INTERVISTE


1° INTERVISTA F.I.A.E. A SARA SAORIN, CAMELOPARDUS EDIZIONI

pubblicata il 4 febbraio 2009 alle ore 11.13

Intervista a Sara Saorin, socio fondatore insieme a Camilla Matteucci della Camelopardus Casa Editrice, con sede a Este (PD) a cura di Ipanema e Livia Rocchi 

Allora Sara, innanzitutto bentornata. Sei iscritta su F.I.A.E. da tempo ormai, ma da un po’ latitante e non sapevamo come spiegarci questa tua sparizione. Adesso che abbiamo saputo della bella notizia della pubblicazione di Lucchetti babbani e medaglioni magici: Harry Potter in Italiano le sfide le sfide di una traduzione di Ilaria Katerinov comprendiamo perché. Congratulazioni, dunque a te, Sara e alla tua socia, Camilla. Un nuovo libro per un editore è, come per uno scrittore, alla pari di un figlio. Camelopardus a tutto regime, dunque. Ciò ci rende davvero felici, perché in qualche modo, è un po’ come se avessimo acquisito un “nipotino”.

1. D. Toglici allora una prima curiosità: cosa significa Camelopardus? Come siete arrivate alla decisione di chiamare la vostra casa editrice in questo modo? 
R. Camelopardus è il nome latino della costellazione della giraffa. Io l’ho associato all’animale in carne e ossa perché mi ha sempre fatto ridere un sacco immaginare questi antichi romani (alla maniera di quelli di Asterix) quando, arrivati in Africa, si sono trovati davanti questo animale sconosciuto:
— Ahò, come lo chiamamo? Ha le zampe e il muso da cammello, le macchie da leopardo, che sarà?
— Ma sì, famo ‘na via de mezzo: camelopardus!
L’abbiamo scelto anche perchè la giraffa è l’animale che meglio ci rappresenta: ha la testa tra le nuvole e i piedi per terra. Proprio come noi.

2. D. So che la vostra esperienza editoriale è romantica e avventurosa tanto quanto il nome che porta. Vuoi raccontarcela? Per esempio: come vi siete incontrate tu e la tua socia? 
R. Camilla e io ci conosciamo da più di vent’anni. Dopo la scuola superiore ci siamo separate geograficamente, ma non affettivamente; io a studiare traduzione e interpretariato a Bologna, lei Scienze Politiche Internazionali a Gorizia. Io ho improntato la mia vita in modo stanziale: casa, traduzioni e matrimonio, mentre lei ha preso prima a girare l’Europa per stage e lavori vari, poi il mondo come funzionario della Croce Rossa Internazionale.

3. D. E l’incontro con Lo Zebra invece, com’è stato? 
R. Da uno dei suoi primi viaggi, nel ’93, Camilla mi ha portato un libretto di un autore giovane, di pochi anni più grande di noi, tale Alexandre Jardin, e nella dedica mi aveva categoricamente dichiarato: “E’ un libro bellissimo”. Da allora Le Zèbre è diventato il “nostro” libro e abbiamo continuato a seguire Jardin attraverso i numerosi romanzi che ha pubblicato in seguito. Nel 2005 mi è venuta l’idea di proporre Le Zèbre a delle amiche editrici, offrendomi di tradurlo praticamente gratis, solo per il gusto di far conoscere ai lettori italiani il nostro libro preferito. Queste editrici mi hanno dato carta bianca per gestire la trattativa con Gallimard, il colosso dell’editoria francese proprietario dei diritti di Jardin, visto che non conoscevano il francese.

