Archivio per gennaio, 2012

PRESENTAZIONE di POTTEROLOGIA al POTTER-RADUNO DELL FIERA DEL FUMETTO

Pubblicato: 30 gennaio 2012 da amnerisdicesare in scrivere

sabato 4 febbraio 2012

Dalle ore 12.00 fino a 13.00
Fiera del Fumetto, Parco Esposizioni Novegro (Milano)

All’interno della convention dedicata a Harry Potter e ospitata all’interno della Fiera, sabato 4 novembre dalle 12 alle 13,
gli autori di Potterologia Marina LentiChiara Segré e Paolo Gulisano, presenteranno il libro.

Per raggiungere la fiera, è disponibile una navetta gratuita che parte ogni 10 minuti da Piazza Monte Titano, di fronte a Lambrate FS
Prima corsa da Lambrate ore 09.15
Ultima corsa dalla Manifestazione ore 19.30
Frequenza corse andata – ritorno 45 minuti circa. Dalle ore 13.00 alle ore 14.00 pausa navetta

SOLOLIBRI.NET INTERVISTA STEFANO SANTARSIERE

Pubblicato: 28 gennaio 2012 da amnerisdicesare in INTERVISTE, scrivere, stefano santarsiere

Stefano Santarsiere ci presenta il suo nuovo romanzo: ‘Ultimi quaranta secondi della storia del mondo’, edizioni Abelbooks 2011.

  • Chi è Stefano Santarsiere?

Sono uno scrittore di 37 anni che vive e lavora a Bologna; ma sono le mie origini lucane ad alimentare le suggestioni alla base di ciò che scrivo. Ho pubblicato un primo romanzo nel 2005: L’arte di Khem, edizioni Pendragon (BO). In seguito sono apparsi diversi racconti inseriti in antologie collettive. ‘Ultimi quaranta secondi della storia del mondo’ è il mio secondo romanzo

  • Parliamo di questo libro. Il titolo è inusuale: ci puoi spiegare a cosa si riferisce?

E’ difficile farlo senza scivolare nello spoiler. Posso anticiparvi che ha a che fare con una semplificazione divulgativa della storia della Terra. Su un’ipotetica scala di 24 ore, dalla creazione del nostro pianeta fino a oggi, l’epopea dell’homo sapiens sapiens occupa, all’incirca, gli ultimi 40 secondi di questo immenso ‘giorno’. <<<CONTINUA>>>

RIPARTONO LE INTERVISTE DEL FIAE: ISABELLA GIOMI

Pubblicato: 26 gennaio 2012 da amnerisdicesare in INTERVISTE, Isabella Giomi

A cura di Livia Rocchi

Isabella Giomi, nata a Roma troppo tardi per aver avuto a che fare con una guerra – anche se indirettamente ne devo aver subito le conseguenze – troppo presto per essere confusa con la nuova generazione. Tutto un giro di parole (perchè tanto l’età non ve la dico, no e no! e di solito chi non dice l’età non è nato proprio ieri), per dire che appartengo a una generazione ibrida non abbastanza spartana per le privazioni passate e non ancora viziata dal consumismo, una generazione di sognatori idealisti consapevoli di far parte di un’era di transizione.  A parte questo incipit semiserio, scrivo da quando ne ho la possibilità, all’inizio per imitazione degli autori che mi piacevano, con il tempo è diventata un’attività a se stante man mano che ottenevo piccole soddisfazioni, tipo piazzamenti in finale nei concorsi letterari. Ho anche vinto qualche concorso, i più importanti sono stati quello bandito nel 2006 dall’azienda romana Trambus, in cui mi sono piazzata tra i primi sei su qualche migliaio di partecipanti, nel 2008 mi sono classificata prima assoluta nel concorso Emozioni d’inchiostro bandito da Laruffa Editore di Reggio Calabria con cui ho pubblicato il mio primo romanzo, La cantatrice muta. Ho collaborato anche a una rivista femminile, Sincerità, con alcuni racconti. Numerosi miei scritti sono apparsi in antologie di autori vari. In tutti i miei racconti, anche di sfuggita, a mo’ di mascotte portafortuna, c’è sempre la presenza di almeno un gatto. Se non s’è capito i gatti sono i miei animali preferiti.  Attualmente ho un paio di romanzi e svariate raccolte di racconti in stand by in attesa di essere pubblicati

