Archivio per marzo, 2009


A cura di Fabio Musati:

davanti_modificatoClaudio Martini, classe 1954, psicologo. Nato a Taranto, vive a Torino dal 56, ha vissuto alcuni anni in Messico e Guatemala. Ha scritto una raccolta di racconti (« Sguardi », il Raggio Verde Edizioni) e  due romanzi per Besa: « Diecimila e Cento giorni », finalista  nei premi letterari Nabokov 2007 e Carver 2007  e il più recente « I racconti del ripostiglio ». Abbiamo frequentato entrambi un paio di Forum letterari e siamo approdati al FIAE perché è un posto libero, dove ci si può aiutare senza prendersi troppo sul serio. L’ho anche conosciuto personalmente nel corso di una presentazione di un suo libro a Milano, e per questo mi sento di intervistarlo con una certa ironia. D’altronde, nonostante la serietà dei suoi scritti, fortunatamente non è affatto un personaggio serioso.  Bene, cominciamo, allora.

1. La vecchia e sonnecchiosa Torino, un porto del profondo Sud Italia e i colori dell’America. Latina. Come si conciliano nella tua scrittura?
Lasciami dire, per iniziare, che Torino non è più una città vecchia e sonnacchiosa . Ciò risponde a una percezione che non è più attuale. E’ una città che fa i conti con la modernità e ricca di opportunità culturali. Non ho mai avuto una grande sintonia con la città, per ragioni legate alla mia infanzia, a una sensazione precoce di sradicamento dal mio luogo natale, il porto del profondo Sud a cui alludi. Ho rivisitato Taranto recentemente, nell’ambito  di due presentazioni dei miei romanzi e ho ritrovato colori, luci e  suggestioni che pensavo di avere smarrito per sempre. In quanto  all’America Latina, ti rispondo con due righe di un mio racconto, una specie di manifesto della mia vita:
« Non è un luogo, ma una pluralità di condizioni, un’idea. L’America. Una porzione d’America, collocata tra il Rio Bravo e le foreste dello Yucatan. Si compone di numerosi punti disseminati su un vasto territorio. Troppo numerosi per nominarli. Qui esplode la mia gioia inconsapevole  e  realizzo chimere. Tra tutti i luoghi è il più pericoloso, poiché è il più vicino ai miei desideri. Me ne stacco a fatica, varcata la soglia dei trent’anni ».
Nella mia vita (ma anche nella mia scrittura) Taranto è il luogo rimosso dai ricordi, Torino è la città del mio quotidiano e l’America Latina  è l’ambito delle opportunità ritrovate e della mia speranza.

2. Taranto, il luogo rimosso dai ricordi… Anche nei racconti del ripostiglio uno dei personaggi fa di tutto per rimuovere i ricordi al punto di non riconoscere più la donna che gli è accanto da una vita. E’ un tema forte che fa pensare all’incapacità del riconoscere il proprio passato, un desiderio di amnesia. Un Edipo al contrario, che sfugge dalle proprie origini. Claudio Martini finirà tra i ‘ricercati’ di Chi l’ha visto?
“I  racconti del ripostiglio” è essenzialmente la descrizione di un percorso di recupero dei ricordi e dell’identità. Il protagonista ha una memoria del suo passato logora e priva di spessore, fino a quando succede un evento che gli consentirà di riappropriarsi del  passato e di  andare incontro al futuro in modo più attivo e progettuale. Questo è un tema che mi è caro e lo considero anche una metafora della narrativa, un’attività che permette di riscoprire e di portare alla luce. Non so dirti quanto ci sia di mio in questa dinamica, in realtà io valorizzo molto il mio passato, soprattutto i suoi momenti significanti. Forse proprio per questo non finirò tra i ricercati di “chi l’ha visto”… 🙂