4. D. E com’è stato, trattare con un colosso? Più difficile o più emozionante? 
R. Tutte e due. Gallimard ha voluto sapere di tutto, chi era la casa editrice, com’era organizzata la distribuzione, quale sarebbe stato il piano di penetrazione nel mercato, chi avrebbe tradotto l’opera, ecc. ecc. Credo di aver dato fondo a tutta la mia creatività per convincerli, pur senza raccontare bugie, ma infiocchettando la realtà il più possibile: insomma alla fine ho spedito a Parigi un file di 40 pagine intitolato “Le projet Zebra”, dove avevo persino aggiunto dei dettagli insignificanti nel mio CV, ma che si sono rivelati decisivi in una seconda fase per convincere l’autore a darci una chance: aver frequentato scenografia alle Belle Arti, essere mancina (tutti elementi che un buon jardinofilo sa essere rilevanti!)… Quando finalmente ho avuto in mano il contratto, le editrici che avrebbero pubblicato Lo Zebra mi hanno comunicato di aver cambiato idea.

5. D. Dopo tutto quel lavoro? Sarà stata una delusione immensa! 
R. Infatti. Mi sono trovata frustratissima: ero a un passo dal realizzare uno dei sogni della mia vita e impossibilitata a farlo. Avevo avuto un miraggio… Così ho telefonato a Camilla e lei ha accettato al volo di creare noi la casa editrice che avrebbe pubblicato il nostro Zebra, nonostante non fosse proprio nelle condizioni ideali per intraprendere un’avventura.

6. D. Forse “non essere nelle condizioni ideali” è un eufemismo? 
R. Direi di sì. Era appena guarita da una forma grave di malaria presa da una recente missione in Africa, aveva appena scoperto di essere incinta e stava per partire per tre mesi per la Colombia! Però l’amicizia e la passione per il progetto che avevamo in comune sono state più forti. Sono seguiti mesi frenetici, perché le cose da fare per pubblicare un libro sono tante, dalla traduzione alla scelta della copertina, dall’impaginazione agli innumerevoli viaggi in tipografia, dalle revisioni alla promozione, dagli aspetti fiscali a quelli amministrativi, e tutto avendo un impiego “vero” da svolgere quotidianamente, oltre ai lavori domestici, i bambini, la famiglia… Ma alla fine il nostro librino turchese ha visto la luce!

7. D. Immagino la soddisfazione. Avete avuto altri intoppi oppure anche qualche bella sorpresa? 
R. La cosa più buffa è stata aver scoperto praticamente in fase di stampa che quello che credevamo il “nostro” autore di culto, in Francia è una celebrità che non vende mai meno di seicentomila copie di qualunque cosa scriva. Lo Zebra è stato il suo best seller: ottocentomila copie! C’è venuto un colpo: siamo nell’era di internet, smanettiamo tutto il giorno al pc e ci mancavano questi dati fondamentali?!

8. D. Zèbre e Camelopardus, un evidente caso di coup-de-foudre letterario, e di “chimica del destino” quindi, tanto da aver permesso la nascita di questa casa editrice minuscola ma agguerrita. E il secondo romanzo? L’innamoramento con il manoscritto dell’autore anche in questo caso è stato così immediato, oppure ragionato? 
R. Lo Zebra è stato un amore viscerale che ci ha fatto amare l’opera omnia di Jardin. Con la nostra seconda pubblicazione è avvenuto il processo inverso: l’amore per il romanzo è arrivato in un secondo tempo rispetto all’amicizia con Marina Bacchiani Dalla Spezia. Frequentavamo uno stesso forum e abbiamo iniziato a scriverci, sapendo il comune interesse per i libri, lei come autrice e io come editrice. Lei mi aveva regalato il suo primo libro “Un piccolo delitto di provincia”, un giallo molto divertente e ironico, e quando mi ha detto di avere altri manoscritti in produzione me ne sono fatta mandare uno. Era “La compagnia del Somaro Sdraiato”, un fantasy comico molto spassoso. I problemi che avevo avuto nel corso dell’anno avevano rallentato la traduzione dei due libri che sarebbero dovuti uscire dopo Lo Zebra e pertanto ho proposto a Camilla e a Marina di dare la precedenza al Somaro. Va aggiunto che con Marina è nata una vera e propria amicizia e visto che è dotata di un’intelligenza sopraffina e di un’enorme cultura libresca (prima che autrice è una gran lettrice) e considerato il carattere di “pseudo-volontariato” in cui stiamo lavorando, Marina ha accettato di restare in seno alla Camelopardus con le mansioni che più le si addicono: al momento sta ultimando il nostro blog, tiene d’occhio le varie iniziative promozionali, legge e ci tiene informate su cosa succede nel mondo dell’editoria, visto che noi non abbiamo tempo per guardarci attorno!

