SECONDA FETTA D’ANGURIA: “IL BOSONE DI HIGGS È UN’INVENZIONE DELLA LETTERATURA” – DIALOGO CON GIAMPAOLO SPINATO (III)

Pubblicato: 26 luglio 2012 da amnerisdicesare in fette d'anguria, INTERVISTE

Amneris Di Cesare: Che cosa significa per te scrivere?

Giampaolo Spinato: Non lo so. Non ancora. Non so nemmeno se valga più la pena di porsi la domanda. Mi piacerebbe poter dire, con Enrique Vila-Matas – affronta questo tema in modo affascinante in Bartleby e compagnia, libro che ha quanto meno il pregio di restituire uno statuto coraggiosamente esplorativo alla figura dello scrittore, il titolo più ambito ed usurpato che esista al mondo – che in fondo si scrive per smettere di farlo. Anche Friedrich Nietzsche, in Filosofare con il martello, ne dà una definizione affascinante quando dice: “Come tutti i conquistatori, gli esploratori, i navigatori, gli avventurieri, noi ricercatori siamo di una moralità temeraria e dobbiamo accettare che complessivamente ci prendano per malvagi”. E ci si potrebbe avventurare in molte altre citazioni. Ma, nonostante la suggestione di queste definizioni, sono convinto che non vi siano risposte univoche e che i significati di uno stesso comportamento possano mutare e cambiare radicalmente di segno secondo il contesto e le persone. Al fascino suscitato da una certa mistica della scrittura, che legge la questione sempre in modo troppo cultuale preferisco la sana indeterminatezza che ricava da ogni risposta una nuova domanda. A volte, la parte più adolescente si compiace del gesto dello scrivere per la vertigine illusoria che riceve di potersi ricavare un “mondo a parte”, dove prendere un po’ d’aria per riuscire a tollerare quello che viene prima e dopo. Se questo “andare via” abbia il valore di una resa, con le derive compulsivo-solipsistiche che può comportare, o se sia uno stato iniziatico per avventurarsi nell’intuizione e nelle sue dimensioni conoscitive è tutto da vedere. Nella mia esperienza personale, il gesto dello scrivere, sia nel senso più lato, e cioè la permanente ricreazione del mondo che ci viene incontro operata dalla mente, che nella concretezza della battaglia quotidiana con alfabeti e vocabolari, contiene una spinta imprescindibile, del tutto irragionevole e antieconomica. Più passa il tempo e più rimango soggiogato dal mistero di questa esperienza, dalla constatazione che non abbia nulla a che vedere con le etichette che ci affanniamo ad applicargli. È un paradosso. A volte, sembra non esserci niente di meglio per ancorarci alla realtà che distanziarcene. Ci sono sintomi fisici che lo dimostrano, la restituzione di un ritmo regolare del respiro, per esempio, proprio nel momento in cui, scrivendo, hai la netta percezione di percorrere una linea di confine, abitando una realtà altra. Sono certo che nella lingua e non altrove vi siano le risposte alle domande che ci assillano. È cosa ormai arcinota in ogni campo. Il giornalismo, dagli anni Novanta, non fa che rincorrere il mito letterario – senza mai riuscire nemmeno ad imitare la capacità esclusiva, invidiatissima e propria della letteratura di saper cogliere e mettere in circolo la potenza dei significati – dichiarando parassitariamente di volerci “raccontare delle storie” quando al massimo gli può riuscire di illustrare degli aneddoti, svilendo la realtà a didascalia. La politica nell’ultimo decennio ha adottato i sofisticati meccanismi dello storytelling e infatti per un po’ di tempo è andato di moda dire “la narrazione” applicandola a questa o quella campagna elettorale e ai sistemi di governo. Persino la scienza, da secoli non fa che suggere alla lingua, al suo strutturarsi in grammatiche e sintassi, la predisposizione a disvelare l’inesplorato e, come le scienze della psiche, così anche quelle fisiche – fino alla recente scoperta del Bosone di Higgs – hanno un profondo, aurorale legame con lo statuto intimo del logos e dei fonemi che lo originano, fino all’archetipico soffio biblico. Tornando alla scrittura, forse è tutto qui: si tratta di equipaggiarsi per esplorare spazi in cui risuonano le intuizioni che possono restituirci briciole di senso e, facendolo, essere in grado di non farsi risucchiare, per debolezza o narcisismo, da un’ esperienza borderline che, nel momento in cui sembra restituire significato anche all’indicibile, ti rigetta nel vortice di follia della realtà. Ecco, si tratta di una battaglia per sfuggire all’abbraccio dell’alienazione per riportare “a casa” brandelli di verità. Rimane sempre il dubbio: ai fini dell’esplorazione, in questo viaggio cos’è meglio, il biglietto di sola andata o l’andata-e-ritorno? Ma perché il terrore contenuto in questa domanda continui a rispecchiare senso e meraviglia, è augurabile che la questione rimanga nell’ambito del sofistico. Ecco perché mi è capitato di parlare della scrittura anche come un esercizio per addomesticare una forma di disadattamento. E sarà per questo che non so decidermi se amarla o detestarla. Più o meno quello che, in privato, ci capita di fare con noi stessi più di quanto siamo disposti ad ammettere sotto la crosta fisiologica del narcisismo in cui sguazziamo o con cui ci difendiamo.

Giampaolo Spinato è nato a Milano nel 1960. Ha pubblicato “Pony Express” (Einaudi), “Il cuore rovesciato” (Mondadori), “Di qua e di là dal cielo” (Mondadori), “Amici e nemici” (Fazi ) e “La vita nuova” (Baldini Castoldi Dalai). Ha scritto per il teatro, insegna drammaturgia all’università. Ideatore del progetto “Bartleby – pratiche della scrittura e della lettura”, dal 1995 conduce workshop e laboratori di scrittura e, nel tempo, ha collaboratofra gli altri con La Repubblica,L’Europeo, Cuore, Max, Il Giornale, Carnet, Linus, Ae Oggi.

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commenti
  1. aquanive ha detto:

    Reblogged this on Scarabocchi and commented:

    seconda fetta d’anguria, secondo spunto di riflessione…

  2. aquanive ha detto:

    Avevo cercato di rispondere a Lucia Guida, nel secondo post, ma wordpress non mi ha preso il reply, se vuoi aggiungilo:
    “Cara Lucia, interessante lo spunto di Bacon, mentre ‘libro di successo’, ‘fruibilità’ e ‘lettore’ sono concetti che richiederebbero più che 5 aggettivi parecchi brain storming. Grazie! Ciao | GS”

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