5° INTERVISTA: MARINA LENTI

Pubblicato: 16 marzo 2008 da fiaeforum in INTERVISTE, Senza categoria
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Marina Lenti, milanese, laureata in legge, ha iniziato a scrivere nel 1989, collaborando con testate musicali e, successivamente, con pubblicazioni dedicate all’home video. Nel corso degli anni si occupata dell’attività di ufficio stampa collaborando con varie etichette indipendenti e nel 2004 è approdata a Fantasy Magazine, la testata on line sul Fantastico più letta in Italia, diventando la curatrice del settore dedicato a Harry Potter. Dallo stesso anno è anche la Guida del portale Supereva sul medesimo argomento. Con L’Incantesimo Harry Potter ha vinto il Premio Italia   2007, riconoscimento che il fandom italiano tributa a ciò che, nell’ambito della Fantascienza e del Fantastico, si è destinto nel nostro Paese durante l’anno solare. Il saggio è rimasto tre settimane fra i primi 5 posti nella sezione saggistica della classifica di vendita di Internet Book Shop. Qui di seguito l’intervista all’autrice, a cura di Amneris Di Cesare:

Ciao Marina, grazie per aver accettato di rispondere alle mie domande. Iniziamo subito con il fuoco di fila:

1. Perché una Guida e soprattutto perché su Harry Potter?
Una Guida perché il progetto Guide di Supereva (oggi Dada.net) mi è piaciuto subito e in Italia non c’era nulla del genere. Si tratta di un progetto attraverso il quale un appassionato o un esperto in una qualsiasi materia mette a disposizione dei lettori  le proprie conoscenze attraverso un sito dove offre  articoli e interazione attraverso tool quali un forum, una newsletter, una chat, un sistema di sondaggi e la possibilità di rispondere a domande dirette. In pratica, visto che esiste da dieci anni, è il nonno del social web o web 2.0 come si vuole chiamarlo. Il risvolto della medaglia è che con l’andar del tempo il sofwtare di supporto è invecchiato e si è riempito di bachi e purtroppo Dada non ha reinvestito in piattaforme più moderne. Detto ciò, perché Harry Potter? Questo è più complesso. In realtà io mi ero proposta per tutt’altra Guida, poi parlando coi tutor di Supereva – che sono le persone che reclutano le Guide e le seguono durante le fasi di apprendimento su come far funzionare l’applicativo per la pubblicazione degli articoli – è venuto fuori che mi piaceva molto Harry Potter e che loro cercavano disperatamente qualcuno che si occupasse del maghetto. La mia Guida potteriana (http://guide.dada.net/harry_potter) è solo una fra circa cinquecento Guide. Si occupa di Harry Potter “dalla A alla Z”, fornendo notizie giornaliere, enciclopedie, film, libri, curiosità, giochi, ricette, sondaggi, e tutto quanto ruota attorno al maghetto, alla sua autrice J.K.Rowling e agli attori dei film. Con quasi 1800 articoli  rappresenta una delle risorse su Harry Potter più ricche del web italiano e il suo forum, con oltre 30.000 post, è il più attivo dell’intero portale di Dada.

2. Approfondiamo dunque il tema Harry Potter e J.K. Rowling. Perché, secondo te,  il celebre maghetto dalla cicatrice a saetta è entrato così profondamente nel nostro quotidiano (si accenna a lui in continuazione, sulla carta stampata, nelle fiction tv) e perché il mondo che la Rowling ha così ben disegnato, ha fatto tanta presa nell’immaginario dei bambini, dei ragazzini ma non solo, dato che risultano esserci anche maree di fan adulti che seguono Harry Potter passo passo e con una precisione maniacale?
Beh, direi che Harry Potter fa senz’altro parte, ormai, della nostra quotidianità. Tutti ne hanno almeno sentito parlare come fenomeno letterario unico al mondo nella storia editoriale, e se si pensa che alcuni dizionari hanno riscoperto la parola babbano proprio grazie a questa saga, direi che abbiamo un esempio altamente indicativo. Infatti né il termine inglese (muggles), né quello italiano sono invenzioni della Rowling m semplicemente parole desuete riportate in auge. Ma gli esempi sono a decine: pensiamo al dinosauro battezzato col nome di Dracorex Hogwartsia, in omaggio alla scuola di magia; o al gene della crescita individuato da un team di ricercatori e battezzato Harry Potter; pensiamo ai francobolli celebrativi, alle monete magiche con corso legale nell’Isola di Mann… Tutto ciò è stupefacente. Sul perché abbia fatto tanta presa ognuno ha naturalmente la sua teoria: la mia è che, oltre ad aver confezionato una saga con tutti gli ingredienti ‘giusti’ (che ho cercato di esaminare appunto nel saggio L’Incantesimo Harry Potter), la Rowling è stata capace di trasportare il sistema delle serie tv nel campo dei libri, facendo leva sulla curiosità del pubblico che era avido di sapere come sarebbe finita la storia. Naturalmente un grosso aiuto alla saga è stata la sua trasposizione cinematografica che ha amplificato moltissimo il fenomeno, ma dal punto di vista editoriale anche prima dei film Harry Potter era già un fenomeno.

