Ucronia e web: Chiara Sardelli intervista Carlo Menzinger

Pubblicato: 8 maggio 2008 da fiaeforum in Senza categoria
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Riportato dal sito La finestra sul cortile:

Chiara SardelliHo conosciuto Carlo Menzinger attraverso il web, di lui apprezzo principalmente l’attività che svolge nella sua città, ma non solo, per far conoscere e dare voce ad un gruppo di autori creativi. Non a caso ho già parlato di lui su questo Blog nella rubrica “Firenze vive?“. Carlo ha accettato di concedere un’intervista a questo blog che ben volentieri pubblico. Di seguito trovate una nota autobiografica di premessa e poi l’intervista . La lettura è un po’ lunga per un blog , ma chi avrà costanza sarà premiato , non solo perchè Carlo  apre la nostra mente a confini inusitati ma anche, per chi è sensibile alle tematiche sociali  approccia alcuni temi importanti per una città e per una politica che volesse favorire nuovi talenti. Non mi resta che augurarvi Buona Lettura.

Carlo Menzinger alla Prima Serata UcronicaCarlo Menzinger, come molti autori italiani, non scrive per mestiere (per professione si occupa di finanza strutturata), ma per passione. Una passione che ha sempre avuto. Da bambino si divertiva a scrivere storie a fumetti, da ragazzo racconti e poesie. In età più matura è, finalmente riuscito ad approdare al romanzo, che considera la propria “dimensione”. La sua produzione letteraria, si può ascivere, quasi tutta all’ucronia o allostoria o fantastoria o storia controfattuale: è un genere letterario intermedio tra la fantascienza e il romanzo storico, in cui il racconto si differenzia dalla storia comunemente conosciuta, sostituendo a degli eventi storicamente avvenuti altri eventi immaginari.La sua prima pubblicazione risale a quasi vent’anni fa ed è stata la raccolta di poesie “Viaggio intorno allo specchio” . Il primo romanzo ad essere pubblicato è, nel 2001, “Il Colombo divergente”, scritto tra il 1994 e il 1997 e ripubblicato l’anno scorso in un’edizione aggiornata. “Il Colombo divergente” narra di come sarebbe stata la vita di Cristoforo Colombo se, giunto in America, fosse rimasto prigioniero degli aztechi. Anche il secondo romanzo “Giovanna e l’angelo” è un’ucronia e descrive la vita di Giovanna D’Arco se fosse sopravvissuta al rogo. Entrambi i volumi sono editi da Liberodiscrivere (www.liberodiscrivere.it). Carlo ha poi curato un’antologia che riunisce diciotto autori di allostorie “Ucronie per il terzo millennio”, il cui sottotitolo suona ironicamente “Allostoria dell’umanità da Adamo a Berlusconi”. Nel 2007 ha anche pubblicato un insolito thriller dal titolo “Ansia assassina” e la raccolta di scritti a più mani “Parole nel web”. Questo autore ama molto, infatti, confrontarsi con altri scrittori e scrivere con loro. Il volume è formato da tre storie da lui scritte via e-mail con altrettanti autori. Questo scrittore è, inoltre, presente in numerose antologie di poesie e racconti. Carlo Menzinger è da tempo molto presente nel web, su vari siti letterari. Gestisce, inoltre, un proprio sito internet www.scrivo.too.it, il blog http://menzinger.splinder.com e la libreria aNobii http://www.anobii.com/people/menzinger/ dove ha anche attivato un Gruppo di lettori sul tema delle Ucronie.

D – Cominciamo con conoscerci meglio. Parlaci del rapporto che ti lega  a Firenze, di come riesci a veicolare questa tua passione per l’ucronia, se, e in quale modo, questa città è vicina o può avvicinarsi a chi vuole intraprendere il mestiere di scrivere.

