Archivio per giugno, 2008


Venerdì 20 giugno alle 18:00 presentazione del  romanzo "I racconti del ripostiglio" (Besa editrice) di Claudio Martini nella libreria Odradek di Milano (via Principe Eugenio n. 28, zona Cenisio-Mc Mahon). Presenta il libro e ne discute con l’autore: Fabio Musati.

A nome di tutti gli iscritti di Fiae che non potranno essere presenti, i nostri più cari e affettuosi "in bocca al lupo" a Claudio e a Fabio!

I.

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CONCORSO LETTERARIO – IL VINO IN UN RACCONTO

Pubblicato: 13 giugno 2008 da fiaeforum in Senza categoria
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promuove il
CONCORSO LETTERARIO

”Il vino in un racconto: donne, uomini, luoghi, storie”

I^ Edizione 2008

Regolamento

1. Partecipazione.
Tuttiscrittori.it(www.tuttiscrittori.it), in collaborazione con Porthos (www.porthos.it) e Radio Imago (www.radioimago.net), bandisce il Concorso Letterario:
“Il vino in un racconto: donne, uomini, luoghi, storie” – I^ Edizione 2008.

2. La partecipazione al Concorso è gratuita e aperta a tutti, esclusi i membri del Comitato Organizzatore e della Giuria. 

3. Requisito indispensabile.
E’ necessario avere compiuto il diciottesimo anno di età.

4. Oggetto.
Sono ammessi alla partecipazione racconti che abbiano come tema il mondo e la cultura del vino, la degustazione, il rapporto tra il vino e la tavola.
I racconti devono essere redatti in lingua italiana. Lunghezza massima: 9.000 battute, spazi inclusi, equivalenti indicativamente a 5 cartelle di trenta righe per sessanta battute.
E’ necessaria l’indicazione del numero di  battute totali.
Ogni partecipante potrà concorrere con una sola opera.

5. Invio del racconto.
I testi dovranno essere spediti in  busta anonima  – in 4 copie dattiloscritte e una copia in formato digitale (su floppy disk o CD), prive dei dati identificativi dell’autore – a:
“Porthos”, via Laura Mantegazza n. 60 – 00152 – Roma.
Sul frontespizio dell’opera, accanto al titolo, dovrà essere indicato un codice identificativo scelto dall’autore, composto da un minimo di 6 e un massimo di 10 caratteri alfanumerici (esempi: MG1907 – 19MG71955).
Nella busta contenente le copie del racconto dovrà essere inserita altra busta più piccola (che sarà aperta soltanto dopo che il Comitato Organizzatore avrà selezionato i racconti finalisti), all’esterno della quale va riportato il medesimo codice identificativo e che dovrà contenere:

– un foglio dove siano indicate le generalità dell’Autore (nome, cognome, indirizzo, numero di telefono, indirizzo e-mail, codice fiscale ed  eventuale pseudonimo), oltre al titolo dell’opera, al codice identificativo, al numero di battute totali del racconto e al modo in cui si è venuti a conoscenza del concorso;

– la seguente liberatoria, debitamente sottoscritta:
”Il sottoscritto …. dichiara che l’allegato racconto dal titolo “…” – codice identificativo: ….. – è un testo inedito, non classificato né risultato vincitore in altri concorsi letterari. Dichiara inoltre di esserne l’autore, di non averne ceduto a terzi i diritti di distribuzione o altri diritti legati al copyright e di poterne disporre in piena e assoluta libertà. L’autore cede, a titolo gratuito e in esclusiva, al concorso letterario “Il vino in un racconto: donne, uomini, luoghi,  storie”, i diritti per ogni eventuale lettura e pubblicazione sul web, sul sito www.tuttiscrittori.it, sulla rivista Porthos e su http://www.radioimago.net..
L’autore autorizza l’organizzazione del concorso al trattamento dei propri dati personali, ai sensi del D.L. 196/2003 e successive modifiche e integrazioni, limitatamente agli scopi del concorso in oggetto.
In fede. (firma dell’Autore).”