3. Ho letto entrambi i tuoi due romanzi e li trovo in controtendenza con le cose rotonde e un po´ “confezionate” di questi anni. C´è un sapore anni 70 che mi fa pensare al cinema di Antonioni o addirittura di Bunuel, e inevitabilmente ai grandi latino-americani, Cortazar su tutti per le strutture molteplici che usi. Ti rendi conto che i tuoi libri richiedono un lettore attento? Non hai paura che questo limiti la forza comunicativa? Claudio Martini scrive per un´elite?
Alla tua domanda, vorrei rispondere con una battuta: sarei felice di scrivere per un’elite, se questa elite fosse composta da 30 o 40.000 lettori sparsi nei quattro angoli della penisola e in altre nazioni dell’Europa e dell’America Latina. Scrivere per un piccolo (o un medio) editore, significa spesso rivolgersi all’elite di una elite, al cerchio dei conoscenti e dei loro amici. Al di là delle battute, mi piacciono i lettori attenti e sopporto poco quelli seriali che ingoiano quintali di noir americani o il Dan Brown del giorno. Credo che i mie romanzi  appaiano complessi per come sono stati costruiti, una trama principale intersecata continuamente da altre storie (“I racconti del ripostiglio”) o due vicende parallele narrate in modo alternato con frequenti salti temporali (“Diecimila e cento giorni”), ma che possano essere fruiti anche da lettori che non appartengono a un’elite intellettuale. Con gli anni ’70 e ’80 sento un feeling speciale. Li ritengo anni di grande fermento intellettuale, di grande spessore culturale e politico e  sono onorato dall’accostamento ad alcuni maestri del cinema o e quel genio assoluto che risponde al nome di Julio Cortazar.

4. Non sarebbe più semplice ed efficace ai fini di crearsi un affezionato pubblico di lettori inventarsi un personaggio come il Maigret di Simenon o il Montalbano di Camilleri? Te lo chiedo perché vedo che è una tendenza ritornata in voga, e non è necessariamente spazzatura. I nomi che ti ho fatto sono di autori molto bravi, oltre che famosissimi.
Simenon è un maestro e Camilleri ha dato vita a un personaggio interessante, come anche peraltro Vazquéz Montalban, di cui ho letto parecchi romanzi. Credo però di non essere capace di scrivere delle “serie”. Mi  riesce meglio, come avrai notato, misurarmi  con testi di piccole dimensioni che descrivono in poche pagine piccoli mondi. Anche in “Diecimila e cento giorni” ho costruito il testo mettendo insieme più di cento mini capitoli, sequenze e scene che si compiono nello spazio di due pagine ciascuna. E poi, le serie si accompagnano generalmente alla narrativa di genere e i miei testi non lo sono.

5. Spesso i tuoi racconti di viaggio, anche quelli che durano “Diecimila e cento giorni” sono in realtà viaggi nella mente dei personaggi. Quanto dello psicologo c´è nel Claudio Martini scrittore e quanto dello scrittore c´è nello psicologo? Le due metà come si compongono nel tuo io?
Ho sempre considerato la psicologia e la narrativa come due attività, due discipline, se così si può dire, contigue. Ritengo che la psicologia sia una forma di narrazione che il paziente propone al terapeuta, il quale ascolta e “legge” le rappresentazioni narrative (consce e inconsce) del suo cliente. Viceversa, la narrativa è da sempre potentemente influenzata da meccanismi psicologici, propone quasi sempre una psicologia soggiacente, sia sul versante dei personaggi, sia per quanto riguarda le dinamiche della narrazione. Dal mio essere psicologo, ho tratto l’attenzione nei confronti della sofferenza, delle ordinarie patologie che segnano l’esistenza, la consapevolezza della fatica di vivere e della vanità degli sforzi umani.   In sintesi, il Claudio Martini scrittore e lo psicologo convivono insieme senza eccessivi conflitti, tranne quelli determinati dal mio pessimo carattere…

6. Che cos´è la memoria per lo scrittore? I suo scritti? "Io esisto perché ho dato prova di vivere scrivendo di altre esistenze possibili". E´ così?
La memoria  per uno scrittore, come per tutti, è ciò che collega il passato con il futuro, è ciò che struttura l’identità di ciascuno. Si pensa che per scrivere occorre ricordare (ed è vero), ma io credo che sia più pregnante l’operazione reciproca: per ricordare occorre scrivere, occorre far affluire i ricordi e le sensazioni rimosse. La memoria per lo scrittore è il suo principale strumento di lavoro, sia se si riferisce a eventi realmente vissuti, sia se rielabora e trasfigura la sua esperienza soggettiva. Credo che ciò valga per qualunque lavoro narrativo, anche quelli più lontani dall’esperienza personale, come i romanzi di fantascienza o di genere.