R – Sono un fiorentino d’adozione, dato che sono nato a Roma nel lontano 1964, e lì ho vissuto il mio “primo quarto di secolo”, poi, per lavoro, mi sono trovato a viaggiare in varie parti d’Italia ed è solo da qualche anno che vivo a Firenze, dove mi sono sposato ed è nata mia figlia. Mi piace vivere la scrittura con gli altri, non mi piace immaginare lo scrittore come una figura ripiegata su se stessa. Internet ci consente di entrare e restare in contatto con persone geograficamente lontane e, quindi, ho sempre sentito la rete come un canale fondamentale per entrare in contatto con persone con gli stessi interessi. Farlo con persone della stessa città, faccia a faccia, è più difficile, perché il cerchio si stringe, è meno facile trovare persone con gli stessi interessi. Ugualmente cerco di tenere contatti con gli altri autori fiorentini e con potenziali lettori di questa città. Recentemente assieme al gruppo di scrittori ucronici che ho riunito per scrivere l’antologia “Ucronie per il terzo millennio” abbiamo fatto una presentazione del libro presso la Galleria d’Arte Donatello di Firenze, che ha attirato molta gente.Questo incontro è stato un momento importante di un progetto che ho avviato un anno prima con il proposito di:

– creare un gruppo di autori ucronici
– far conoscere questo genere letterario;
– pubblicare un’antologia

Il gruppo di autori è nato, l’antologia l’abbiamo pubblicata. Ora andiamo avanti, cercando di far conoscere meglio questo genere poco noto ai più ma dal grande potenziale.

D – Pensi che Firenze sia una città vicina agli scrittori esordienti?

 

R- Non più di altre città. Io, a dir il vero ho finito per trovare un editore genovese, sebbene non mi sarebbe dispiaciuto averne uno a Firenze.Firenze dovrebbe e potrebbe fare di più per favorire nuove forme di cultura. Non parlo solo degli scrittori, ma anche di pittori o musicisti. Ci consideriamo una città d’arte e di cultura ma pensiamo solo alla cultura del passato. Perché non cercare di tornare un centro che “produca” cultura? Perché non cercare di tornare un “incubatore” di idee, non solo artistiche ma anche imprenditoriali, come poteva essere al tempo dei Medici: artisti e banchieri! Arte e economia. Dovremmo cercare di dare nuova linfa allo spirito fiorentino. Guardare in avanti.

D – Veniamo al rapporto con il tuo editore "Liberodiscrivere" . Se non capisco male è una casa editrice in erba che promuove le opere di successo inedite, attraverso il suo sito  web che misura il gradimento dei lettori.


R – Beh, non direi che “Liberodiscrivere” sia ancora una casa editrice “in erba”. Si tratta ormai di un editore che pubblica numerosi titoli ogni anno. Sicuramente non è un grande editore, in quanto non dispone dei grossi canali promozionali e distributivi delle “major” dell’editoria, ma è certo una casa di medie dimensioni.Ho avuto il piacere di conoscerla fin dai suoi esordi e di avere il mio romanzo “Il Colombo divergente” pubblicato trai primi 5 editi da questa casa, che da allora ha continuato a crescere. Nel 2007 ho potuto riunire un gruppo di diciotto autori proprio nel Laboratorio del sito web www.liberodiscrivere.it e, mediante un confronto realizzato sul Forum del sito, siamo arrivati a scrivere assieme un volume “Ucronie per il terzo millennio” che è, sì una raccolta di racconti, ma che ha una certa omogeneità d’impostazione e segue un filo cronologico. Ho continuato a pubblicare con Liberodiscrivere (al momento ho pubblicato con loro 5 libri principali e partecipato ad alcune antologie), perché è una delle poche case editrici che unisce alla serietà dell’editore, una politica di pubblicazione degli autori “minori” senza richiedere il fastidioso balzello del “contributo dell’autore”. Certo, i miei libri non si trovano sugli scaffali delle librerie ma è sempre possibile ordinarli in qualsiasi libreria o, meglio ancora, richiederli su www.liberodiscrivere.it.

D – So che, a breve, sarai ospite  di un liceo fiorentino. Che cosa ti aspetti dal contatto con gli istituti scolastici?