Gli Autori dovranno dare conferma dell’avvenuta partecipazione al concorso tramite invio di una e-mail avente ad oggetto: “Conferma partecipazione concorso”, al seguente indirizzo: concorsi@tuttiscrittori.it;
il messaggio dovrà contenere soltanto il testo: Confermo la mia partecipazione al concorso “Il vino in un racconto: donne, uomini, luoghi, storie”.
Attenzione: non indicare nella e-mail, pena esclusione dal concorso, il titolo e il codice identificativo del racconto.
Sul sito www.tuttiscrittori.it sarà pubblicato e periodicamente aggiornato l’elenco degli elaborati pervenuti, con indicazione di titolo e codice.

6. Termine di scadenza.
I racconti dovranno pervenire entro e non oltre la data del 1 dicembre 2008. Per le opere pervenute oltre tale termine, farà fede il timbro postale.

7. Giuria.
La giuria è composta da:

Susanna SchimpernaPresidente – giornalista, scrittrice
Ada Donati – poetessa e scrittrice
Dario de Judicibus – scrittore
Kai Zen – ensemble narrativo
Franca Romano – antropologa, scrittrice, docente Università La Sapienza di Roma

Il Comitato Organizzatore (composto dalla redazione di Tuttiscrittori e dalla redazione di Porthos) provvederà alla selezione dei 10 racconti finalisti, da sottoporre all’esame della Giuria per la scelta dei tre vincitori.
La Giuria provvederà a stilare la graduatoria e a nominare i vincitori entro il mese di marzo 2009.

8. Premi.
Al primo classificato verrà assegnato il premio di 400 euro + 30 bottiglie di vino del valore complessivo di 500 euro + un abbonamento a quattro numeri della “Rivista Porthos”.

Al secondo classificato verrà assegnato il premio di 100 euro + 18 bottiglie di vino del valore complessivo di 300 euro + una copia del volume di Nicolas Joly “Il vino tra cielo e terra”.

Al terzo classificato verrà assegnato il premio di 6 bottiglie di vino del valore complessivo di 100 euro + una copia del volume di Sandro Sangiorgi “Il matrimonio tra cibo e vino”.
I tre racconti vincitori  saranno pubblicati sul sito www.tuttiscrittori.it e presentati su Radio Imago, durante una puntata di “Parole al passo” dedicata all’evento.
La redazione di Porthos provvederà inoltre ad assegnare il “Premio della Ciurma”, consistente nella pubblicazione sulla omonima Rivista, al racconto che giudicherà meritevole a proprio insindacabile giudizio.
I vincitori verranno tempestivamente informati tramite e-mail.

9. Premiazione.
La premiazione avverrà in Roma, presso la sede di Porthos, con modalità che verranno indicate successivamente. Per l’assegnazione del premio è richiesta la presenza degli interessati.

10. Accettazione del regolamento.
La partecipazione al concorso costituisce implicita accettazione di tutte le norme del presente regolamento.
Le decisioni della Giuria e del Comitato Organizzatore sono insindacabili e inappellabili e non sono ammessi ricorsi.
Tutto quanto non espressamente previsto nel bando, è rimesso alla decisione esclusiva del Comitato Organizzatore.

 


In collaborazione con la testata giornalistica LoSchermo.it, giunta al suo primo anno di vita, ciumeo.it intraprende la pubblicazione settimanale del romanzo d’appendice “Un’imprevedibile concatenazione di eventi“. Seguite il link per scoprire di cosa si tratta: come di consueto siamo ansiosi di ricevere le vostre impressioni (qui, sul forum FIAE, su LoSchermo, dove preferite), e ci auguriamo che vorrete seguirci in questa nuova avventura…


IX Premio Nazionale di narrativa essenziale “Formiche Rosse”
FORMICHE ROSSE 2007
IX Premio Nazionale di narrativa essenziale Formiche Rosse
organizzato da Arci Provinciale di Siena
Sezione speciale: "Parole migranti:taccuini di viaggio"

1) Il premio è aperto a tutti, la partecipazione è gratuita. I racconti devono essere in lingua italiana.

2) Sono previste due sezioni: la prima generale prevede racconti secondo le caratteristiche indicate nei successivi paragrafi, la seconda (sezione "Parole migranti: taccuini di viaggio") è riservata a racconti sul tema della migrazione e dello spostamento che implica scoperta dell’altro e di se stessi.
CONTINUA BANDO

La nostra Angela si è classificata tra i primi tre vincitori del concorso di cui al bando qui sopra esposto. I nostri complimenti per un ulteriore traguardo e cento di queste vittorie, Cristalpen!!!!