3. Quanto e in cosa ti assomigliano, Harry Potter e J.K. Rowling?
Harry Potter in nulla: un carattere troppo impulsivo per i miei gusti, mentre io non lo sono mai a meno di essere veramente fuori dai gangheri – cosa che non capita spesso – o a meno di sentirmi in una situazione di estremo pericolo (non parlo necessariamente di incolumità fisica, includo anche il semplice pericolo di perdere qualcosa o qualcuno a cui tengo). Per quanto riguarda la Rowling, non saprei dire. Mi sembra un carattere molto britannico, con tutta la rigidità che comporta, mentre io mi sento un carattere classicamente italiano anche se, da buona ‘nordica’, rispetto all’apertura del napoletano medio posso apparire britannica anch’io, è chiaro.

4.  Il tuo saggio L’incantesimo Harry Potter, che è uscito in ristampa da qualche mese è una panoramica molto puntuale su come è nata l’idea del maghetto con la cicatrice a saetta, sul mondo parallelo in cui vivrà le sue avventure e soprattutto racconta una quantità di aneddoti pressoché sconosciuti su come sono stati costruiti i film attorno alle avventure dei libri. Come è nato questo saggio e perché l’esigenza di racchiudere tutte queste informazioni in un libro?
Ah, è semplicissimo: il libro mi è stato richiesto espressamente. In questo mi ritengo molto fortunata, visto che sia questo saggio che il volumetto Harry Potter a Test nascono da una precisa richiesta delle rispettive case editrici. In quanto al saggio, la Delos Books si è accorta che in Italia mancava uno sguardo a 360° sul fenomeno, e visto che già mi occupavo dell’argomento sia per Supereva che, da pochi mesi, anche per FantasyMagazine (www.fantasymagazine.it), e mi ha chiesto se ero interessata a scriverne un libro che osservasse il fenomeno in ‘panoramica’. Confesso che a tutta prima la responsabilità della proposta mi ha un attimo mozzato il respiro, ma la sfida era troppo bella per non raccoglierla, e così…l’ho raccolta.  Ho avuto la più ampia discrezione nella scelta dell’impostazione e una volta presentata la mia proposta di ‘timone’, per così dire, l’editore ha approvato e mi ha dato il via libera. Dopodiché si è trattato di inviare man mano i capitoli e quindi effettuare un po’ di editing.

5. Il tuo saggio “L’incantesimo Harry Potter” è una miniera d’oro di informazioni e curiosità sull’autrice, Joanne K. Rowling, sulla sua vita, sulle circostanze che l’hanno portata a delineare storia e personaggi – mi risulta siano più di 200, molti dei quali mai entrati concretamente nella saga – ma non solo: citi anche curiosità interessantissime su come siano stati girati i film, su scelte degli sceneggiatori e dei registi e molto altro ancora. Puoi dirci come hai fatto a racimolare così tante informazioni e curiosità così inedite e rare?
Il procedimento che ho usato nella raccolta delle fonti è simile a quello usato per fare una tesi: ricerca approfondita sia da libri che da Internet, assemblaggio e collegamento del materiale così ricavato, individuazione dei possibili temi che ‘figliavano’ da questo ed esplorazione degli stessi, sempre procedendo con ricerca via libri e Internet. Infine, il riordino e il coordinamento delle informazioni così ricavate in un filo narrativo coerente; ciò crea infatti – al di là del mero dato informativo – un ulteriore ‘valore aggiunto’ per il lettore. Ecco perché, in risposta a chi spesso mi obietta: "Io leggo ogni giorno su Internet le notizie su Harry Potter, non ho bisogno di un libro sulla saga", rispondo che un saggio é molto più che un mero collage di notizie ricavate da Internet.