Come dicevo prima, mi sono posto l’obiettivo di far conoscere l’allostoria e quale luogo migliore per farlo della scuola? Così venerdì 16 maggio 2008 incontrerò, assieme ad un altro autore, Sergio Calamandrei, gli studenti del Liceo Rodolico di Firenze, grazie all’interessamento della vicepreside Cristina Minucci. Spero molto nei ragazzi perché possono essere lettori attenti e appassionati. Le ucronie sono molto adatte per i giovani: si parla di mondi alternativi, un po’ come nel fantasy o nella fantascienza.Inoltre, se si impara ad amare la lettura da giovani, non la si lascia più. Vorrei poter trasmettere a questi ragazzi anche un po’ del mio amore per i libri in genere. Infine, l’ultimo volume che ho pubblicato “Ucronie per il terzo millennio” l’abbiamo scritto in modo da prestarsi molto bene ad essere utilizzato da una scuola. Infatti, ogni racconto, che mostra un episodio storico e fa vedere come questo si sarebbe potuto svolgere diversamente, alla fine ha sempre una nota che spiega come, invece, la Storia si è svolta realmente. Spero che altre scuole siano presto invogliate a contattarci
 
D – Hai mai pensato di promuovere iniziative di formazione alla scrittura, per esempio laboratori di scrittura creativa?

R- Non credo di essere uno scrittore così bravo e affermato da poter andare ad insegnare agli altri come scrivere. Sto ancora cercando di capire io stesso alcuni trucchi del mestiere. Leggo con interesse ogni sorta di libro, cercando di comprenderne i punti di forza e di debolezza. Mi piace, comunque, discutere con altri su come si scrive. Sul mio blog riporto spesso le mie riflessioni in merito. Altro discorso è per i Laboratori. L’esperienza di “Ucronie per il terzo millennio” è nata proprio da un laboratorio di scrittura, quello di Liberodiscrivere, nel quale ho lanciato il mio progetto di antologia. I laboratori di scrittura possono essere degli incubatori importanti.

D – Hai spesso scritto assieme ad altri autori. Come ti poni rispetto alle esperienze di scrittura collettiva?

Trovo l’esperienza della scrittura collettiva molto importante per la propria crescita come autori. Ho scritto con un medico siciliano Andrea Didato, il romanzo ispirato all’Aida di Verdi “Se sarà maschio lo chiameremo Aida”, con la poetessa romana Simonetta Bumbi la storia in versi “Cybernetic Love” che, riprendendo i classici della letteratura e riscrivendoli in linguaggio informatico narra di un triangolo nato da una chat, con Sergio Calamandrei ho scritto il racconto su un amore rubato “Lei si sveglierà”. Le tre storie sono state riunite nel volume “Parole nel web”, edito da Liberodiscrivere.Inoltre, con Calamandrei e Bumbi abbiamo scritto una storia di licantropi dal titolo “Il Settimo Plenilunio” e ora sto scrivendo con Giuseppe Pompò un romanzo sul mondo dei blog. Mi affascinano esperienze di scrittura collettiva come quelle di Luther Blisset e dei Wu Ming. Una volta tentai di realizzare un romanzo in tredici autori, ma ci siamo persi per strada. Scrivere in due o in tre ti arricchisce molto, perché ti da modo di ragionare diversamente, di cercare di conciliare diversi punti di vista. Ti obbliga, inoltre, ad un certo lavoro di programmazione della scrittura che è molto importante. E poi è molto divertente. Io scrivo sempre per il piacere di farlo

D – Parlaci dell’ucronia e della passione per le allostorie. Come sei stato contaminato? 

R – Ho scoperto per caso l’ucronia e l’ho scoperta prima come scrittore che come lettore. Da ragazzo amavo molto la fantascienza e mi affascinavano i viaggi nel tempo, ma questi erano la cosa più simile ad un’ucronia che conoscessi quando, intorno al 1994, pensai: “mi piacerebbe scrivere un romanzo in cui si faccia vedere come, cambiando una piccolissima cosa della Storia, il corso degli eventi muti per l’intera umanità”. Scelsi così un episodio storico che avesse avuto un grosso effetto sugli eventi successivi: la scoperta dell’America. Fu allora che scrissi la frase “Ogni gesto può esser compiuto o non esserlo. Così nasce un universo divergente.” “Il Colombo divergente” e “Giovanna e l’angelo” sono costruiti su quest’idea. Ignoravo che qualcun altro, come Dick, Harrison, Harris, Turtledove o altri avessero scritto qualcosa che appartenesse ad un genere letterario. Ignoravo cioè che il mio romanzo potesse essere definito ucronia o allostoria o “controfactual history”. È stato solo dopo averlo pubblicato che un lettore mi disse:
Ho letto il tuo romanzo, mi piaciuto moltissimo, fammi sapere quando scriverai una nuova ucronia”. “Cosa avrei scritto?” mi chiesi. Fu allora che cominciai ad informarmi in merito. Stavo già scrivendo “Giovanna e l’angelo”. Dunque si tratta di due romanzi ucronici ma che non si sono rifatti in alcun modo a modelli del “genere”. Hanno entrambi dei “precedenti”, ma non è a loro che mi sono rifatto.