La Camelopardus Casa Editrice indice la prima edizione del concorso letterario "Da donna a donna"

Il tema del concorso per il 2008 è:

Vizi per signora

REGOLAMENTO

1. Il concorso è aperto a tutte le scrittrici maggiorenni esordienti o non esordienti; il tema erotico deve avere come soggetto “Vizi per signora”.

2. Ogni partecipante potrà inviare un unico racconto inedito a tema, del quale dichiara di essere l’unica autrice, di lunghezza massima di 12 cartelle dattiloscritte.

3. Le opere dovranno pervenire alla Camelopardus Casa Editrice in una copia firmata dall’autrice e contenenti: nome completo dell’autrice, recapito postale e telefonico, una breve biografia e il presente bando firmato per accettazione del regolamento e in qualità di liberatoria. Si richiede inoltre una copia digitale spedita via mail a info@camelopardus.it.

4. Le opere saranno inviate al seguente indirizzo entro il 15/07/2008 (farà fede il timbro postale):

Concorso Camelopardus
Via Prosdocimi 24
35042 Este (PD)

Per ulteriori informazioni e-mail: info@camelopardus.it
sito: www.camelopardus.it
tel.: +39 329 1241596
fax: +39 178 2729332

Non è prevista alcuna tassa di lettura.

5. I primi 10 racconti classificati verranno pubblicati da Camelopardus in un unico volume del quale le vincitrici riceveranno 5 copie gratuitamente.

6. Gli elaborati inviati non saranno restituiti. Alle autrici vincitrici verrà corrisposta la percentuale dei diritti d’autore, regolata da contratto, dopo la vendita accertata di cinquecento copie dell’opera. Alla Camelopardus ci si dovrà rivolgere per ottenere eventuali autorizzazioni alla riproduzione totale o parziale delle opere stesse. La casa editrice si riserva la possibilità di apportare modifiche di editing.

7. La selezione delle vincitrici avverrà entro il 31/07/2008. Saranno avvisati a mezzo posta solo le autrici premiate e selezionate per la pubblicazione. La partecipazione al concorso comporta l’accettazione di tutti i punti del presente bando.

Aggiungo che, visto l’argomento trattato, per la fase iniziale può bastare uno pseudonimo e un recapito email (v. punto 3); inoltre che, se si passerà alla stampa del libro solo se saranno selezionate 10 opere

(Camelopardus Edizioni)

7° INTERVISTA: VALERIA FALSO

Pubblicato: 4 giugno 2008 da fiaeforum in Senza categoria
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Proseguiamo le interviste del Fiae sulla scrittura (e dintorni) approfittando della disponibilità e della cortesia di Valeria Falso, editor e docente di scrittura creativa presso alcune associazioni culturali padovane tra cui Fantalica e La Lanterna Magica.  A cura di Livia Rocchi

Valeria Falso è laureata in psicologia dell’età evolutiva.  Ha partecipato a un corso di formazione per redattori a Milano organizzato dalla casa editrice Lindau. A Verona si è occupata della selezione e revisione editoriale dei racconti presso la casa editrice Il Riccio attraverso la rivista letteraria Inchiostro. Ha collaborato con un service editoriale a Venezia come correttore di bozze.

 

La prima domanda è la più ovvia: da cosa è nato il tuo interesse per la scrittura?
L’interesse per la scrittura risale a quando ho imparato a leggere.
A sei anni, appena finito il lungo martirio di copiatura di stanghe e stanghette, prima ancora dei dettati, mi sono sbizzarrita nella creazione di alcune poesie. Mi ha da sempre affascinato il significato delle singole parole, della loro sonorità. Devo dire che con due nonni appassionati di letteratura, ho vissuto attorniata da libri di tutti i generi, e questo mi ha certo stimolata.

Quando e in che modo leggere e scrivere è diventato una professione?
La mia non è mai diventata una professione vera e propria (non potrei mai mantenermi con quello che ci guadagno). Da quando mi sono laureata in psicologia, nel 2000, tra corsi di scrittura, corsi per redattori e stage presso riviste letterarie, ho iniziato a lavorare e quindi a guadagnare qualcosa presso case editrici e come insegnante di scrittura creativa solo verso il 2004. Che io svolga questo lavoro con professionalità, lo spererei tanto, ma se consideriamo questa materia complessa e in continua evoluzione, otto anni sono davvero solo un primo passo.

