PRIMA FETTA D’ANGURIA: “SCRIVERE NON È DI PER SÉ COSA BUONA E GIUSTA” – DIALOGO CON GIAMPAOLO SPINATO (II)

Pubblicato: 21 luglio 2012 da amnerisdicesare in fette d'anguria, INTERVISTE, voci

Amneris Di Cesare: Quando hai scoperto che scrivere era il tuo destino?

Giampaolo Spinato: È una domanda trabocchetto. Per un po’ anch’io ci sono cascato, in particolare dopo il secondo romanzo, quando ho cercato di capire cosa c’entrasse la scrittura con le mie origini. Nella mia adolescenza avevo fatto delle vere e proprie battaglie per studiare, disorientando tutti perché in una famiglia dalle radici contadine ed operaie questa era un’opzione incomprensibile e di difficile realizzazione. In più, non finalizzavo il mio percorso di studi al lavoro, studiare mi piaceva in sé e basta. Alla fine mi sono convinto che tutto sia nato appunto sui banchi di scuola, dalla passione misteriosa che sentivo specialmente alle medie, durante l’ora di epica. Aspettavo tutta la settimana quel momento e non vedevo l’ora che si leggessero in classe le pagine dell’Iliade, dell’Eneide o dell’Odissea. Avevamo una splendida, voluminosa antologia che ancora conservo insieme al ricordo di quanto pesava nella cartella. Era curata dal grande Salvatore Guglielmino. Si intitolava Armi Eroi Popoli, della Principato editore. Ma, per rispondere senza retorica alla domanda e al luogo comune che la innerva, di destino non ce n’è che uno ed è uguale per tutti. Nel frattempo ognuno si arrangia come può per tentare di sottrarvisi. Il paradosso è che alla fine sarà stato tutto inutile eppure è proprio da questi nostri ottusi sforzi che scaturisce tutta la gamma della meraviglia di cui godiamo nella vita: felicità, infelicità, ambizione, apatia, euforia, rinuncia, progettualità, etc. In questo senso, il santo e il genio criminale condividono la stessa spinta innescata dal terrore e dal mistero del proprio essere mortale.

A. D. C.: Come scrivi? Penna e carta, moleskine sempre dietro e appunti al volo, oppure rigorosamente tutto a video, computer portatile, ipad, iphone?

G. S.: Il supporto per la scrittura è intimamente connesso con il gesto e l’esperienza dello scrivere, può condizionarla e frustrarla o esaltarla, supportando appunto l’elaborazione. La scelta dipende da cosa si sta facendo. La progettualità che precede o accompagna la stesura vera e propria di un romanzo può passare anche da testi, pre-testi o paratesti, compresi appunti, schizzi, disegni o scarabocchi incomprensibili. Ognuno di questi passaggi elegge o esige il proprio tipo di supporto. Durante la stesura del Cuore rovesciato, per esempio, ricordo d’aver consumato decine di pastelli a cera per trascrivere l’indice a tutta parete alle mie spalle. Per Pony Express avevo sommerso la scrivania di fogliettini memo. Per Amici e nemici, invece, dovevo farmi largo fra le cartine topografiche di varie città che tenevo sempre aperte sulla scrivania e i grandi fogli di bloc notes su cui trascrivevo sempre e solo a matita – Faber n. 2, per la precisione – i dialoghi che concepivo nel dormiveglia prima di metterli a lavorazione nelle sessioni al computer. La scelta del supporto però, come ho detto, non è affatto ininfluente. C’è stato qualche episodio in cui, almeno in fase preliminare, il ritmo e il rumore dei tasti della macchina per scrivere mi erano necessari. Dopo gli anni pionieristici della videoscrittura – mi ero fatto regalare una mastodontica e costosissima, per quei tempi, macchina che occupava quasi tutta la stanza – sono passato da un primitivo notebook ai minitower. Nella fase realizzativa vera e propria oggi la soluzione più comoda è senz’altro il pc per la velocità e la duttilità, la comodità di esecuzione, archiviazione e revisione delle varie stesure. Ma, in buona sostanza, lo spazio fisico strutturato dal rapporto tra lo schermo e la tastiera deve rappresentare un limite non valicabile da altro, uno spazio separato. E, curiosamente, pur prestandosi efficacemente alla flessibilità richiesta dal gesto, per servire l’esperienza dello scrivere il computer deve essere completamente menomato di tutte le facoltà aggiuntive, ivi compresa la mistica del collegamento permanente con il mondo rappresentato dalla rete e dai social. Insomma, occorre sapersi servire del supporto, non esserne asserviti. E questo equilibrio si costruisce sia a livello simbolico che a livello pratico, staccando lettermente la “spina” quando è necessario.

