Scrittori fantasiosi, ribellatevi al diktat!

Pubblicato: 22 settembre 2015 da lauraetlory in scrivere
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Ci combattiamo da una vita. Non so chi l’abbia detto per primo/a, ma la nostra lotta, mia e di Loredana Falcone, è da sempre contro il punto uno della tavola della legge editoriale del perfetto scrittore italiano: “Scrivi di ciò che conosci”. Che, detto così, andrebbe benissimo. E’ il corollario che è sbagliato. Perché, chiunque lo abbia dettato affinché venisse inciso a colpi di scalpello sulla pietra, gli esegeti hanno poi detto la loro. Arrivando ad arringare le masse pullulanti di aspiranti scrittori con l’interpretazione maxima. Ovvero: scrivi del tuo pianerottolo, del tuo condominio, del tuo quartiere, della città in cui vivi, guardati l’ombelico e raccontaci la tua lanuggine più intima, dicci tutte le peripezie sentimentali dei tuoi avi, genitori compresi. Non ti distaccare da questo. Parla di te.

Ecco, vi diamo una notizia in esclusiva. Scrivi di ciò che conosci non vuol dire scrivi della tua unghia incarnita, del tuo malessere, della tua infanzia infelice, del tuo amore perduto. Vuol dire studia, informati, documentati, guardati intorno, ruba. Ruba da ciò che hai imparato a conoscere, valica i limiti, non fermarti mai, sii affamato di nuovi stimoli. Non è proprio la stessa cosa, vi pare? E quindi se tu, scrittore/trice, hai voglia di ambientare la tua storia nel Medioevo catalano, fallo. Se ti ispira una fuga d’amore a Ulan Bator con un cittadino keniota, scrivila. Se tua nonna di Frascati ti ha lasciato un diario sulla sua infanzia in Libia, sfruttalo. Non esistono limiti. Non devono esistere limiti. L’unico confine è l’ignoranza. Tutto il resto è creazione.

 

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commenti
  1. amnerisdicesare ha detto:

    Amo quello che hai scritto. #sallo

  2. guidospano64 ha detto:

    Perfettamente d’accordo. La dovrebbero finire di chiedermi come mai un autore sardo scrive un libro ambientato a Farfa. Avrei dovuto scrivere “I gatti di Casteddu”? (Cagliari per i non sardi…) 😼

  3. valpur ha detto:

    Non potrei essere più d’accordo.
    Se mi fossi limitata al pianerottolo di casa non avrei visitato Guadeloupe, l’impero Azteco, Londra nel 2040 e nemmeno le cime più remote della Val Grande, che pure è dietro casa mia.
    (No perché poi sul mio pianerottolo al massimo ci sono le macchie d’olio di quella volta che ho provato a sistemare la catena della bici e ho fatto un casino, non sono molto interessanti)

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