Hai qualche passione al di là della letteratura che in qualche modo influenza il tuo rapporto con essa?
Amo l’arte in genere, la psicologia la considero un’arte.
Psicologia e scrittura vanno a braccetto. Quando ho davanti a me l’autore e il suo scritto, il mio lavoro è cercare di andare in profondità, ascoltare, leggere i più piccoli segnali per cercare di avvicinare il più possibile una frase al senso che l’autore gli voleva dare. Ascoltare l’autore, cercare di farlo, permette di raggiungere la forma che meglio risponde al contenuto che intende esprimere. Questo non vale solo per testi chiamati autobiografici. Ogni editor, per essere un buon editor, dovrebbe essere anche un buon psicologo e per essere buoni psicologi non è necessario essere dottori in psicologia.

A proposito delle tue esperienze come editor e come correttore di bozze: quanto è difficile lavorare su opere di altre persone?
Qui è necessaria una distinzione tra correttore di bozze ed editor. Il correttore di bozze svolge un lavoro davvero tecnico, molto poco creativo. Lavora sul testo già editato utilizzando un sistema di segni per correggere sviste, refusi, errori di punteggiatura. Lì si ferma. E’ un lavoro certosino che necessita di notevole concentrazione e viene effettuato sul testo prima che passi in stampa.
Il lavoro chiamato di "editing" riguarda non solo l’aspetto propriamente formale e linguistico, ma anche del contenuto, della coerenza interna, del ritmo, dello sviluppo dei personaggi, della trama. E’ necessario un contatto diretto e frequente con l’autore se si tratta di un romanzo o di una raccolta di racconti. E’ un lavoro impegnativo e faticoso, che necessita di tempo e un sacco di pazienza. Non è un lavoro difficile. Non è complicato. E’ complesso. Un lavoro insomma interessante e stimolante, che può portare grandi risultati e soddisfazioni.

In questi  anni, tra editing e service letterario, con che tipo di autori hai avuto a che fare? Fior di scrittori? Narcisi? Carciofi? Chi richiede un servizio di editing a pagamento e non, ha molto forte il desiderio di pubblicare e "diventare uno scrittore". Qui bisogna vedere quanto è pressante il sogno dell’approvazione sociale, e quindi dell’etichetta, e quanto invece preme davvero il bisogno di scrivere e il desiderio di migliorare. A volte mi sembra che l’idea romantica dello scrittore porti poca umiltà in genere e tutto sommato anche poca voglia di mettersi in gioco seriamente.
C’è chi poi ama davvero scrivere ma per necessità si deve occupare di tutt’altro. Che la scrittura diventi una professione è per queste persone un’ambizione più che legittima.
In ogni caso molti scrivono romanzi che prima o poi vengono pubblicati;  pochi sono veri scrittori.

Come vengono accolti in genere i  tuoi giudizi, le proposte di correzioni eccetera; con umiltà e
voglia di imparare, o con la minaccia di tagliarti le gomme della macchina?

In genere, chi si propone per un servizio di editing a pagamento, si trova già in una posizione di accettazione. Sente insomma che l’autocritica e l’"autorevisione" del testo non sono sufficienti.
Poi, chi più chi meno, è disposto a "mollare l’osso": quindi abbandonare l’attaccamento (a volte morboso) a certe frasi, ai titoli, ai personaggi. In questi casi è importante mostrare l’efficacia dei
cambiamenti. Se c’è sensibilità e amore per la scrittura, è inevitabile che l’autore finisca per accorgersi dei punti deboli. Alcune modifiche sono lampanti e necessarie, altre sono più sottili e delicate e non è cosa immediata restare "oggettivi" di fronte a un testo scritto. Il dubbio di mettere in campo giudizi personali è sempre presente e questo è un bene: tutte le faccende personali, in questo lavoro, andrebbero sgominate.

C’è qualche episodio esemplare, nel bene o nel male, che puoi  raccontarmi?
Una situazione eclatante non c’è. Ho comunque ricordi di persone che si intestardivano su frasi assolutamente sgrammaticate, o su titoli improponibili e ridondanti tipo "Amori nel lontano assoluto vuoto" o "Amori nell’infinito eterno spazio" o qualcosa del genere.
Posso tranquillamente dire che la maggior parte degli scrittori con cui ho avuto a che fare, hanno manifestato un forte attaccamento al titolo dei propri scritti. Allo stesso tempo, la maggior parte delle volte, all’editore il titolo non sta bene. Finisce quasi sempre per cambiarlo.

