INTERVISTA A LUCIANO SARTIRANA, EDIZIONI DEL GATTACCIO

Pubblicato: 21 settembre 2015 da amnerisdicesare in FIAE, INTERVISTE

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Le Edizioni del Gattaccio sono nate nel 2008 per pubblicare narrative e saggistica sociale su e-book, ma siamo subito passati ai libri stampati perché le richieste su carta erano molte e quelle degli e-book no. Il fondatore e il direttore editoriale sono io, e mi avvalgo di singoli collaboratori su funzioni specifiche. In seguiti ci si è allargati a sport, teatro, poesia, viaggi e nomadismi. L’intento è quello di privilegiare stili di scrittura innovativi e, in secondo luogo, raccontare naturalmente qualcosa che ancora non è stato raccontato.

Indicazioni per l’invio dei testi.  Sempre per e-mail con allegato Pdf o Doc. Graditissime una breve biografia e la sinossi, che concorrono anche loro alla scelta… se sono scritte male, anche l’interesse per il testo precipita. Come minimo leggiamo le prime 30 pagine di ogni testo pervenuto, una quota sufficiente a decidere se proseguire la lettura o smettere.  Comunque, per tutto il 2015 sappiamo già chi pubblicare.

Fare gli editori oggi è una grossa sfida: come mai avete deciso di intraprendere questa strada, quando in tanti stanno decidendo o pensando di chiudere? Per incoscienza, idealismo, fiducia negli scrittori nascosti, fiducia nei lettori nascosti,  sfida intellettuale, lotta donchisciottesca all’ignoranza e alla superficialità. Fare libri ci dà comunque la possibilità e l’autorevolezza per fare molte altre cose (corsi, seminari e laboratori in aula e on line, eventi, teatro, progetti di comunicazione, ghost writing) che ci permettono di incamerare del bottino nei periodi in cui i libri rallentano un po’.   

Siete editori NOEAP e DIGITALI. Perché la scelta di puntare solo sugli ebook e non sul cartaceo (a parte la onorabilissima giustificazione di non voler contribuire al disboscamento della Foresta Amazzonica)? Come ho detto prima, e rinnegando le intenzioni originali, facciamo anche libri cartacei. Ne vendiamo molti di più rispetto agli e-book. 

Quali sono le difficoltà più frequenti in cui vi imbattete quotidianamente? Nella nostra Hit Parade dei problemi, al terzo posto c’è il ricevere troppi manoscritti. Al secondo il farci tenere stabilmente in considerazione da parte dei media. Il primo posto va indiscutibilmente alla distribuzione, perché una casa editrice piccola come la nostra fa fatica a finire nelle librerie… una situazione ben esplicata da un distributore, l’anno scorso, in un colloquio telefonico: “Francamente, caro amico… chi cazzo siete?”. Ma noi – che siamo astuti oltre ogni apparenza – abbiamo ovviato tenendo contatti diretti con alcune librerie amiche e soprattutto vendendo i nostri libri tramite il nostro sito. Un lettore li acquista pagando con PayPal, carta di credito o bonifico e noi gli mandiamo subito il libro. La spedizione è a nostre spese.

E le soddisfazioni più grosse? Sicuramente il fatto di non essere in passivo. Poi, che più di un nostro autore o una nostra autrice siano stati intervistati (anche in Rai, su Sky e tanta stampa) e recensiti, oltre che venduti. E che ormai raramente devo spiegare cosa sono le Edizioni del Gattaccio.    

Il digitale “paga”? No. Negli ultimi due anni le vendite di nostri e-book sono aumentate, ma siamo sempre a quote basse. Da un lato ci stiamo impegnando per capire sempre meglio questo ambito. Dall’altro devi farti notare in un oceano di e-book autopubblicati da sedicenti geni della scrittura, che li vendono a pochi centesimi pensando che la gente compri libri solo perché costano poco. Se costano poco valgono anche poco… ma è difficile uscire da questo equivoco epocale.   

Nel vostro mondo ideale, che volto avrebbe l’editoria? Può essere anche quella di oggi, con tutte le difficoltà di cui sopra. Quello che vorrei avere è la cultura diffusa e il numero di lettori di Germania, Svezia, Francia.   

Con quali criteri scegliete di pubblicare un manoscritto? In primis, assolutamente, stile originale e personale. Poi contenuti inediti e insoliti. 

Quali sono i generi che prendete in considerazione per un’eventuale pubblicazione, e quali quelli a cui invece assolutamente non siete interessati? Sì a narrativa, saggistica sociale e storica, testi teatrali, raccolte di poesia, narrazioni sullo sport o biografiche, scelte di vita alternative, riflessioni sulla scrittura. No a letteratura per bambini e ragazzi, fantasy, horror, comici o presunti tali, manuali su come avere molte barche o molte fidanzate, spiritualità varia, banalità da guru.