7. Ne I Racconti del ripostiglio scrivi: « il tempo è un continuum in cui i cambiamenti diventano percepibili solo se si assume una prospettiva esterna, come se fosse possibile collocarsi fuori dal suo flusso e osservarne il movimento quasi come in un film, un insieme di attori che vivono storie occupando lo spazio dello schermo ». Tu che rapporto hai con il tempo? Hai questo sguardo esterno di cui narri oppure come tutti ci sei immerso dentro senza accorgertene?
Verso la fine de “I racconti del ripostiglio”, c’è  un capitolo intitolato “Ipertempo”.  L’ipertempo è una costruzione teorica in cui si suppone che il tempo sia rappresentabile come un piano e non come una linea che conosce solo una dimensione ed è irreversibile. In questo costrutto, almeno in teoria, si può tornare indietro,  si può rivivere momenti precedenti, si può accedere a universi temporali paralleli. E’ quello che fa la narrativa ed è quello che succede nell’attività onirica e nella ricostruzione dei ricordi. Lo scrittore ha la capacità di giocare col tempo, di sfidarne l’irreversibilità ed è per questo che la narrazione affascina e seduce. Può rimescolare i piani spaziali e temporali,  può cambiare la storia, può inventare dimensioni di fantasia. Per quanto riguarda il mio rapporto con il tempo, è uguale a quello di tutti: ci sono immerso e lo vedo scorrere con fatica, ma quando narro ne ridivento padrone, riesco a sospenderne il corso e piegarlo alle mie costruzioni. Ciò succede solo in pochissimi momenti dell’esistenza: nell’estasi mistica, nell’orgasmo, durante l’innamoramento. Potenza della scrittura…

8.La componente del viaggio ricorre con frequenza nei tuoi scritti. Il protagonista de Diecimila e cento giorni parte per un lungo viaggio in Sud America che lo porterà sempre più lontano dal suo punto di partenza, e non solo fisicamente. Nei racconti del ripostiglio ci sono molte storie di viaggio, e il libro stesso non è altro che un viaggio letterario che tocca come porti molti autori diversi. Scrivere è viaggiare? Quando si finisce un libro si è arrivati da qualche parte oppure c’è sempre un viaggio che ci aspetta?
E’ vero, «Diecimila e cento giorni » è la narrazione di un viaggio, allo stesso tempo fisico e interiore, che condurrà i protagonisti verso nuovi approdi. L’America Latina catalizza il percorso portando i personaggi a vivere una dimensione della vita più vicina ai propri desideri « I racconti del ripostiglio » è stato definito da alcuni recensori come « un viaggio nella letteratura», un metatesto che gioca con stili  differenti. Mi sono molto divertito ad imitare lo stile di Saramago  di Sartre, a citare Ballard, Cortazar, Calvino, Kerouac . L’ho fatto perché  i “racconti del ripostiglio” è un testo che parla del piacere della lettura e della scrittura, del loro potere terapeutico e quindi le citazioni fanno parte del gioco narrativo proposto. Credo che la fascinazione del viaggio consista nella ricerca di un “altrove”, di una dimensione dove la conoscenza e la fantasia si possano incontrare. In questo senso, scrivere è viaggiare, ma tutti i viaggiatori sanno che l’approdo è sempre provvisorio e l’arrivo prelude a nuovi spostamenti. L’importante è non perdere il desiderio di rimettersi in strada.

9. Che viaggio letterario stai progettando adesso?
Al momento, parlerei di escursioni, di piccoli spostamenti, più che di viaggi. Ho un protagonista disperso in Kazakhstan, ma non dispero di ritrovarlo… Buon viaggio, e… speriamo di non perdere te in quei luoghi così vicini e lontani insieme. Chissà che storia ne tirerai fuori. Non ci resta che aspettarti… qui.