Passiamo alla tua esperienza come insegnante. I corsi di scrittura creativa sono un argomento piuttosto controverso tra gli scrittori, esordienti e non. C’è chi dice  che il talento non si può insegnare. C’è chi dice che il talento non si  può insegnare ma che, in chi ce l’ha, bisogna coltivarlo. C’è chi dice che con il duro lavoro e l’apprendimento delle tecniche giuste tutti  possono diventare scrittori anche se potenzialmente poco dotati. Tu  cosa ne pensi? E soprattutto: cosa fai perché i tuoi allievi alla fine  di un ciclo di lezioni pensino "Mi sono arricchito" e non "Ho buttato i  miei soldi"?
La prima definizione da vocabolario di TALENTO è VOGLIA, DESIDERIO.
La seconda, GENIALITA’. Genialità: CHE SI ACCORDA COL PROPRIO CARATTERE.
Chi viene a un corso di scrittura creativa, trema davanti alla parola talento. Perché? Se provassi a rispondere mi dilungherei troppo.  Un corso di scrittura creativa chiaramente non può insegnare il talento. E nessuno oserebbe dire il contrario. E’ possibile educare a CERCARE. Qui, torna la psicologia. La mia opinione? Siamo inesorabilmente unici, ma sembra che la maggior parte delle persone se lo sia dimenticato. Allora molti parlano per sentito dire, si relazionano e giudicano per
luoghi comuni. E’ evidente che finiranno anche a scrivere per stereotipi. L’essere umano sarebbe creativo di natura. L’uomo inventa e desidera naturalmente. Ma dove sta la voce? Dove sta lo stile?
Sembrerebbe che l’ unicità (la personale visione del mondo) sia andata sepolta da un cumulo di macerie. Allora, in un corso di scrittura creativa di livello base, si dovrebbe insegnare questo in primo luogo: liberare la propria voce dal peso delle macerie. Chi ha talento, è riuscito a fare proprio questo. Alcuni fortunati ce l’hanno libera dalla nascita o quasi, ma si tratta di casi eccezionali. E’ necessario che ciascuno diventi consapevole del peso e del valore che ha come singolo individuo creativo. Questo forse può significare "accordarsi con il proprio carattere" che definisce il cosiddetto GENIO.
Questa presa di coscienza porta a dare come diretta conseguenza peso e valore anche alle parole.
Un corso di scrittura creativa dovrebbe essere in primo luogo un laboratorio che ridimensiona e libera, allo stesso tempo. E’ ambizioso come progetto, si fonda su un’idea, si tratta di un tentativo e ciascuno se la vive in modo diverso. Sarà sempre possibile il fallimento mio e dei miei allievi, tutti cerchiamo di fare del nostro meglio per evitarlo…come? Magari con un po’ di umiltà reciproca.

E tu? Chi sono stati i tuoi maestri nel campo della scrittura?
Non so se posso chiamarli maestri, ma credo di averli sentiti "vicino" a me: Kafka, Calvino, Mann.
Per quanto riguarda l’insegnamento ho imparato molto dall’Editor Enrico Rulli e dallo scrittore Giulio Mozzi.

Fai finta di essere al mio posto: devi fare tre interviste su scrittura/libri/editoria e dintorni:  con chi ti piacerebbe chiacchierare e cosa gli/le chiederesti? (La domanda vale anche per personaggi scomparsi da secoli)
Non saprei. Però più che essere al tuo posto, mi piacerebbe trasformarmi in un piccolo insetto e vedere e osservare cosa accade durante i corsi di scrittura creativa in tutta Italia e direi in America. Come e cosa insegnano. Prendere appunti. Vorrei tornare indietro nel tempo, sempre nelle vesti di un piccolo insetto e planare sulla spalla di Mann mentre sta scrivendo l’ultima riga di "Cane e Padrone". Seguirlo per la casa e mentre passeggia. Poi mi piacerebbe tornare Valeria e raccontarti tutto quello che ho visto. Lo so: non ho risposto alla domanda…