  • 1.      Hai detto: “Ho uno storico quadernone, iniziato addirittura nel marzo del ’96, dove sono scritti uno per uno tutti i concorsi ai quali ho partecipato finora e che cosa ho inviato. Oramai è un cimelio.” Ti va di sfogliarlo un po’ con noi? Qual è il primo concorso a cui hai partecipato? Tanto per cominciare grazie per questa nuova opportunità e questo farmi sentire almeno a metà strada del mio percorso di scrittura. Il mio quadernone è un cimelio tutt’ora in carica che iniziò per l’esigenza di prender nota di tutti i concorsi a cui partecipavo, per non rischiare di mandar due volte lo stesso racconto allo stesso concorso. I primi concorsi andarono male (ero proprio all’abc della scrittura). Uno dei primi che mi andò bene fu un concorso bandito qua a Roma da una micro associazione culturale, mi piazzai ex aequo al 2° posto, con un racconto forse originale come tema, ma scritto abbastanza pedestremente, a rileggerlo oggi. Ebbi la soddisfazione di vedere il mio nome su un giornale locale. Insomma, per farla breve, l’organizzatore mi propose di pubblicarlo in antologia insieme ad altri finalisti, per la modica somma di duecentomila lire. Io allora ero abbastanza sprovveduta, mi sembrò una buona proposta e accettai. Adesso mi nasconderei sotto una mattonella piuttosto. 
  • 2.      Come è cambiata la tua scrittura rispetto ai primi tempi? Sto molto più attenta ai periodi, cerco di abbreviarli per non rischiare la prolissità, poi ho la fobia del che, trovo appesantisca in modo incredibile rendendo indigesta qualsiasi buona scrittura. Inoltre cerco il più possibile, specie quando il tipo di storia lo consente, di lavorare sul personaggio. Credo che tutte le storie partano dal personaggio: se gli succede una certa cosa è perché è fatto in quel tal modo e per una sorta di legge dell’attrazione attira quel tipo di storia 
  • 3.      Ti va di raccontarci qualche piccola delusione (nell’ambito dei concorsi o di qualche altra esperienza letteraria)? Ancora mi vengono i lucciconi a ripensare a quella volta che, avendo inviato il manoscritto della Cantatrice muta a diversi editori, in parecchi mi avevano già risposto no, quando una mattina mi ritrovo sulla casella di posta l’email di un editore piccino, ma nemmeno tanto, che si dichiarava entusiasta del mio scritto, una commissione di lettura l’aveva esaminato ed erano tutti concordi, insomma, era pronto a pubblicarmelo di lì a poco. Compongo seduta stante il numero dell’editore, che mi conferma tutto. Io per cautelarmi gli chiedo se ci fosse da pagare qualcosa, no no, tranquilla, non c’è assolutamente da pagare. Passa qualche giorno, niente. Richiamo e lui: sa com’è, ora siamo pieni di lavoro, appena possibile la contatteremo per il contratto. Passano i giorni e del contratto nulla. Insomma, morale della favola, mi hanno portato in giro per mesi e poi la pubblicazione non c’è stata. Probabile che volessero soldi e non abbiano avuto il coraggio di dirlo subito, avendomi vista così determinata a non pagare.
  • 4.      Poi però la Cantatrice ha vinto un concorso serio ed è stat pubblicata da una casa editrice degna di questo nome… Bè, la più grande soddisfazione in assoluto è stata proprio la vittoria al concorso bandito da Laruffa con in palio la pubblicazione, penso sia il modo migliore per un esordiente di iniziare, se non altro perché il libro porta la dicitura “vincitore di concorso”, in modo tale da mettere in fuga qualsiasi sospetto di pubblicazione prezzolata 
  • 5.      Concorsi a parte: perché hai iniziato a scrivere? E perché continui?  Ho sempre scribacchiato qua e là per vari motivi, mi son sempre vista scrittrice, fin da bambina, adoravo questa figura un po’ svagata e trasognata, tanto da identificarmici quando ancora faticavo a tenere la penna in mano. È stato un percorso iniziato idealmente e proseguito quando ero ormai già grande, un po’ per coronare questo ideale che covava in me da troppo tempo, un po’ perché man mano che scrivevo scoprivo che mi faceva anche bene, riuscivo a conquistare un equilibrio e un distacco dalle cose che mi induceva ad andare avanti se volevo continuare a mantenere quel benessere. Poi col tempo è venuta fuori anche una certa cura e il desiderio di valorizzare i miei scarabocchi. 