9. D. Infine, il libro di Ilaria Katerinov è quasi un ritorno alle origini, dato che ti occupi di traduzioni nella vita quotidiana. E una scelta dalla tempistica intelligente, data la concomitanza con l’uscita del 7° e ultimo romanzo della saga più famosa del secondo millennio, Harry Potter e i Doni della Morte. Come mai questa scelta?
R. L’incontro con Ilaria Katerinov è stato a dir poco casuale: nel forum del bookcrossing seguivo una discussione poco scientifica ma molto accorata su come Harry Potter fosse stato tradotto in italiano; l’argomento mi interessava, perché leggendo gli ultimi romanzi della serie in inglese, mi ero messa spesso nei panni di chi avrebbe dovuto tradurre certi passaggi ostici (quando si è traduttori, si ha una specie di deformazione professionale per cui non si riesce neanche più a prendere il caffè al bar alla mattina senza chiedersi come si tradurrebbe la scritta sulla bustina dello zucchero…) Quando un bookcorsaro ha indicato il link alla tesina che Ilaria aveva scritto proprio sull’argomento, ho fatto un salto sulla sedia: avevo per le mani qualcosa che mi appassionava sia come traduttrice sia come potteriana, una vera analisi scientifica sull’argomento. A neanche ventiquattr’ore di distanza dalla lettura, avevo già scritto a Ilaria la nostra proposta e stavo aspettando la sua risposta friggendo sulla sedia.

10. Adesso questioni più tecniche: Quindi nel carnet avete un romanzo che parla d’amore, un fantasy e un saggio. Tre opere molto diverse tra loro… 
R. Pubblichiamo quello che ci piace, sarà banale ma è la verità!
Quello che ne consegue è che ci rivolgiamo a un pubblico femminile, ma non è una scelta editoriale, bensì un effetto dell’essere tutte donne (e quando dico tutte, intendo proprio tutte, considerando anche l’indotto, l’unico uomo è il tipografo!). Lo Zebra ci ha fatto ricevere commenti entusiasti da parte di diversi uomini, ma va da sé che l’argomento trattato (il subentrare della noia dopo quindici anni di matrimonio) è tradizionalmente più sentito dalle donne. La protagonista della Compagnia del Somaro Sdraiato è una ragazza con i problemi tipici delle ragazze di ogni epoca, uno dei libri in preparazione è di Christian Bobin, un autore francese talmente poetico ed etereo da avere un seguito soprattutto femminile; anche la futura collana di manualistica sarà inaugurata da un trattato sul parto cesareo, quindi siamo ancora al femminile… Forse l’unica nostra pubblicazione “neutra” è Lucchetti babbani e medaglioni magici, ma (fatalità!) l’ha scritto una donna e analizza il lavoro svolto da altre donne.