6. Com’è stata l’esperienza dell’essere sottoposta all’editing? Com’è Franco Clun, cattivo, severo, invasivo? Siamo un forum di autori, molti dei quali appassionati alla lettura critica. E’ un argomento “scottante” e intrigante!
A questo riguardo mi piace sottolineare che l’editing di Franco Clun non è stato affatto invasivo. Si è trattato in sostanza di precisare meglio alcune frasi, che potevano suonare ambigue o non abbastanza chiare al lettore, e di sostituire alcuni vocaboli (io tendo un po’ a infiocchettare, riflesso condizionato del mio corso di studi). Ma Franco si è limitato a segnalare quelle parole o frasi che secondo lui non funzionavano a dovere, lasciandomi ampia libertà di proporre delle alternative, finché non abbiamo trovato quelle che soddisfacevano entrambi.
Per i vocaboli, abbiamo lavorato su quelli un po’ troppo tecnici o sofisticati o che, nel contesto, potevano portare ad ambiguità. Aggiungo anche che non mi sono certo incaponita sulla contestazione di alcuni termini o nella riorganizzazione di alcuni periodi, sostituendoli e modificandoli senza problemi. Su qualche passaggio esplicativo, invece, ho discusso serenamente cercando di spiegare perché mi sembrava importante un punto piuttosto che un altro. E anche qui Franco mi ha ascoltata pazientemente, e quasi sempre mi ha offerto di conservare i medesimi concetti ridefinendoli secondo le sue direttive di massima. A volte però, nonostante tutto, qualcosetta è rimasta implacabilmente sotto le forbici. Risultato: non ritengo che mi sia stata tolta alcuna facoltà di replica né che l’opera mi sia stata mutilata, come invece accade ad alcuni autori. L’unico piccolo rammarico è stato dover rientrare in un numero più o meno prefissato di pagine e quindi aver dovuto operare dei tagli già in fase di prima stesura, ma è un rammarico minimo perché mi rendo perfettamente conto di cosa significa produrre un volume di 250 pagine, scritto da un’esordiente. E’ un rischio assoluto e sono molto grata a Franco per l’opportunità concessami. Così come sono contenta che sia stato uno dei titoli più venduti di casa Delos, per me è un modo per ricambiare un po’ la fiducia dell’investimento su un’esordiente.

7. Il titolo lo hai scelto tu?
No non c’è stato nulla da fare, per il titolo. Ne ho proposti quattro: Harry Potter: viaggio attraverso un incantesimo,  Harry Potter: dal mondo delle idee al mondo dei babbani, e Harry Potter: il percorso di un incantesimo e infine Harry Potter: lo schiantesimo che stregò i babbani. Quest’ultimo era il mio preferito ma è stato giudicato troppo tecnico. In effetti, chi non ha letto Harry Potter non ha idea di cosa siano un babbano o uno schiantesimo, ma – aggiungo io – è anche vero che difficilmente chi non ha letto Harry Potter (e apprezzato) si comprerà un saggio sull’argomento. Alla fine la casa editrice ha scelto da sé: unica concessione, la parola ‘incantesimo’ che mi piaceva molto e perciò, come si vede, figurava in un paio di mie proposte. E anche per la copertina: me l’han mostrata prima e mi han chiesto se mi piaceva ma premettendo che tanto… era “uguaglio”

8. Libri di Harry Potter o film?
I libri senza dubbio. Un film ci obbliga sempre a seguire la visione del regista e dello sceneggiatore, mentre un libro ci permette di inseguire la nostra personale. Non a caso di solito si trova sempre che un film, per quanto ben fatto, è sempre inferiore al libro. Personalmente conosco solo un’eccezione: L’età dell’innocenza. Romanzo mediocre di Edith Wharton, sublime pellicola di Martin Scorsese.

9. Il settimo e ultimo libro della saga uscito in italiano in gennaio. Puoi darci un tuo parere spassionato circa la scelta del finale di questa storia?
Se parliamo del finale della storia intesa come contrapposizione Harry-Voldemort l’ho trovata deludente e inutilmente complicata. La Rowling aveva già tutti gli ingredienti per risolvere la situazione in modo grandioso, addirittura metafisico. Invece ha voluto introdurre un artificio che poi alla fine non solo è superfluo ma mette in ridicolo anche uno dei due protagonisti.
Se invece parliamo dell’ “epilogo a distanza” so che molti hanno storto il naso, ma io sostengo che una fiaba – ed Harry Potter lo è – deve concludersi con un modulo del genere, è nella sua stessa natura.