D – Quale rapporto hai con il tempo presente, pensi che le allostorie possano contribuire a  condividere  una visione di presenti  "altri", diversi ma possibili?

Anche quando parliamo di passati alternativi, parliamo sempre di noi, dell’uomo, di come siamo e come viviamo e pensiamo. Capire il passato c’aiuta a capire meglio il presente. Immaginare che il presente o il passato possano essere diversi da come sono ci apre la mente, ci aiuta a non dare nulla per scontato. La mia convinzione è che il presente in cui viviamo sia estremamente “fragile”, nel senso che sarebbe bastato pochissimo per renderlo molto diverso da come è. Ogni scelta di ogni uomo porta il corso della Storia in una direzione o in un’altra. Le scelte di certi uomini cambiano il mondo. Non esiste un Destino. Non mi hanno mai convinto quei racconti di fantascienza in cui un tale torna indietro nel tempo e cambia le cose ma poi il presente non ne risente, perché lui riesce a rimettere le cose a posto. La Storia è un meccanismo delicatissimo. Basta nulla per andare verso un futuro del tutto diverso.

D – Credi che l’ucronia abbia un particolare messaggio da dare ai suoi lettori?

 

L’ucronia ci dà un insegnamento immenso: ogni attimo è importante, ogni gesto è importante. L’ucronia ci insegna il Carpe Diem in modo nuovo. C’insegna a non sprecare nessun attimo della nostra vita, perché da ogni attimo, da ogni scelta dipende il nostro futuro e quello del mondo.

D – Se decidessimo di – liberi di  leggere –  avvicinarci all’ucronia, quale delle tue opere-  scritti, racconti  o romanzi ci proporresti?

R – Ho pubblicato tre opere ucroniche, i due romanzi “Il Colombo divergente” e “”Giovanna e l’angelo” e l’antologia “Ucronie per il terzo millennio – allostoria dell’umanità da Adamo a Berlusconi”, che riunisce 46 racconti di 18 autori, tra cui me, che ne sono il curatore. Ho scritto anche due romanzi ucronici per ragazzi ma ancora non li ho pubblicati, in quanto sto aspettando che siano illustrati. I due romanzi pubblicati non sono romanzi semplici. Sono qualcosa di più che solo ucronie."Ucronie per il terzo millennio" essendo una raccolta di racconti, è certo, dei tre, il libro di più facile lettura. È un libro che vedrei bene, come si diceva, letto anche nelle scuole. Contiene ben undici racconti scritti da me, sui quarantasei complessivi. Quale consigliare? È difficile dirlo. Io amo soprattutto i romanzi perché mi sento assai più “romanziere” che autore di racconti, ma per un primo approccio al genere, forse le ”Ucronie per il terzo millennio” sono più “abbordabili”, inoltre il libro contiene anche un’introduzione che spiega brevemente cosa sia l’ucronia. I due romanzi sono certo più impegnativi. “Il Colombo divergente” è un libro più maschile. “Giovanna e l’angelo” è più femminile. Consiglio di solito il primo agli uomini e il secondo alle donne, ma entrambi sono adatti a tutti i buoni lettori.

D – Quanto è importante la lettura per chi vuole iniziare a scrivere  delle allostorie? Quali opere, o quale genere di letteratura consiglieresti a questi scrittori in erba?

R – Uno scrittore dovrebbe leggere sempre molto. Moltissimo e di tutto. Non fermarsi ad un solo autore o genere. Anche i brutti romanzi ci insegnano tanto. Per scrivere ucronie occorre leggere ancora di più. Le allostorie sono di fatto dei romanzi storici con una deviazione di carattere fantastico. Occorre conoscere bene l’epoca e i personaggi di cui si scrive. È bene leggere opere di narrativa già scritte su quei personaggi ma, soprattutto, leggere tanti libri di storia del periodo. Credo che per scrivere “Il Colombo divergente” devo aver letto almeno una quarantina di libri, forse di più (in fondo al volume c’è un elenco). Per “Giovanna e l’angelo” ne devo aver letti quasi altrettanti. Scrivere ucronie non è una scelta facile per un autore. È un genere molto impegnativo.