11. Com’è la giornata tipo di un editore-per-caso come voi? 
Tragica!
R. Dato che i compiti da svolgere sono i più disparati, cerco di riunire quelli che mi richiedono più calma e concentrazione di notte, quando i bambini dormono, mentre gli altri cerco di infilarli qua e là tra le varie attività nel corso della giornata. Quindi: mi alzo alle 5 (caffè doppio) e traduco fino alle 7. Poi sveglio il marito e lo imbarco, sveglio/lavo/vesto/cibo i bambini e li accompagno alle rispettive scuole. Mezz’ora di strada e alle 9 sono in ufficio, per il lavoro “vero”. Da qui magari ne approfitto per mandare qualche email nei momenti morti. Alle 15 lascio il lavoro e, dopo un’altra mezz’ora di strada, recupero i figli. A casa passo alle cose manuali: preparo i libri da spedire, i documenti di trasporto, archivio un po’ di carte. Poi ripreparo i figli e si esce per andare in posta a spedire gli ordini, cosa che li disturba molto e infatti devo comprare la loro collaborazione a suon di gelati. Si fa la spesa, mescolando le necessità famigliari con quelle editoriali (bistecche e buste imbottite, insalata e cancelleria, ecc.), si accompagna il figlio maggiore a basket (e in questo frangente si approfitta per telefonare a distributori e librerie e soci o simpatizzanti vari); torniamo a casa, preparo la cena assieme al maritino e intanto mi consulto con lui tra i fornelli, mangiamo, dopodiché iniziano le grandi manovre per addormentare le belve. Verso le 23 riesco a rimettermi al computer e ricomincio a tradurre, finché resisto.

12. Come fa una piccola casa editrice come la vostra ad arrivare nelle librerie ma soprattutto nelle case dei lettori? Vi avvalete di una rete di librai disponibili che vi aiuta? Internet vi basta, come strumento di vendita o portate avanti anche altre iniziative che puntano alla promozione della vostra casa editrice e del vostro catalogo? Quali? 
R. Purtroppo la distribuzione è il tallone d’Achille delle piccole case editrici; al momento copriamo alcune regioni, ma in altre, molto importanti come il Piemonte o la Toscana, non siamo ancora riuscite a trovare distribuzione. Internet da solo non basta e anche nelle librerie dove sono presenti i nostri libri, purtroppo non sempre abbiamo visibilità, nonostante abbiamo investito molto per dare una veste consona alle nostre pubblicazioni. Un grande aiuto ci è stato dato dal bookcrossing, che, nonostante si basi sul principio di prestarsi i volumi, apparentemente controproducente per un editore, è in realtà una comunità di persone che amano veramente i libri e che ci hanno appoggiato con grande grinta quando hanno conosciuto la nostra storia. Il grande canale per farsi conoscere, purtroppo, resta quello dei media tradizionali, ma è molto difficile trovare uno spazio in mezzo alle pubblicazioni dei “grandi”.

13. Avrai senza dubbio ormai dimestichezza con le nuove alternative alle case editrici più comunemente intese. La novità di questi ultimi anni è il “print-on-demand” con Lulu.com o Liberodiscrivere tra le iniziative più conosciute. Ritieni sia uno strumento utile e una valida alternativa per chi scrive e vuole essere letto ma non riesce a trovare chi vuole scommettere sul suo scritto? 
R. Fondamentalmente penso che ogni persona debba essere pagata per il suo lavoro, non che debba pagare per farlo. Mi lascia molto perplessa sentire che per tanti autori è normale pagare l’editore per farsi pubblicare. Poi è un altro discorso la pubblicazione dichiaratamente amatoriale, il caso in cui, cioè, un autore desidera stampare poche copie giusto per regalarle a parenti e amici. Ma adulare un esordiente, facendogli nascere delle illusioni, promettendogli una distribuzione che di fatto non ci sarà mai, ecco, questo mi sembra proprio ai limiti della truffa.

14. Il vostro approccio con l’esordienteria? L’esordiente è sempre un illuso in cerca di fama e gloria, con poca voglia di leggere, molta voglia di esibirsi e con la presunzione di essere il genio incompreso dell’ultimo decennio? 
Noi adoriamo gli esordienti, come potrebbe essere diversamente? Lo siamo noi per prime! Le nostre pubblicazioni lo confermano: Marina Bacchiani Dalla Spezia aveva già pubblicato un libro, ma di fatto è come se fosse un’esordiente; Ilaria Katerinov è una traduttrice di lungo corso, ma come autrice ha scritto con noi il suo primo libro; e lo stesso Alexandre Jardin, nonostante in patria sia un idolo delle folle, qui da noi è praticamente un autore sconosciuto. L’identikit dell’esordiente non saprei tracciarlo. È vero che in mezzo a tante persone che amano la scrittura come forma di espressione, c’è chi parte già con l’idea di essere un artista, però di rappresentanti di questa categoria ne ho conosciuti solo un paio e (guarda caso) i loro scritti erano veramente lacunosi da molti punti di vista, primo tra tutti quello grammaticale. Insomma, prima di diventare artisti bisogna fare esperienza come artigiani!

