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Recensione di “Primi anni a WDC” di Francesca Andreini

Pubblicato: 13 novembre 2015 da Giuseppe Pellegrino in scrivere

41kIYq0UwhL._SX353_BO1,204,203,200_Ho dovuto annotarmi su un file tutti gli spunti di riflessione che il libro propone. Magmatico, denso, a tratti impietoso e a tratti indulgente, è un caleidoscopio sull’organizzazione sociale statunitense, dei suoi dogmi, del suo credo, dei suoi vizi e delle sue virtù. Attraverso l’incalzare del racconto che nasce e sgorga dalle impressioni del viaggio, l’autrice annota, memorizza, riflette e scrive su ogni aspetto della vita americana, mostrandone spaccati sconosciuti, curiosi e talora impressionanti, che caratterizzano l’uomo medio americano, i suoi valori, il suo imprinting e le modalità con cui interagisce con gli altri; tutte nel nome di valori condivisi e indiscussi, a prescindere dalla connotazione che uno straniero possa darne. Molte sfaccettature mi hanno colpito; delineano spaccati profondamente diversi dal nostro e tracciano un discrimine fra l’uomo occidentale americano e quello europeo (o quanto meno italico). L’accettazione della brutalità che da tempo caratterizza gli USA sembra un fatto acquisito, ma altrettanto acquisito è la capacità degli Americani di ricominciare: anche da zero. Si può perdere il lavoro o l’assistenza sanitaria o la casa, ma non l’orgoglio e la forza di ripartire: questa è lo spirito che muove l’Americano. L’Europeo, e soprattutto l’Italiano, ha nella propria genesi un senso di ribellione di fronte al sopruso, magari inconcludente e rumoroso: ma c’è. L’americano derubrica ciò che per l’Europeo è sopruso a regola d’accettare. Se si prescindesse da questo concetto non si capirebbe come mai, nella recente crisi americana (devastante e repentina), molti nuclei familiari abbiano perso tutto e si siano dignitosamente ritirati in roulotte senza alcuna rivoluzione ma, soprattutto, senza piangersi addosso. L’Americano mette in conto la crisi, perché il suo paese, nel prefigurare alte vette, sa che dalla sommità si può precipitare. Tuttavia il libro non si crogiola nel mito americano, ma in taluni casi lo smitizza, denunciando ciò che di distorto ha in seno: la soverchiante influenza dell’America su altri popoli, l’ipocrisia delle elezioni del “midterm”, che conservano l’apparenza dell’agone politico e celano interessi enormi che sostengono i candidati, la piaga della vendita di armi, la pena di morte (antinomia di una democrazia) ed altro ancora. Il diario-libro s’inframezza, poi, di splendidi resoconti dei paesaggi americani, allentando la morsa e mostrando come questa terra sia immensamente grande e variegata, come fra terra e mare vi sia un equilibrio che ha generato stupende “architetture” naturali, come la vastità del territorio offra spazi al deserto, a incantevoli strapiombi sul mare e a megalopoli affastellate di grattacieli, o a centri abitati in cui tra un vicino e l’altro distano chilometri. C’è tutto quanto uno intenda sapere sull’America e sugli Americani in questo libro. Dalla penna dell’autrice ne è nato un distillato di emozioni e sensazioni sostenute dalla sua arguzia e incanalate in riflessioni e impressioni di cui fare tesoro… la sua lettura, diventa così un modo per andare in America senza spendere nulla.

Giuseppe Pellegrino.

FRANCESCA ANDREINI  è nata a Firenze, dove ha studiato Lingue e Letterature straniere moderne. Dopo la laurea si è trasferita a Roma, dove ha lavorato nella redazione di programmi televisivi per Mediaset e Telemontecarlo. Ha vissuto in Siria, in Senegal e a Washington DC. Parla inglese, francese e spagnolo. E riesce a fare due (proprio due) chiacchiere in arabo e tedesco. È scrittrice di narrativa (“Il mercato di Awa”, racconto, finalista premio Teramo 2005; “Gino”, romanzo, uscito a puntate su Zibaldoni e altre meraviglie fra 2004 e 2006; “Nessuno ti può costringere”, romanzo, pubblicato da QuiEdit nel 2009; “Cronache Americane”, romanzo, pubblicato a puntate su Zibaldoni fra 2010 e 2012 e come e-book nel 2014). Ha scritto anche per il teatro (“Impara l’arte”, commedia, finalista alla XIII edizione del Premio Enrico Maria Salerno per la drammaturgia europea) e il cinema (“Senza me”, sceneggiatura, riconosciuta di interesse culturale con contributo statale opere prime e seconde del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, 2010). Fra il 2012 e il 2014 ha coordinato ParoLab, un club di Washington che promuove la letteratura italiana contemporanea negli Stati Uniti. Attualmente vive e lavora a Roma, dove è socia del circolo letterario Bel-Ami e dell’associazione culturale Orlando. Per la rivista letteraria on line Zibaldoni e altre meraviglie, con cui collabora da oltre dieci anni, tiene la rubrica “Le prime volte”. È sposata con Lorenzo e ha tre meravigliosi figli.