Comunque, per chi volesse cominciare a conoscere l’ucronia i must sono:

  • "The Man in the High Castle" di Philip Dick (La svastica sul sole – 1962), che ha la peculiarità di descrivere un mondo in cui Germania e Giappone hanno vinto la seconda guerra mondiale e dove i personaggi leggono un libro ucronico in cui, invece, l’Asse ha perso (anche se in modo diverso da quello reale);
  • I cicli di "Invasione" e "Colonizzazione" e "Basil Argyros” di Harry Turtledove;
  • “Fatherland” (1992) di Robert Harris, ancora sul successo del nazismo, ma fondamentalmente un giallo-thriller;
  • “L’ultima tentazione di Cristo” di Nikos Kazantzakis (1955), in cui Cristo rifiuta la Croce.
  • La trilogia “Romanitas”di Sophia McDougall;
  • " il “Libro degli Yilané” di Harry Harrison (1984-89), una trilogia che descrive un mondo in cui i dinosauri non si sono estinti ma hanno sviluppato una civiltà evoluta.
  • "Storia di domani" di Curzio Malaparte, in cui il PCI va al potere subito dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale;
  • “Contro-passato prossimo” (Milano, 1975) di Guido Morselli in cui la Prima Guerra mondiale risulta vinta dagli imperi centrali con il Nord Italia in mano all’Impero Austro-Ungarico;

E, ovviamente (sorrido):

D – Parlaci della prossima “Serata ucronica” a Modena: perché organizzi questi incontri?

 R – Il 24 maggio 2008 alle 17,30 terremo a Modena presso il Salotto Culturale di Simonetta Aggazzotti (in Viale Martiri della Libertà, 38) un nuovo incontro con gli autori di “Ucronie per il terzo millennio”. Come dicevo all’inizio, amo organizzare momenti di incontro con la gente, perché mi piace far conoscere e diffondere questo genere letterario. Vorrei che un giorno tutti potessero capire di cosa si parla dicendo la parola “ucronia”. I miei romanzi non sono solo delle semplici ucronie ma, dire che sono allostorie potrebbe essere un modo semplice per far capire di cosa sto parlando. Chi scrive gialli o fantascienza o noir è avvantaggiato in questo, perché tutti sanno di cosa parlano, quando dicono il nome del genere letterario. Basta dire “questo libro è un giallo” e già riusciamo a farci un’idea. Con l’ucronia non è così perché molti non sanno cos’è. Se dico “ho scritto un’ucronia”, poi devo spiegare cos’è. Eppure sono convinto che sia un genere letterario che potrebbe avere analoga diffusione. Vorrei colmare questa lacuna il più possibile. Dargli la dignità che gli spetta. Certo i mezzi a mia disposizione sono pochi (questi incontri e il web), ma li uso come posso. Purtroppo quando non si è inseriti nella grande distribuzione occorre solo fare affidamento sul passaparola. Cerco così di far conoscere me e gli altri autori organizzando momenti di confronto sia reali, sia virtuali. Ogni volta che trovo un nuovo lettore il cerchio si allarga, perché questo poi ne parla e altri vengono a leggere i nostri libri.


D – Tu tieni anche un gruppo dedicato all’Ucronia su aNobii, insomma il tuo rapporto con la rete è vivace. Che cosa ti piacerebbe realizzare e o modificare degli attuali sistemi di partecipazione e  o comunicazione attraverso la rete?