A. D. C.: C’è un momento particolare nella giornata in cui prediligi scrivere i tuoi romanzi?

G. S.: Oltre al sonno e al sogno? No. Mi adatto. Ho notato che vi sono alcuni materiali che spingerebbero per occupare gli spazi meno ordinari. Intendo dire che alcuni temi o personaggi, per farsi “leggere” e incontrare, prediligono ad esempio il notturno rispetto al diurno. Col tempo ho imparato a leggere questa caratteristica aurorale delle storie che chiedono di essere portate alla luce, ma anche ad adattare questa qualità specifica alle esigenze della quotidianità e ad una certa cura che occorre avere per se stessi, anche per essere fisicamente in grado attraversare fino in fondo quell’esperienza unica che è la scrittura di un romanzo. Si tratta di un processo in cui si impara anche a non farsi schiavizzare dalle nostre stesse storie, a coglierne la natura intima e saperla valorizzare, senza aderirvi pedissequamente, governando persino il latente dispotismo che portano con sé. Scrivere non è di per sé cosa buona e giusta. Voglio dire, non può essere considerato a priori un gesto così neutro o positivo, come ci si vuole fare credere, porta con sé anche valenze di esasperazione o autoinganno, mascheramenti e persino autodistruttività, a volte.

Giampaolo Spinato è nato a Milano nel 1960. Ha pubblicato “Pony Express” (Einaudi), “Il cuore rovesciato” (Mondadori), “Di qua e di là dal cielo” (Mondadori), “Amici e nemici” (Fazi ) e “La vita nuova” (Baldini Castoldi Dalai). Ha scritto per il teatro e insegna drammaturgia all’università. Ideatore del progetto “Bartleby – pratiche della scrittura e della lettura“, dal 1995 conduce workshop e laboratori di scrittura e, nel tempo, ha collaborato fra gli altri con La Repubblica, L’Europeo, Cuore, Max, Il Giornale, Carnet, Linus, A e Oggi.

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commenti
  1. aquanive ha detto:

    Reblogged this on Scarabocchi and commented:

    Riflettiamo e impariamo…

  2. Marina Lenti ha detto:

    Indurre i figli a intraprendere un dato corso di studi finalizzato a un dato lavoro e non capire che funziona estatamente al contrario, è il GIgantico Errore della nostra società. Bravo Giampaolo che invece l’ha capito da solo e precocemente.
    Se e quando finalmente lo capiranno tutti avremo finalmente gente che ama fare il proprio lavoro e, di conseguenza, un sacco di ‘sclero’ di meno in giro….

  3. aquanive ha detto:

    Insomma, si scrive anche quando si dorme, si sogna o si guarda ininterrottamente da mesi la stessa fiction che pare volerti raccontare qualcosa di più della sua stessa storia? Non si scrive solo (o semplicemente) con una penna e un foglio o un computer dunque….

  4. luciaguida ha detto:

    In appendice all’incipit della bella intervista di Amneris, un paio di semini di anguria in più, tanto per gradire.
    Le mie domande per Giampaolo.
    Prima domanda: “ La lettura rende un uomo completo, la conversazione lo rende agile di spirito e la scrittura lo rende esatto “. Quanto di quest’aforisma di Francis Bacon ti appartiene e come?

    Seconda domanda: Cinque aggettivi per definire quello che per te rappresenta un libro di successo, di sicura fruibilità per il lettore.

    Grazie per la pazienza!

    • aquanive ha detto:

      Paola Ferrero avevo anche io armi, eroi, popoli… bei tempi.
      Ieri alle ore 0.29 · Non mi piace più · 2
      Alba Maria Cataleta SìSìSìSìS, era una delle antologie che c’erano i miei primi anni d’insegnamento: 1973/74/75…
      Ieri alle ore 11.09 · Non mi piace più · 1
      Paola Ferrero Io un po’ più in là, ma lo amavo ed é uno dei pochi libri scolastici che ho tenuto.
      Ieri alle ore 12.25 · Non mi piace più · 1

      Amneris Di Cesare no, io non l’ho avuto… anche se gli anni potrebbero corrispondere. A dire il vero, chi si ricorda su quale libro di epica ho studiato alle medie!
      Ieri alle ore 16.12 · Mi piace · 1
      Paola Ferrero più che altro è l’unico su cui io abbia davvero studiato…
      Ieri alle ore 16.14 · Mi piace

      Amneris Di Cesare Ecco una cosa che mi fa incazzare (scusate il francesismo) della scuola: se un libro di testo è valido, se va bene, se è comprensibile e affidabile nelle informazioni e nelle nozioni, perché cambiarlo ogni anno? Quest’anno, mio figlio ha terminato la terza media. Avrei voluto regalare i libri dei tre anni a qualche scuola, qualche fratellino più piccolo dei compagni di mio figlio, ma… NESSUN LIBRO E’ PIU’ ADOTTATO dalla stessa scuola! E a settembre partiranno ben più di 300 euro per comprare libri di scuola… che rabbia! E invece qui si parla di un buon vecchio libro di antologia sul quale in molti hanno imparato – e come hanno imparato !
      Ieri alle ore 16.46 · Mi piace · 1
      Alba Maria Cataleta Tesoro i libri di solito si cambiano perchè anche se quelli usati sono validi, però: 1)Non si può sempre lavorare con gli stessi, le famiglie hanno + figli e siamo sicuri che ciascuno di quelli faccia i compiti oppure prende quelli già svolti dal precedente fratello? 2) Le case editrici si rinnovano con i testi e gl’insegnanti cosa fanno? Fanno usare sempre gli stessi libri, agevolando una casa piuttosto che un’altra? 3) I libri usati vengono rivenduti al “Libraccio” e sono con tutti gli esercizi – lo sai, hai avuto i figli a scuola e lo sai – già svolti perchè è usanza avere gli esercizi da svolgere quasi tutti, di tutte le materie sui libri, perchè quest’ultimo deve essere strumento di lavoro al 100%, 4) Per legge i libri vanno cambiati alla scuola media, ogni 5 anni, alle superiori ogni sei anni. Ho risposto alla tua domanda o no?
      Ieri alle ore 17.08 · Mi piace