(Fabio Musati)

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c071ca339f4716fe1bbfbfd81d6c9a52Francesco Giubilei è nato a Cesena il primo gennaio 1992. Frequenta il liceo scientifico nella sua città. Ama scrivere e leggere. E’ il direttore editoriale della rivista Historica-Il Foglio letterario ( www.historicaweb.com/) e delle edizioni “Historica-Il Foglio letterario”. E’ autore di “Giovinezza partitura per mandolino e canto” (scritto a soli 13 anni) con la Società editrice Il Ponte Vecchio. Con il racconto “La terza porta” ha ottenuto il primo premio ex aequo della sezione giovanissimi del Premio Internazionale di letteratura Titano 2007.  E’ autore di “Bastola signora del fuoco” romanzo breve inserito nell’antologia Concepts Storia, e pubblicato singolarmente nel dicembre del 2008 in “Mini Concepts”, collabora con siti internet e riviste letterarie. Ha curato l’antologia “Lungo la strada”. Collabora con il quotidiano “La voce di Romagna”. Tamarri, raccolta di racconti brevi dello scrittore Remo Bassini, è l’ultimo nato in casa Historica – Il Foglio Letterario, prima opera della collana Short Cuts, che prevede di pubblicare opere di autori italiani underground.

( A cura di Amneris Di Cesare)

Ciao Francesco, grazie per aver accettato di rispondere ad alcune nostre domande. Iniziamo subito:

1. Inizi come scrittore. Hai infatti pubblicato il tuo primo romanzo a soli 13 anni e il tuo ultimo lavoro “Bastola, signora del fuoco” è uscito nel gennaio 2009 con Arpanet. Innanzitutto come nasce in te, giovanissimo, il desiderio e il bisogno di scrivere? Quando è scattata la molla che ti ha spinto a scrivere un racconto lungo fino a farne un romanzo?
Più che il desiderio e il bisogno di scrivere in me intorno a 12-13 anni è nato il desiderio di leggere. L’amore per la scrittura è una conseguenza dell’amore per la lettura. Credo sia stata determinante la figura di mio nonno paterno, Italo, che con i suoi consigli mi ha aiutato a scoprire questa mia passione.

2. E una volta terminato di scrivere la tua storia cosa hai fatto? Lo hai fatto leggere ai tuoi amici, ai tuoi cari, oppure come altri tuoi “colleghi” (Christopher Paolini, per citare un altro tredicenne scrittore di una saga fantasy campione d’incassi come Eragon, Licia Troisi oppure Mariangela Cerrino), hai semplicemente inviato il tuo lavoro alle case editrici ricevendone risposta positiva?
Il primo libro, prima di inviarlo all’editore con cui l’ho pubblicato l’ho fatto leggere a mio nonno, un po’ perché lo riguardava in prima persona, un po’ perché volevo consigli e conforto da lui che faceva il maestro elementare. Il secondo purtroppo mio nonno Italo non è riuscito a leggerlo perché è scomparso l’anno scorso, l’ho fatto leggere a mio papà per vedere se mi era sfuggito qualche refuso e poi l’ho mandato all’editore.

3. Come ti nascono le idee e come le realizzi? Come scrivi? Taccuino sempre nello zainetto oppure portatile a oltranza?
Quando scrivo lo faccio a tavolino. Di solito dedico un po’ di tempo alla settimana alla scrittura. Mi siedo al tavolo e inizio a scrivere con il pc portatile. Scrivo in camera mia, dove c’è più silenzio e non sono disturbato da nessuno. Questo per quel che riguarda la scrittura di opere narrative, se invece devo scrivere articoli giornalistici, recensioni, post, spunti… lo faccio nello studio anche ascoltando la musica.

4. Dalla scrittura all’editoria: com’è avvenuto questo passaggio? Non ti bastava scrivere e creare ambienti e situazioni, osservare e raccontare? Perché hai sentito il bisogno di diventare anche editore?
E’ sempre stato un mio sogno fin da piccolo poter gestire qualcosa di mio, creare una nuova realtà editoriale, vederla crescere, diffondersi, pur mantenendo sempre una precisa linea. Ho iniziato con un  magazine due anni fa, poi con una rivista cartacea e ora con una casa editrice, confesso che spero, una volta terminata l’università, di fare come primo lavoro l’editore, anche se mi rendo conto che il cammino è duro e difficile.