10.  Noi siamo un forum di scrittura, del quale ormai da più di un anno tu fai parte con una certa assidua frequenza. E questa intervista vorrebbe comunque spostare l’attenzione sulla scrittura, perché noi di scrittura parliamo, tutto il santo giorno (e le feste comandate) quando abbiamo tempo. Vuoi parlarci del copioso numero di malacopie che conservi nel tuo cassetto nascosto?
Beh, certo che scrivo, l’Incantesimo Harry Potter non l’ha buttato giù la piuma magica di Rita Skeeter! (Ma se qualcuno mi sa dire dove se ne può comprare una gliene sarei grata! :-)). Ho scribacchiato anche altro, certo, immagino ti riferissi a questo, ma il pacco di ‘malacopie’ non è nutrito come pensi, più che altro per mancanza di tempo, non certo di idee…

11. Pensi ti manterrai sempre sul genere “saggistica” nei tuoi progetti futuri oppure un giorno non lontano tenterai la via della narrazione pura?
Sono del parere che la saggistica sia più facile della narrativa, nel senso che per la saggistica ‘basta’ la ricerca, la coordinazione e l’inquadramento organico. Sicuramente sono fasi che vanno ponderate e sudate, ma mai quanto inventare ambientazioni, personaggi, dialoghi e una storia che presenti un ciclo completo nel cammino del protagonista. E lo dico proprio in virtù di una sperimentazione sul campo.

12. I generi letterari che più ti sono congeniali?
Per la narrativa, il Fantastico, senza dubbio. Quello a 360° gradi. Non quello tolkieniano, per intenderci, che si incanala nel fantasy – e che io considero un suo sottogenere – ma quello alla Carroll, che si incanala nella più generica fiaba. Mi piacciono poi i connotati surreali, come appunto in Alice, e quelli metafisici, come ad esempio il Piccolo Principe o il Gabbiano Jonathan Livingston. All’interno del Fantastico mi piacciono molto anche le connotazioni gialle, ma mentre sono sicura di poter trattare temi ‘surreal-metafisici’  dubito che riuscirei a costruire qualcosa di solidamente giallo. Probabilmente mi mancano le basi (l’unico giallo che ho letto è Assassinio sull’Orient Express; ho letto qualche spy-story ma ho lasciato perdere perché se uno dei ‘pilastri’ del genere è roba come Il Codice Rebecca per me è una ‘casa’ che può tranquillamente crollare). Non so davvero, come ho detto sono molto ignorante in materia. Aggiungo infine che per il 90% sono comunque una divoratrice di saggistica, con una spiccata predilezione per quella psicanalitica, una fissa che ho fin da ragazzina (forse è grave ). E un’adorazione per Freud e Jung, per me le due fantastiche facce della medaglia dell’Inconscio. Però così sembra che me la tiro, per cui chiudo dicendo che amo alla follia anche le vecchie storie  di Snoopy e di Topolino  E impazzisco letteralmente per Paperoga e Paperinik

13. Gli autori preferiti? Italiani prima e stranieri poi, puoi farcene qualche nome?
Uhm… tendo ad affezionarmi ai libri piuttosto che agli autori, esattamente come mi affeziono ai film piuttosto che ai registi. Provo a menzionare se mai qualche titolo di narrativa preferito in ordine sparso: oltre a quelli già citati sopra, l’Alchimista di Paulo Coehlo, Lettera a un bambino mai nato di Oriana Fallaci, Il Signore degli Anelli di J.R.R. Tolkien, I Ponti di Madison County di Robert J. Waller, Uno Nessuno e Centomila di Luigi Pirandello, Radici di Alex Haley, Com’era verde la mia vallata di Richard Lewyllyn, Via Col Vento di Margaret Mitchell, Và dove ti porta il cuore di Susanna Tamaro (romanzo snobbato da molti secondo me davvero a torto)… Basta, mi fermo.  Per la poesia due su tutti: Il Profeta di Gibran Kahlil Gibran e L’Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters. Adoro anche la Dickinson ma non conosco però opere complete, solo ‘zibaldoni’. Per il teatro, il mio preferito è il Cyrano di Bergerac, di Edmond Rostand.