      Amneris Di Cesare Sì, mi hai risposto esaurientemente ma non sono completamente d’accordo… Soprattutto perché: 1) confrontando i libri delle medie del primo e quelli del secondo, noto un abisso di differenza (in peggio) da parte di quelli più recenti, rispetto a quelli pubblicati cinque anni prima. Un orrore! Tanto che con il più piccolo, ho ringraziato di aver tenuto quelli del fratello (sto parlando prevalentemente di Storia, Geografia, Scienze) maggiore, sui quali abbiamo quasi sempre studiato. Quelli del minore – stessa scuola, cambiato il professore e adozione libri di testo – sembravano scritti per bambini delle elementari. Ma già… ci sarebbe da fare un discorsetto anche sulla riforma Moratti e sulla bellissima idea di accorpare lo studio delle materie orali dalla terza elementare alla terza media, con il risultato – questo sì, è tangibile – che oggi i bambini odiano lo studio delle materie orali e spesso le madri disorientate dai pianti e dalle scene isteriche che i bambini fanno a casa (ne ho almeno dieci di storie) si vedono costrette a farli analizzare per dislessia… Mentre è solo un problema di apprendere a studiare (alle elementari) e approfondire (alle medie). E con il risultato che oggi, quasi nessuno conosce la geografia (dell’Italia, non parliamo poi quella dell’Europa o del Mondo!)… Sorry, Alba, mi sembra di capire che insegni. Purtroppo la scuola era migliore quando andavamo a scuola noi. Con tutte le pecche che aveva.
      Ieri alle ore 17.38 · Mi piace · 2
      Alba Maria Cataleta Sono d’accordo su ciò che dici, ma ovviamente i genitori dovrebbero portare queste idee in Consiglio D’Istituto, i Decreti Delegati ci sono dal 1974 e invece? Tutti se ne lavano le mani e ce la stiamo solo a raccontare. Io da quest’anno sono in pensione ma credimi di genitori “illuminati” ne ho conosciuti 1, poi tutte chiacchiere sull’aria fritta come ogni cosa in questo nostro mondo.
      Ieri alle ore 18.04 · Mi piace

      Amneris Di Cesare Eh, Alba Maria… se avessi saputo che far parte del Consiglio d’Istituto avrebbe permesso di segnalare queste cose, l’avrei fatto volentieri! Purtroppo ho fatto solo la rappresentante di classe per il piccolo durante le tre medie. E parlare con gli insegnanti di questo non è per niente facile. 🙂
      Ieri alle ore 18.13 · Mi piace · 1
      Alba Maria Cataleta No, siamo tutti catechizzati!!!
      Ieri alle ore 18.31 · Non mi piace più · 1
      Paola Ferrero A me, comunque, avevano insegnato a non fare alcun esercizio direttamente sul libro. E fino all’università non ho mai toccato un libro nemmeno con una matita…
      Ieri alle ore 18.57 · Non mi piace più · 1

      Amneris Di Cesare Idem Paola e ancora oggi, quando vedo i miei figli scrivere con la biro su un libro, mi viene una sincope! (no, al liceo scrivevo sui libri, ma solo ed esclusivamente con la matita e poi, sapevo, che quei libri non li avrei dati via mai, sarebbero stati miei per sempre. Infatti li conservo ancora a casa di mia madre…)
      Ieri alle ore 19.24 · Mi piace

      Amneris Di Cesare Posso ricopiare questi vostri/nostri commenti e metterli nel blog dove c’è l’intervento di Spinato, così li legge anche lui?
      10 ore fa · Mi piace · 1
      Alba Maria Cataleta per me, sì; anch’io ho sempre scritto con la matita sui MIEIlibri e anche a me dispiace vederli maltrattati e poi…a volte preferirei cadere io piuttosto che vederli spatasciarsi per terra, quando succede, sento male al cuore…

  5. aquanive ha detto:

    dal gruppo “Concorso Donne che fanno testo” su facebook…

  6. aquanive ha detto:

    Questi appena inseriti sono “semi d’anguria” germogliati nel gruppo Concorso Donne che fanno Testo su facebook. Per conoscenza.

  7. Marina Lenti ha detto:

    Pasticciare i libri con la biro? O_O Orrore, roba da un quarto d’ora in ginocchio sui ceci! 😛 😀

    Sulla questione libri di testo per bambini deficienti, purtroppo il livellamento al basso non c’è solo in quello ma anche per l narrativa per ragazzi degli ultimi anni…:(

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