  • 6.      La protagonista di La cantatrice muta è un’artista, ma è l’esatto opposto di una scrittrice, infatti non si esprime usando le parole, ma incanala le sue emozioni solo attraverso il canto. Che rapporto c’è secondo te tra canto e scrittura?  Sono due arti, benché lontane tra loro, in un certo senso paritetiche: c’è tantissima gente che canta bene ma non diventa mai famosa, lo stesso accade per chi scrive, il canto ha avuto un rilancio pazzesco in questi anni, anche grazie ai talent show, lo stesso dicasi per lo scrivere, complice la facilitazione della scrittura digitale. Penso che anche l’ambiente della canzone non sia esente dagli sciacalli che ben conosciamo noi che scriviamo e che approfittano del desiderio di emergere, in entrambi i casi di difficile realizzazione. Inoltre sia il canto che la scrittura possono convogliare emozioni allo stato puro. 
  • 7.      Gli appartenenti al segno dei gemelli sono famosi per essere poliedrici: tu hai avuto esperienze in ambito musicale? In qualche altra forma d’arte?  La mia unica esperienza in campo musicale è stata l’aver fatto parte del coro della scuola elementare diretto dalla mitica signorina Misino, che mi piace citare in quanto personaggio degno di nota, avrebbe saputo far cantare le zucche, penso. Ricordo con grande orgoglio un’esibizione di tutto il coro una quarantina di anni fa proprio sulla piazza del Campidoglio. Ma a parte questa esperienza, no, non ho propriamente un animo musicale, avendo una mente molto visiva e poco uditiva, anche se il canto in qualche caso mi emoziona al punto di avermi suggerito una storia. Ho provato anche a dipingere, spinta da questa mia mente così visiva, amo molto fare ritratti, mi intrigano i segreti delle fisionomie. Poi però sono arrivata alla conclusione che conviene concentrarsi su una sola arte alla volta. Anche se non escludo in futuro di riprendere i miei ritratti a pastello.  
  • 8.      Che musica ascolti? Non ne ascolto molta, lo confesso, l’unica musica che a volte mi piace ascoltare è la new age, Enja in particolare, ma mi capita sempre più raramente. 
  • 9.      Che libri leggi? Qual’è il più significativo nella tua carriera di scrittrice, quello che ti ha insegnato di più?  La mia narrativa preferita è la produzione italiana del 900: Cassola, Ginzburg, Landolfi, Calvino, Buzzati, Bassani, Moravia, di cui adoro i Racconti romani. Forse sarebbe anche giusto precisare che amo quella narrativa in particolare perché dipinge un’epoca passata e un’umanità molto più vera e interessante. Mi piacciono le storie che parlano di gente autentica. Trovo sia davvero difficile parlare dei tempi attuali, di questa umanità persa dietro al consumismo e alla carriera, credo che molti autori di ora si rifugino nel fantasy anche perché la nuova generazione è più complessa, nevrotica e quindi più difficile da inserire in un contesto narrativo. Insomma, erano molto più belle le storie che parlavano di miseria, del mestiere di vivere e delle difficoltà quotidiane. Non che ora non esistano spunti interessanti, gli autori fini psicologi di sicuro trovano comunque delle ispirazioni, però quando leggo Moravia o la Ginzburg provo una certa invidia perché penso: guarda che personaggi veri esistevano e, in fondo, quanto era più facile scrivere a quei tempi. Senza nulla togliere alla loro bravura e capacità analitica, si intende. E comunque sono un’appassionata del genere fantastico, non fantasy, e il romanzo che ha in un certo senso cambiato il mio destino di autrice è stato Il profumo di Suskind. Ma non ne parlo qui, ci vorrebbe un’intervista apposita!  Apprezzo anche la narrativa straniera, comunque, con Mishima ci sono praticamente cresciuta, mi emoziona Hesse e ho scoperto con grande sorpresa Jack London da grande. 
Grazie a Isabella Giomi per la sua disponibilità,
(Livia Rocchi)