5. Diventare editore non è certo una cosa che si può improvvisare dalla mattina alla sera, vuoi raccontarci come sei entrato in questa realtà?
Ciò che spinge a diventare editori è l’amore per i libri, il desiderio di riuscire a creare un progetto serio e un catalogo di qualità. Credo che il riferimento per ogni piccolo o micro editore sia Minimum Fax. Quella di Marco Cassini è la storia di chi ce l’ha fatta. E’ riuscito attraverso un lavoro e un catalogo validissimo ad imporre la “sua creatura” nel mercato editoriale una piccola fetta di mercato che, a mio giudizio, è destinata ad aumentare con il tempo. In realtà il mio approccio  con l’editoria è stato abbastanza casuale. Dopo aver pubblicato il primo numero della mia rivista in cartaceo, ho letto online il romanzo “Le colpe dei padri” di lauraetlory [Laura Costantini e Loredana Falcone], pubblicato a puntate sul blog delle autrici. Così le ho contattate e abbiamo deciso di pubblicare il romanzo in allegato alla rivista. I risultati ovviamente sono stati deludenti: grafica spartana, libro male impaginato, privo di codice ISBN… Nonostante ciò il libro ha venduto e così abbiamo deciso di ristamparlo in una grafica migliore e con il codice ISBN.  La casa editrice vera e propria è nata nel settembre 2008, circa cinque mesi dopo la pubblicazione de “Le colpe dei padri”. In quel lasso di tempo mi sono documentato, ho chiesto consigli, ho trovato un grafico e due consulenti editoriali, insomma ho dato una struttura alla casa editrice.

6. Hai seguito corsi specifici, hai presenziato a presentazioni e fiere letterarie per capire i “trucchi del mestiere” e i meccanismi dell’ambiente?
C’è una letteratura sui corsi di scrittura e similari, posso citare “Quasi quasi faccio anche io un corso di scrittura” o “Nemici miei” di Gordiano Lupi, due testi che, oltre ad essere un attacco al mercato editoriale italiano, sono anche una dura critica ai corsi di scrittura creativa. Non si impara a scrivere ai corsi di scrittura, così come non si impara a fare gli editori ai corsi di editoria che organizzano varie case editrice. Due ottimi editori medi di qualità organizzano corsi di scrittura con una retta superiore ai mille euro, per quanto ben organizzati, sono, ovviamente, un modo per far cassa, certamente giustificato e che permette a questi editori di sopravvivere e pubblicare ottimi libri, ma è comunque un qualcosa di  cui si può fare tranquillamente a meno. L’unico modo per imparare davvero a fare un mestiere è quello di confrontarsi con chi lo svolge già da molti anni e così ho fatto io, chiedendo consigli ad editori più esperti

7. Decidere di pubblicare è principalmente scommettere su un testo e il suo autore, finanziarne la pubblicazione e quindi promuovere e distribuire; Historica tiene a essere riconosciuta come casa editrice che non chiede contributi per la pubblicazione. Come avete risolto il problema finanziario e come siete organizzati per la pubblicazione e la distribuzione dei libri a catalogo?
Riusciamo ad autofinanziarci. Abbiamo due distributori: Ediq (www.ediqu.eu) e Del Porto (www.delporto.it ). Il discorso distribuzione però è molto complesso. Oltre ad essere presenti su tutti i principali web stores, i nostri libri sono anche reperibili presso il nostro sito. Stiamo valutando altre soluzioni distributive, per esempio accordi con alcune catene librarie presenti sul territorio nazionale.

8. Perché Historica?
Questo nome è nato negli ultimi mesi del 2006 quando, dopo aver aperto un piccolo blog, decisi di fondare un e-magazine letterario. La scelta del nome la feci insieme ad un blogger di Bergamo, con cui ho purtroppo perso i contatti.

