ha detto:

    il testo tratta il tema del “come eravamo” in modo molto originale e un po’ surreale, ma godibile. L’incontro con il tuo “doppio” giovane è trattato con piglio autorale e il confronto tra il prima e il dopo è narrato con grabo e insieme spietatezza. C’è qualche passaggio nei dialoghi che non mi convince del tutto. per esempio ”
    – E che ti vuoi aspettare di più che questo?

    – Ma non cerchi passioni laceranti, non vuoi gli spasmi della sofferenza emotiva, le partenze per viaggi da cui non sai se tornerai la stessa di prima, i deserti dell’anima, le vertigini dell’amicizia assoluta….”.
    Mi sembra troppo rassegnata lei da grande e troppo “sognante” e adolescente la giovane. Ma è un dettaglio, un buon racconto. Writer.

  4. utente anonimo ha detto:

    gettare un’ombra …sull’ombra dei suoi “volevo” – alimentare più di un dubbio sul suo “adesso sono” – annunciare una resa dei conti dall’esito incerto – guardarsi da dietro con un crudele “non ti conosco”. Tutto questo funziona perfettamente come un orologio perfetto. Il neo di questo racconto è secondo me la mancanza di un pizzico di verosimiglianza: l’ombra è da sempre la metafora della propria coscienza che ti segue per tutta la vita e con la quale ci devi fare i conti tutti i giorni… forse sarebbe stato meglio che avessi fatto capire con chiarezza che ce l’aveva chiusa Lei volontariamente là dentro la sua ombra… per questo era rimasta giovane, oppure ho capito male il messaggio?
    È un racconto di alto profilo per un gioco, per questo ho osato commentare così. ciao, avrò piacere di rileggerti, SantiagoGamboa

  5. utente anonimo ha detto:

    Bello l’incontro fra le due se stesse. Bella l’iniziale strafottenza della giovane piena di entusiasmo e il nostalgico stupore della donna, e altrettanto bello l’invertirsi dei ruoli man mano che le certezze della gioventu’ scemano illuminate dal presente e dalla realta’. Bello.
    CharlieBrowna

  6. utente anonimo ha detto:

    Un punto di vista originale sul come eravamo. L’incontro con la te stessa più giovane mi ha riportato alla mente vari film di fantascienza. E’ l’incontro tra due donne troppo diverse e forse proprio questa differenza abissale tra ciò che eri e ciò che sei, rende bene lo scorrere del tempo. Anche se è troppo pessimistica la rassegnazione che si respira… (bimbadepoca)

  7. utente anonimo ha detto:

    Non saprei dare un giudizio letterario ma mi è piaciuta la formula dello sdoppiare se stesso e raccontare, in forma inusuale, come eravamo.Gustoso davvero. Un sorriso, Onice0

  8. cattleia3 ha detto:

    Caspita…bravissima!A dire il vero mi è sempre piaciuto il paralellismo tra presente e passato che si incontrano..un po come succede in ritorno al futuro, hai presente? Ma qui c’è più suspance…è più coinvolgente…davvero complimenti!

  9. utente anonimo ha detto:

    Grazie a voi tutti!
    per le dritte che mi avete dato e per gli incoraggiamenti.
    In realtà questo voleva essere un piccolo remake di un racconto di Buzzati: Quando l’ombra scende. Ovviamente attualizzato e personalizzato. Fa parte di una raccolta intitolata “Ars copiandi”, ossia una serie di racconti di autori celebri da me rielaborati.
    Questo mi sembrava che cogliesse nel segno, per questo l’ho postato.
    CATT.Isa

  10. utente anonimo ha detto:

    deve essere stata una sensazione inconscia, ecco perché ti ho detto che mi sembrava di “alto profilo” questo racconto! addirittura una cover di buzzati. ciao da Santiago

  11. cattleia3 ha detto:

    Questo messaggio è rivolto a tutti, nessuno escluso! Accogliendo la proposta di Claudio (alias Writer alias falco58dgl) chiediamo il tuo consenso a pubblicare su tuttiscrittori il racconto con cui hai partecipato al gioco letterario “come eravamo”. Sul sito saranno pubblicati “tutti” i racconti che manifesteranno tale volontà.
    Ti chiediamo anche di dirci quali sono stati, secondo te, i tre racconti migliori (escludendo quelli di SantiagoGamboa, Writer, Elliy e Kremuzio).
    I migliori racconti da “voi” scelti, assieme ad altri scelti da tuttiscrittori, saranno probabilmente letti in una trasmissione radiofonica web (in streaming) a cadenza quindicinale. Di cui daremo notizia al più presto.
    Per esprimere il consenso ed indicare i tre racconti da te scelti, manda una mail a tuttiscrittori@libero.it indicando nell’oggetto “come eravamo”. Abbi cura di indicare il tuo nickname e quello dei tre autori da te preferiti.
    Un saluto e un abbraccio, Gianfranco (alias Santiago)

  12. utente anonimo ha detto:

    Il testo è scritto bene…e come non potrebbe…Ma mi lascia qualche dubbio interpretativo…Questa signora anziana(?) che rivede lei ventottenne e ne cerca i tratti…Mi fa pensare non ad un’ombra…ma ad un secondo io….TROPPO DIVERSE, NON SOLO FISICAMENTE, LE DUE PROTAGONISTE….Si cresce…ma cambiare radicalmente…o lasciarsi andare alla vita perdendo totalmente se stessi…mi sembra quasi illogico…o no?? scusa..forse…sono troppo negativa…ma per quanto si muti, dentro e fuori, credo che nessuno possa cambiare di fondo noi stessi…neanche il tempo, nostro acerrimo nemico!!(e ora tocca a te…GIUDICARMI…vieni sul mioblog?)

  13. utente anonimo ha detto:

    Che dire, anonima(o)?
    senza volerlo ho messo a fuoco qualcosa di vero: cresciuta e radicalmente cambiata – anche se non credo ai radicali cambiamenti che possano avvenire nell’arco di una vita. Questo racconto ha solo lo scopo di evidenziare il fatto che certi lenti cambiamenti che ci fanno dire dagli altri “sei sempre uguale!”, in realtà ci sono eccome. Questo è il messaggio del mio racconto: se ci si potesse incontrare con la nostra ombra passata vedremmo quanto siamo cambiati in realtà. Tutto qui.
    (Signora anziana a 48 anni?spero per te che tu abbia 14 anni o poco più, allora sei giustificato/a…!)

  14. utente anonimo ha detto:

    un fantasma del passato.. molto bello davvero il tuo racconto, complimenti..fenicenera1968

  15. Anonimo ha detto:

    Tuttiscrittori: Come eravamo, fase ultima… ti aspetto sul nostro blog e su quello di Santiago

  16. Anonimo ha detto:

    Molto interessante

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