Da Fantasy Magazine.it

Fabio Musati, L’Ombra dei Sogni (2011) – FANTASTICO – Edizioni Cento Autori – Narratopoli – 2011 – pagine96 – prezzo 10,00 euro -giudizio: buono

Fabio Musati, autore milanese, pubblica una nuova raccolta di racconti con la casaEdizioni Cento Autori. Non del tutto inerenti il fantastico: spesso si limitano a sfiorarlo con il dubbio, la sensazione. Un po’ come con il grande Dino Buzzati, nell’ Ombra dei Sogni abbiamo una partenza da situazioni quotidiane e semplici e uno sviluppo verso l’ignoto, il misterioso o verso la situazione paradossale kafkiana. Difficile dare una definizione unica a questi racconti, che spaziano tra generi differenti.

Spesso si incontra un elemento nuovo, un qualcuno o un qualcosa (una casa deserta che si vede tutti i giorni passando per strada, un criceto che sbadatamente si acquista e ci si porta in casa, una persona incontrata in ascensore) che permette di mettere in luce le nevrosi, i dubbi, i sogni o i desideri del protagonista. Che a sua volta può essere un personaggio in cerca di sapere e di verità oppure congelato nella routine quotidiana, nella nevrosi o nella noia, desideroso del contatto con l’altro o al contrario ansioso di essere lasciato nel proprio guscio.

Spesso, e questo può essere interpretato in molti modi e avere una valenza positiva o negativa a seconda dei gusti, non c’è un vero e proprio disvelamento finale, e la storia termina nel dubbio e nel mistero così come è iniziata (ad esempio: La Statua). Talvolta, e in modo molto più classico, si comprende la premessa nelle ultime righe (Il Faro). E non manca un racconto in cui si abbandona la sofisticazione e i personaggi dai comportamenti leziosi per passare a una storia dal risvolto grottesco ma drammatica, umana e reale (Natale in Padania).

 In meno di cento pagine abbiamo diverse strade narrative, e inoltre il dono della sintesi e della brevità. Difficile dire se questi racconti possano trovare il consenso del lettore amante di un fantastico spettacolare e avventuroso, ma anche il lettore più giovane, se abbastanza curioso, si potrà cimentare con questa breve raccolta.

UN NUOVO BOOKTRAILER: BRIZZY DI SARA FRISON

Pubblicato: 23 gennaio 2012 da amnerisdicesare in CODE DI STAMPA

PRESENTAZIONE CODE DI STAMPA A TORINO

Pubblicato: 23 gennaio 2012 da amnerisdicesare in CODE DI STAMPA, presentazioni, pubblicazioni

TORINO,
21 gennaio, h. 17.30
Libreria Belgravia, V. Vicoforte 14/d

 

Vi aspettiamo!