9. Il Foglio Letterario, casa editrice curata da Gordiano Lupi era una realtà presente in ambito editoriale da tempo. Com’è avvenuto l’incontro e l’unione d’intenti con Historica?
L’incontro con Gordiano Lupi, e di conseguenza con le edizioni Il Foglio, è avvenuto circa un anno fa, quando contattai Gordiano come collaboratore all’e-magazine che curavo e che si chiamava appunto Historica. E’ nato così un rapporto di collaborazione che si è trasformato nella creazione di una rivista cartacea: “Historica-Il Foglio letterario”  Devo tanto a Gordiano Lupi, senza di lui la casa editrice non esisterebbe. I titoli di Historica sono usciti per circa sei mesi con il logo di “Historica-Il Foglio letterario”, ora è nata l’associazione culturale no profit che ci permette di pubblicare libri autonomamente. La rivista continua ad essere pubblicata insieme a Il foglio.

10. Chi legge i manoscritti e decide di investire, rischiare, scommettere su questo o quel manoscritto nella Vostra impresa? Tu in prima persona o ti avvali della consulenza ed esperienza di un pool tra editor e lettori?
Chi decide di investire, rischiare e scommettere su un manoscritto sono io. Mi aiutano nel mio lavoro due consulenti editoriali (Alessandro Cascio e Francesco Dell’Olio), un grafico ed editor (Sacha Naspini) e un ufficio stampa (Anna Sisi).

11. Avete una linea editoriale specifica che vi indirizza verso un particolare genere letterario oppure prevedete di pubblicare generi differenti, e nel caso, quali saranno i generi che prediligerete nella scelta di nuovi temi da affrontare e libri da pubblicare?
Abbiamo due collane di narrativa una nuova collana di saggi, e una di tascabili. La collana principale è quella di narrativa italiana contemporanea in cui pubblichiamo romanzi di autori italiani contemporanei di qualità. Inoltre abbiamo una collana di romanzi brevi, o racconti lunghi, che si chiama “Short cuts” , trovate tutte le informazioni sulla collana sul blog: http://collanashortcuts.wordpress.com , presto sarà attivo un sito dedicato solo alla collana. Inoltre, come già detto, stiamo definendo la linea editoriale della nuova collana di saggi che verrà inaugurata con un testo di Sergio Sozi.

12. Si è appena conclusa la Fiera della piccola e media editoria di Modena a cui hai partecipato con Historica, com’è andata?
La fiera di Modena è stata un successo in tutti i sensi: buone le vendite (Vivere Adagio di Francesco Dell’Olio ha venduto 45 copie!), ottima l’accoglienza del pubblico alla casa editrice, ben riuscita la presentazione della collana “Short cuts” con Remo Bassini e Francesco Dell’Olio e, soprattutto, molti i contatti ottenuti. Proprio a Modena ho conosciuto un imprenditore che finanzierà una nuova collana di autori under 18 che ci apprestiamo a lanciare.

