IL SECONDO MODO DI FARE L'AMORE

Pubblicato: 23 ottobre 2007 da fiaeforum in Senza categoria
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A volte non bisognerebbe proprio morire. Non quando piove perlomeno. Prima il funerale della signora Luisa, poi il traffico della Salaria per andare e tornare dal cimitero di Prima Porta col signor Attilio ripiegato sul sedile accanto al tuo, perso dietro chissà quali ricordi e con la tristezza moltiplicata dalle gocce di quest’acqua che non fa che scendere da tre giorni e che lo fa sembrare ancora più piccolo e più curvo mentre lo ripari sotto l’ombrello e lo accompagni verso il portone che come al solito è chiuso ed ora chissà dove dove sarà andata a finire la chiave.
Dentro l’ascensore ti senti quasi materna mentre prendi un fazzoletto e gli asciughi la fronte ravviandogli un pochino i capelli radi e bagnati.
Gli chiedi se vuole venire da te per un caffè o qualcosa di caldo. Ringrazia dicendo di no con la testa, che non vorrebbe disturbare, ma si arrende alla spinta protettiva del tuo braccio sulle sue spalle.
Lo aiuti a sfilarsi la giacca e gli indichi il divano.
Chissà quanti anni aveva sua moglie, forse ottanta o forse anche di più; prende il caffè e guarda il pavimento come se ci volesse abbandonare la consapevolezza improvvisa della irrecuperabilità di quella vita ormai andata.
Ed abbandonarci anche la stanchezza spossata di questo momento e la solitudine di oggi e dei giorni che stanno per arrivare.
Gli prendi le mani senza riuscire a scaldarle, poi ci aliti sopra come faresti con quelle di un bambino e le tieni un pò fra le tue mentre comincia a parlarti di lei.
Di Luisa a sedici anni bella come una rondine impaurita e del primo bacio sbocciato come un miracolo necessario mentre si abbracciavano atterriti dal silenzio spaventoso del coprifuoco in quella notte del 19 luglio del 43 e di tutti i baci scambiati in quel rifugio di San Lorenzo sotto le bombe di quella notte con la consapevolezza che ognuno di loro poteva essere l’ultimo.
E poi di tutti quelli degli anni a venire, quelli degli anni luminosi dell’amore giovane fino a quelli del crepuscolo e del tramonto, quando si fa l’amore in un altro modo, il secondo: quello che la vita permette a chi ha ancora amore da fare anche se non ha più la forza per farlo.
Perchè c’è un altro modo di fare l’amore e loro lo hanno fatto tutte le sere, fino a quando lei è andata via. Ed è andata via mentre lo facevano perchè per fare l’amore in quel modo non c’è bisogno nè di erezioni nè di orgasmi, basta essere ancora vivi.
E basta non essere soli.
Soli come lui è consapevole di essere adesso.
Soli come tu sai che lui non è ora, qui ed in questo momento.
Perchè ci sei tu che hai capito e che gli lasci le mani per accarezzargli le tempie e per invitarlo a tacere mettendogli l’indice sulle labbra.
Per abbracciarlo e per avvolgerlo, per trasmettergli quel calore che nessuno può darsi da solo.
Per fargli fare l’amore nell’unico modo che ancora può farlo: il secondo.
E lui capisce e ti lascia fare. Si lascia spogliare e si lascia adagiare sul letto, lascia che la forza del tuo corpo nudo accolga l’ inerzia nuda del suo e lascia che tu cerchi e trovi il suo cuore nascosto.
Nel secondo modo di fare l’amore c’è la pietà che sostituisce l’orgasmo e c’è la riconoscenza nello sguardo che ti gratifica.
Come stanno facendo ora gli occhi di quest’ uomo che stai baciando sulle palpebre.
Come il suo respiro privo di affanni e come le carezze timide della sue mani sul tuo viso.
Come il sesso che non c’è e come i suoi baci sul dorso e sul palmo delle tue mani.
Come l’ultimo bacio che vi state scambiando ora sulla porta e come qualcosa di simile alla felicità che, se vuole, ora sa di poter ricevere ancora.
Deve solo bussare.

 

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