14. Qualche tempo fa la Rowling stilò una lista dei dieci libri che i ragazzini fino ai 14 anni dovrebbero assolutamente leggere, tra i libri di letteratura, per ragazzi e non. Vuoi fare lo stesso? Puoi indicarci anche tu una lista di libri da far leggere ai nostri ragazzini?
Escludendo Harry Potter, visto che da me sembrerebbe un consiglio troppo ovvio, assolutamente in ordine sparso:
Senza famiglia – Hector Malot
I pattini d’argento – M Mapes Dodge
Heidi – J. Spyri
La collina dei conigli – R. Adams
Il principe e il povero – M. Twain
Le avventure di Tom Sawyer – M.Twain
L’isola del tesoro – L. Stevenson
Pinocchio – C. Collodi
La torta in cielo – G. Rodari
Un Canto di Natale – C. Dickens
Piccole donne – L.M.Alcott

Siccome quest’ultimo titolo è più per bambine o ragazzine, metto in alternativa La Storia Infinita di M. Ende. Il perché di questi titoli? Avventura, fantasia, a volte un pizzico di giallo e molti sentimenti edificanti, questi ultimi ormai decisamente fuori moda. Ma questo non significa che non siano un valore. Anzi, ritengo che di questi tempi ce ne sia disperatamente bisogno, molto più di prima.

15. Parliamo un attimo di stili letterari: secondo te, quale deve essere la caratteristica principale nello stile di uno scrittore, per attirare e conquistare il lettore? Ridondanza e poesia oppure minimalismo e realismo? Raccontaci un po’ il tipo di registro stilistico a cui aspiri tu stessa, nel caso tale aspirazione esista in te, oppure quello che in qualche modo ti permette di proseguire la lettura.
Non penso ci sia una regola: ogni scrittore trova il proprio registro più confacente e ci possono essere bei libri ‘infiocchettati’ (La Ricerca del Tempo Perduto) come pure scarni (Il Piccolo Principe). Io come ho detto ho la tendenza, nelle prime stesure, a infiocchettare (senza per questo volermi paragonare a Proust, magari potessi!), il che presenta il rischio di complicare l’elaborato. Infatti dopo devo ripulirlo parecchie volte. E’ come cucire un bel vestito ma applicargli un eccesso di gale e volant. E se non sei Proust, che comunque sapeva dove piazzarle ‘strategicamente’, hai solo l’alternativa di scucirne un po’ quando dai un’occhiata generale al vestito terminato.

16. Stile o storia? Cosa è più importante per te in un libro?
Darò una risposta ovvia ma direi che sono complementari: una buona storia narrata male perde tutto il gusto, un fine esercizio di stile che esprime in modo sublime delle banalità diventa noioso. E’ per questo che è così difficile scrivere bei libri.

17. Che libro stai leggendo adesso?
Sto cercando di terminare una biografia di Maria Stuarda che ho in ballo da circa cinque anni e non riesco a far avanzare. Non perché sia fatta male ma perché, per qualche motivo, arriva sempre una lettura più urgente di cui occuparsi e la biografia deve farsi da parte. Poi quando la riprendo non mi ricordo più nulla di quel che avevo letto e allora devo ripartire da molte pagine più indietro. Confido nella vacanze estive di quest’anno…

18. Il prossimo progetto? Perché so che ne hai uno…
Se con ‘progetto’ intendi ‘idea’ allora anche più di uno. Se invece intendiamo qualcosa di già maturo per le stampe…acqua 

Grazie per la pazienza e per la disponibilità a rispondere alle nostre domande,

(Amneris Di Cesare)

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commenti
  1. ataren ha detto:

    I fan Del Maghetto saranno entusiasti (compriamo il libro neh Ragazzi….).
    Altra intervista interessante sotto vari punti di vista, il bello è anche questo, ciascuno trova quello a lui più vicino e c’è sempre da imparare, anche leggendo tra le righe.
    Il fatto poi di parlare di scrittura anche le feste comandate, bé non so voi, io ci vado matta :-))

    Il mio plauso a Tutte e Due e uno al gruppo Fiae, dovuto.

    Ciao 🙂

    Renata

  2. LiviaR ha detto:

    Questa intervista è come i Ferero Rocher: mi fa venire un certo languorino…
    Io ho già divorato i sette capitoli del maghetto, quindi adesso non vedo l’ora di divorare i saggi che sono stati scritti su di lui, la sua autrice, i film, eccetera.
    I libri di Marina e quello pubblicato dalla Camelopardus sono i primi della lista.
    Complimenti ragazze!

  3. ValenzaF ha detto:

    Ciao. Complimenti per l’intervista. Marina è una grande donna, molto seria e profonda, mi sembra.
    Bel sito, complimenti anche a FIAE!
    Fabrizio

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