Adesso qualcosa di più personale:
• Quali sono le tue letture, in termini di genere letterario (fantasy, storico, thriller, noir, mainstream)?
Narrativa ma anche saggi principalmente a carattere storico
• Autori classici che preferisci:
Hemingway , Bulgakov, Marquez… ma la mia scoperta dei classici è ancora in corso.
• Autori contemporanei che ti hanno colpito e che ritieni ne seguirai il percorso futuro;
Domanda difficile, ci sono alcuni autori contemporanei interessanti ma, per il momento, preferisco non sbilanciarmi.
• Il libro che stai leggendo attualmente?
“Il giardino dei Finzi Contini” di Bassani.
• Il libro che stai scrivendo attualmente?
Sorpresa.
• Gli oggetti sul tuo comodino, adesso, mentre stai rispondendo a queste domande.
Una pila di libri, una pila di fogli, una pila di riviste, una foto e un Crocifisso.
• I tuoi cibi preferiti e quelli che la tua mamma ti imponeva di mangiare? (da mamma di un quasi quindicenne devo capire dalle esperienze altrui come fare a crescere i miei figli alla lettura e alla scrittura)
Pasta e pizza, of course.
• Confessa, tua madre leggeva Proust mentre ti aspettava, e per farti addormentare, anziché le favole di Pinocchio e Cappuccetto Rosso ti leggeva l’Ulisse di Joyce…
Confesso, mi hai scoperto
• Giochi elettronici sì o giochi elettronici no? (è un’eterna lotta contro questi giochi che secondo me uccidono il cervello dei giovani, confermi?)
No! Sono decisamente favorevole ai giochi elettronici perché credo aiutino i ragazzi a distrarsi, ovviamente sta nella loro (nostra) intelligenza capire qual è il limite.
Hai mai effettuato un test per il QI?
A che pro?
• Sei l’editore più giovane d’Italia, e forse anche del mondo, hai mai provato a entrare nel Guinness dei primati?
Buona idea
• Quante ore dedichi al tuo lavoro di editore?
Circa un’ora e mezza al giorno.
• Quante ore dedichi allo studio?
Circa un’ora e mezza al giorno.
•  Quanto tempo alla lettura e alla scrittura?
Un’ora e mezza al giorno, solitamente alla sera, vado in camera alle nove e mezza e spengo la luce a mezza notte e mezza, i miei coetanei alla sera guardano X-factor e il grande fratello, io leggo.
• Riesci a trovare il tempo anche per fare altro, o come Hermione Granger hai una “giratempo” che ti permette di fare più cose contemporaneamente?
Certo che riesco a trovare il tempo per fare altro! Sono un normale adolescente, esco con i miei amici, gioco a calcio…
• Il tuo consiglio a un giovane che aspira a scrivere e a pubblicare?
Non pubblicare con un editore a pagamento!
• Il tuo consiglio a una mamma che sogna di avere un figlio scrittore ed editore come te? (di parte, questa domanda, lo so…)
Di incoraggiarlo, di fidarsi di lui e non di non sgridarlo troppo, ovviamente.

Con quest’ultima tornata di domande un tantino surreali e forse anche irriverenti, ti saluto e ti ringrazio per la disponibilità e per averci concesso questa interessantissima chiacchierata,

(Amneris Di Cesare)

Altro su Francesco Giubilei:
Intervista di Arte Insieme
Intervista di Viadellebelledonne
Intervista di Letteratitudine
Intervista di Mushroom’s Blog


PREMIO LETTERARIO "IL VINO IN UN RACCONTO" promosso da: TUTTISCRITTORI, PORTHOS E RADIOIMAGO ecco finalmente i risultati:

care amiche e cari amici,

finalmente la giuria ha deciso i vincitori  i racconti prescelti sono stati quattro anziché tre e sarà pertanto assegnato il terzo premio ex aequo.

Ecco i vincitori in ordine alfabetico:
E il sangue si mischia col vino… di Manuela Ardingo
Lotte, il suo periodo giallo… di Catia Ciofini
Ricordo di vino di Bruno Bianco
(la) Voce del vino di Arrigo Filippi

La premiazione sarà a Roma, nella serata di Sabato 18 aprile, presso la sede di PORTHOS, Via Laura Mantegazza n. 60

Gli altri sei racconti finalisti :
Oinos di Cristiana Pivari
Omaggio alla Catalogna di Mauro Zennaro
i Dialoghi del vino di Paolo Meneghini
il Vino di strada di Nicola Maria Podda
Succhiando l’uva… di Alessandra De Gregorio
La sposa di Chagall di Antonio Antonelli

Gli altri titoli che si sono particolarmente distinti, e che saranno oggetto di pubblicazione e, forse, lettura in una trasmissione radiofonica ad hoc:
in ordine sparso citiamo
Stasera di Luca Saraceno
Vivere è come amare di Ivano Mugnaini
il brindisi di Paola D’Agaro
Rafael e la luna guaritrice di Diego Vecchi
Prima del vino di Paolo Forti
Orto in città di Emanuela Boem

ringraziamo tutti gli autori esclusi che hanno partecipato al concorso. Chi volesse essere presente alla premiazione è pregato di avvisare e confermare la propria adesione

un saluto da
tuttiscrittori
La nostra Cristiana Pivari è risultata tra i sei racconti finalisti, e pur non avendo raggiunto il podio, ha saputo distinguersi per bravura e capacità ineffabili. Alla nostra carissima amica tutti gli abbracci calorosi e i più sinceri complimenti da parte del FIAE.

 

INTERVISTA A TECLA DOZIO: INFIAMMA IL DIBATTITO!