R – aNobii è affascinante: si tratta di un archivio colossale in cui puoi trovare oltre quattro milioni libri. Mi piace anche perché è uno spazio in cui i lettori possono incontrarsi e confrontarsi molto facilmente. Poco dopo essermi iscritto ho aperto il Gruppo Ucronie, che ha subito raggiunto un alto numero di partecipanti. Nel Gruppo ci sono lettori che hanno molto da insegnare, a me e agli altri, sulle ucronie. Credo molto in internet. Come scrittore sono nato tramite il web. Il mio primo romanzo edito, come dicevo, fu scelto dai lettori on-line. Su internet ho trovato molti autori con cui ho collaborato in vario modo e su internet trovo la maggior parte dei miei lettori.  Da molti anni ho un sito web che fa un po’ da vetrina per tutte le mie pubblicazioni, che, oltre che cartacee, sono state spesso elettroniche, su vari siti. Da qualche mese poi ho aperto anche un blog in cui parlo di libri di autori conosciuti o meno. Credo di essere piuttosto soddisfatto di come funziona il web. Ci sono sempre più strumenti per viverlo e muovercisi. Si tratta solo di scegliere, di volta in volta, quello più adatto tra siti personali e letterari, blog, forum e altro. Certo internet è un grande oceano in cui è difficile navigare e orientarsi. In cui è difficile farsi notare. Rispetto al nulla di chi non dispone di una distribuzione e promozione capillare, internet è già molto.  Farsi conoscere tramite la rete, comunque, non è affatto facile. Richiede impegno e presenza continua. Uno scrittore che volesse pensare solo a scrivere dovrebbe avere una squadra che pensi a farlo conoscere. Chi deve far da solo, deve faticare.

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commenti
  1. utente anonimo ha detto:

    Molto interessante. Bravo Carlo e brava l’intervistatrice.

    Stefano.

  2. Ipanema ha detto:

    ho cercato di mettere a posto la formattazione del testo, ma sono solo riuscita ad impazzire…:-(
    ci riproverò appena ho un minuto…

    COMUNQUE:
    bellissima intervista, Carlo!
    Felicissima che te l’abbiano fatta, così ben congeniata e dettagliatissima, perché eri da intervistare, assolutamente!
    Complimenti, sia per l’interesse che per la capacità espositiva di un argomento così vasto e affascinante!
    Bravo!
    Grazie per averla postata qui.

  3. Ipanema ha detto:

    ce l’ho fatta! Non è proprio precisissima come piace a me ma è impaginata a dovere, ora.

  4. ciumeo ha detto:

    Ricca e dettagliata, un’intervista decisamente utile (va a ifnire che ordine il COlombo divergente uno di questi giorni).

    Occhio alla formattazione però 😉

  5. Ipanema ha detto:

    ciumy… a me adesso appare tutto a posto… a te no? c’è qualche problema di visualizzazione?

  6. Menzinger ha detto:

    La formattazione mi pare vada bene, anche se avrei lasciato un formato diverso per l’introduzione.
    Grazie Ipanema per il lavoro che ogni volta ti costringo a fare, ma non ricordo mai come vuoi l’impaginazione.

  7. vampyr8 ha detto:

    sempre più popolare diventi :p

  8. Ipanema ha detto:

    Carlo, il font predefinito di questo template è Arial, e il colore predefinito è il grigio chiaro. Ora questo si può ottenere semplicemente scrivendo nel pannello di controllo, pubblicando senza indicare una preferenza di font diversa da quella che verrà data inviando la pubblicazione nell’etere.

    Se si copia da altro sito web o da file Word, i font diventano “sporchi” e si possono “pulire” con l’apposita applicazione che splinder propone (ma non sempre funzionano) oppure (cosa che faccio io) copiare e incollare in un “post commenti” sul nostro forum fiae, e poi tagliare e incollare qua sopra nuovamente, poiché questo automaticamente pulisce tutti i codici e di nuovo tutto ritorna a essere predefinito del blog.

    I testi devono essere giustificati a destra e a sinistra, e possibilmente non devono essere cambiati di colore. Se non si riesce a ottenere il grigio chiaro, va bene il nero. Se non si riesce a ottenere Arial, va bene Verdana ma Xsmall o preferibilmente XXsmall. Ciò rende più ordinato il blog e più leggibile.
    Si tratta di una web-zine dedicata al nostro blog, non è il nostro blog personale, per cui, è meglio mantenere l’uniformità dei post.

    E’ bene inoltre, pubblicare un nuovo post lasciando due giorni di visibilità a quello precedente.

    Questo è un po’ la regola, che adesso ripeterò per tutti sul forum. Ciao Carlo, grazie per aver postato questa bella intervista, comunque. 🙂

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