Invece sì. E se fosse possibile… ti ruberei l’idea! :–) Ma visto che non possiamo spiare i Maestri, continuiamo a parlare di allievi. Dal 2005 al 2006 hai tenuto una serie di corsi di scrittura creativa per l´Istituto Penitenziario di Padova. Mi racconti qualcosa di questa tua esperienza?
Prima di cominciare avevo preparato tutte le mie lezioni, fotocopie, discorsi.
Poi dentro un’ aula gelida seduta vicino a un assassino, uno spacciatore e un matricida, beh, ho constatato che quelle lezioni erano del tutto inadeguate. Il livello culturale mediamente basso e una gran voglia di sfogarsi, più che di tecniche narrative, esigevano la presenza di una psicologa…
Li ho ascoltati e dopo aver conquistato la loro fiducia, li ho fatti scrivere. Sensazioni, stati d’animo, paure, desideri. Poesie, storie di vita vissuta, drammi. E’ stata un’esperienza fortissima per me
per prima, e credo anche per molti di loro. La raccolta di tutti quei racconti è stata da me revisionata e corretta ed ora è dentro un cassetto. Chissà se vedrà mai una pubblicazione…

Sarebbe interessante. Mal che vada, magari si potrebbero mettere in rete… chissà. Cambiamo completamente argomento. Nel 2004 hai partecipato al premio letterario "Scritti al Bo", indetto dall’Università di Padova, classificandoti al  secondo posto. Ci racconti qualcosa di questa tua esperienza?
Il concorso non era a pagamento ma si ricevevano premi in denaro (cosa rara). Avevo un racconto pronto bel bello. Lo ho inviato senza pensarci due volte.
La premiazione mi ha messo molto in imbarazzo: c’erano i fotografi del Mattino e Gazzettino, poi come è di uso all’Università si è svolto tutto in pompa magna, con consegna di busta e mazzo di fiori e foto sul palco… francamente non mi sembrava adeguata tutta quella messa in scena per un racconto a mio avviso appena decente.
Soddisfazione + dubbio e sospetto = Imbarazzo.

Hai partecipato ad altri concorsi?
L’anno scorso a Volo Rapido. Quest’anno ci riprovo.

Cosa pensi dei concorsi per esordienti, in generale: li consigli ai tuoi allievi o raccomandi di starne alla  larga perché è meglio scrivere con altri obiettivi?
I concorsi vanno benissimo, anche se per molti di quelli a pagamento c’è il rischio di "manovre" non proprio democratiche.  A un esordiente io consiglio sempre le riviste letterarie. Sono un’ottima rampa di lancio.
 
Basandoti sui tuoi studi e sulla tua esperienza di editor, qual è l’errore  più frequente che fanno gli scrittori inesperti e digiuni di psicologia nel  tracciare il profilo dei loro personaggi?
Molti scrittori alle prime armi tendono a mettere in campo una quantità esagerata di personaggi in poche pagine senza distinzione fisica e del carattere, senza delineare i principali dai secondari. Finiscono per farli parlare e muovere tutti allo stesso modo: è anche per questo che la trama risulta noiosa e senza spessore. Accade anche che si cimentino in descrizioni di personaggi assurdi e contraddittori con la giustificazione che non sono inventati, ma che li hanno conosciuti di persona. Nella vita accadono le cose più strane e si incontrano le persone più bizzarre, ma per raccontarle e dare coerenza e credibilità alla storia, è necessario più che aderire alla realtà, tentare di essere realistici. E’ una differenza sostanziale.

E finiamo in bellezza, giusto per farci qualche amico: hai mai notato qualche "svarione psicologico", qualche grossa incongruenza  un libro di successo? Nel caso fossero tanti, abbonda pure! Tanto,  molti nemici…
In questo momento non mi viene in mente nessun libro di successo con grosse incongruenze di tipo psicologico, però mi viene di nominare Patrick McGrath che è considerato un grande autore di thriller psicologici. Trame coinvolgenti, con apici di tensione, climax ben giocati, ma la psicologia che mette in campo la definirei piuttosto "casereccia".
I primi libri che ho letto molti anni fa e considerato psicologici sono stati i romanzi di Kundera, un autore che ho molto apprezzato e che "snocciola" le personalità dei suoi personaggi in modo a mio avviso davvero interessante.

Ti ringrazio tantissimo per la disponibilità a nome di tutto il Fiae.
Passa a trovarci quando vuoi, se ti va.
In bocca al lupo per tutto e… arrivederci.

(Livia Rocchi)

 


video intervista a Fabio Musati alla Fiera del Libro di Torino da parte della casa editrice Prospettiva