Pubblicato: 13 marzo 2009 da fiaeforum in Senza categoria

1: A:  Chi è l’editor? Puoi definirne a grandi linee i tratti, i contorni, il perimetro esatto?
R.1
– Posso dirvi chi penso dovrebbe essere l’editor, non chi è. Una persona con buone capacità linguistiche, conoscenza della lingua italiana, qualche migliaio di pagine di lettura alle spalle – anche di “Classici” –  e che, possibilmente, non abbia velleità di scrittura. Contorni e perimetro sono difficilmente tracciabili; variano da scrittore a scrittore con il quale si lavora. Certamente è necessario dimenticare il proprio gusto personale e non voler imporre le proprie idee, ma motivare ogni obiezione/correzione. Non intervenire, ma suggerire.

Questa una delle domande poste a Tecla Dozio, nell’intervista da lei gentilmente rilasciata al Fiae. Nello spazio commenti, sta infiammando un acceso dibattito sulla figura dell’editor, a partire da alcune affermazioni rilasciate da altre interviste a Carlo Oliva e Felice Accame, riproposte e pubblicate nello spazio commenti da Gianfranco Maccaglia di tuttiscrittori. Per seguire il dibattito, cliccare qui

 


(Dal sito Thriller Magazine) Con un po’ di ritardo si è conclusa la fase di lettura preliminare dei romanzi che sono pervenuti alla prima edizione del Premio Thriller Magazine, indetto dalla casa editrice Delos Books. La pregiuria ha selezionato da questa prima scrematura i seguenti cinque  romanzi finalisti, che si contenderanno la vittoria finale (in ordine alfabetico):

Bartolomeo Badagliacca — Il ragno e la coccinella
Arnaldo Fantuzzi — Deviazione marginale di flusso
Fabio Galli — Il debole riflesso dell’enigma
Artemisia Loro Piana — Mare di fiele
Giovanni Sicuranza — Quando Piove

Per quanto riguarda i finalisti, la supergiuria del Premio Thriller Magazine, composta da Franco Forte (direttore editoriale di Delos Books), Gianfranco Viviani e Luigi Pachì, direttore della collana Odissea Mystery nella quale sarà pubblicato il romanzo vincitore, leggerà e valuterà le opere finaliste e decreterà il vincitore assoluto, che sarà pubblicato nel 2008 nella collana "Odissea Mystery", a fronte della firma di un regolare contratto editoriale.

Teniamo le dita incrociate per il nostro caro amico Fabio, con la speranza di vederlo salire sul podio e coronare il suo sogno, la pubblicazione del romanzo! Cento di questi concorsi, Fabio!


Al Prestigioso premio letterario Giacomo Zanella 2008 ben tre partecipanti di Fiae si sono piazzati tra i trenta finalisti: Cristiana Pivari, Isabella Giomi e Lorella Miotello. La premiazione in aprile, ma già da ora teniamo le dita incrociate sperando di vederle tutte e tre raggiungere il podio! Un abbraccio da parte di tutto il Fiae alle nostre tre splendide autrici!


Ti piace leggere, ma non resisti alla voglia di sgranocchiare qualcosa mentre sfogli le pagine?Ecco per te i Cioccolibri, nati dalla collaborazione tra Kinder Cioccolato e il Battello a Vapore, tante storie tutte da scoprire: “La scuola delle sorprese”, “Da grande farò il calciatore”, “Polvere di fata”, “Mamma Nastrino Papà Luna”, “Carla e Daiana in vacanza… da sole” e “Il mistero del tirannosauro parlante”! E in più il grande concorso “Di favola in favola”, con il quale potrete diventare anche degli scrittori! Scopri i Cioccolibri e il concorso su www.cioccolibri.it

Così diceva il bando del concorso "Ritornano i cioccolibri" e la nostra Crisaliderosa, Cristiana Pivari, non si è lasciata sfuggire l’occasione ed è risultata una tra i cinque selezionati per la pubblicazione dei cioccolibri "senior". Una bellissima prova per la nostra Cristiana e un altro successo tutto targato Fiae! Alla nostra carissima amica, un grande abbraccio e cento di questi concorsi, Cris!