Accettate elaborati da chiunque o solo tramite agenti? Da chiunque, compresi agenti di polizia e agenti segreti. E, per ciò che riguarda gli agenti letterari, dal 2008 ci hanno contattato in due.

Quali sono i difetti che riscontrate più spesso in un manoscritto? La prolissità, i luoghi comuni, il voler assomigliare a qualcuno che ha avuto successo.

E nella lettera che accompagna l’elaborato? L’autoincensamento di maniera. Ci arrivano lettere dove l’autore parla di sé in terza persona e aggiunge che costui scrive in modo eccelso, moderno, mirabile, accattivante. E, accennando alla trama – qualsiasi trama – si incontrano cose come “In un crescendo di tensione, la psicologia dei personaggi è messa a dura prova dalla vita e dalle circostanze, fino ad arrivare a un finale inaspettato e che fa pensare”. Questa è autentica…

E nella sinossi? Come sopra, ma in un’altra forma: moltiplicando gli aggettivi, molti scrivono del viaggio nella trascendenza, del turbine dei sentimenti estremi, della messa in discussione dei valori condivisi, della sperimentazione senza tabù dei propri corpi… senza dire un tubo di cosa di fatto succede nella storia.

Promozione e marketing: come vi muovete e cosa fate per promuovere e di conseguenza vendere il libro che avete deciso di pubblicare?
Al punto zero
c’è la nostra presenza continua sui Social, in modo che il profilo delle Edizioni del Gattaccio permanga nella mente altrui, la perseguiti senza farsene accorgere, si insinui nei desideri di lettura più intimi come molecole di ossigeno. Puntiamo a capire prima possibile le aspettative di chi legge, quando ancora non sa di avere un nostro romanzo piantato fra l’aorta e l’intenzione.
Al punto uno, cerchiamo e creiamo parole che parlino del libro già in modo spettacolare, costruendone immagine e contenuto nella maniera più originale e peculiare possibile.
Al punto due torniamo sui Social a parlare del libro, non disdegnando ordigni come AdWords e Twitter attraverso inserzioni a pagamento. Stessa cosa per gruppi di lettura e altre radure telematiche.
Al punto tre cerchiamo di far conoscere il libro e l’autrice di persona con eventi, presentazioni, interviste sui media. Stiamo dando sempre più importanza alla traduzione dei libri in occasioni teatrali. Ne vedrete presto delle belle.
Al punto quattro c’è un livello della massima segretezza, dove una specifica e addestrata Forza da Tasca sta elaborando cose d’avanguardia del genere dada-mob e anarco-situazionista. E che naturalmente non vado a raccontare in giro adesso.

Sempre dal punto di vista della promozione e del marketing, gli autori sono attivi o potrebbero fare meglio? Sono contentissimo di come ciascuna autrice e ciascun autore si sia messo d’impegno, sia on line che dal vivo e immaginando cose, non avrei potuto chiedere di meglio. D’altra parte, l’interesse è lo stesso e la barca anche.

Alcuni autori, anche famosi, lamentano a volte di aver subito editing invasivi dai propri editor: qual è la  politica della Vs casa editrice  in merito? Come si sentono i Vs autori  dopo essere usciti dal ‘confronto’ con l’editor? Cerchiamo di scegliere testi già perfetti e autrici e autori che sanno scrivere alla grande. I nostri interventi di editing si sono sempre limitati alla caccia al refuso. Effettuare editing troppo invasivi o estesi si scontrerebbe – oltre che con le difese di chi scrive – con il poco denaro per pagare chi dovrebbe farlo, e con  la nostra stessa pigrizia. Se un testo ci piace ma c’è ancora da lavorarci, lasciamo perdere.

Avete un parco lettori affezionati che compra tutto quello che pubblicate? No. Ma c’è un’area di persone sparse che ha comprato dai due ai sei nostri testi.

Tra voi e il vostro “fanclub” esiste interazione? Attraverso social network o cosa? Non in particolare. Ma tra Facebook e le e-mail c’è un rapporto positivo – sia pur frammentato e incostante nel tempo – con un bel po’ di bella gente con cui è piacevole interagire.

A chi si stesse in questo periodo preparando per aprire una piccola realtà editoriale, cosa consigliereste?  In senso del tutto strumentale (meno concorrenti ho e meglio mi va…!) direi: lascia perdere. Più in positivo, consiglierei di trovare una propria originale e riconoscibile identità, un’unicità sia di contenuti da pubblicare che di modi di promuoversi.

E agli autori in cerca di editore? Leggete moltissimo, sappiate scrivere e immaginare, non abbiate fretta, non abbattetevi e pensate al vostro prossimo libro.

Grazie per averci concesso questa intervista. De nada!

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