15. Chi legge e seleziona tra voi i manoscritti? Ne ricevete molti? Vuoi parlarci un po’ di questo mondo – quello degli aspiranti scrittori – e magari raccontarci un aneddoto simpatico al riguardo? 
R. Non riceviamo molti manoscritti, del resto chi sa della nostra esistenza?! La prima persona che li legge sono io, perché la nostra casa editrice è veramente una casa, cioè la sede è casa mia! Poi li passo automaticamente a Camilla (la scout!) e a Marina (la lettrice esperta!), così c’è sempre un parere corale sulle decisioni da prendere.
Un aneddoto simpatico… Be’, mi viene in mente un episodio che, secondo me, la dice lunga su quanta confusione ci sia in editoria e su quanto sarebbe necessario che un autore si informasse prima di “abboccare” a certe proposte di pubblicazione con contributo spese. A una presentazione abbiamo conosciuto un aspirante scrittore molto grintoso e pieno di iniziative, si capiva che aveva già le idee chiare su come promuovere il suo libro. Purtroppo le nostre scarse risorse finanziarie erano già impegnate nelle pubblicazioni che avevamo programmato, per cui ci siamo lasciati col classico scambio di indirizzi, ripromettendoci di mantenerci in contatto e di comunicarci le rispettive novità. Ogni tanto ci arriva qualche sua notizia. Dopo qualche mese ci scrive annunciandoci l’uscita del suo libro. Gli facciamo i complimenti, ai quali lui ci risponde chiedendoci se glielo distribuiamo. Come, distribuirlo noi?! Non ha un editore che gliel’ha pubblicato? Gli rispondo che una casa editrice (salvo accordi commerciali presi con un’altra casa editrice) si occupa della distribuzione dei propri libri, non del lavoro degli altri. Non ci ha più scritto. Non so se si è offeso o se ha realizzato che il suo editore forse non aveva messo bene in chiaro i propri doveri…

16. Effettuate editing al testo che avete deciso di pubblicare? 
R. Sì, se intendiamo per editing la revisione, i nostri libri hanno sette livelli di correzione, i primi due dei quali sono svolti da due tremende signore, professoresse in pensione, cattivissime e con la penna rossa tra i denti. Se invece intendiamo una modifica del testo più profonda, in certi casi facciamo anche quello, ma sempre con la partecipazione dell’autore. Faccio un esempio: in origine, Marion, la protagonista della Compagnia del Somaro Sdraiato, era una donna tra i trentacinque e i quarant’anni. Ho pensato, però, che i lettori di fantasy sono molto giovani; certo, ci sono anche tanti miei coetanei, ma siamo comunque adolescenti di quarant’anni (giusto per citare Marina) [Bacchiani n.d.r.] ! Per cui ho provato a “manomettere” il primo capitolo, ringiovanendo i protagonisti, e a darlo in lettura a qualche sedicenne. Il risultato del test è stato incoraggiante, per cui ho discusso con l’autrice questa possibilità e lei ha sportivamente accettato. Naturalmente le modifiche le ha apportate lei, al mio capitolo di prova ho dato immediatamente fuoco!

17. Progetti e iniziative future in programma? Sarete alla Fiera di Torino a maggio? 
R. Alla Fiera di Torino saremo con uno stand collettivo, le nostre finanze attualmente non ci consentono di partecipare come singoli editori. Al momento stiamo preparando i due libri in programma e poi stiamo tramando per un possibile concorso a tema… Ma non dico nulla per scaramanzia!

Grazie infinite, Sara, per averci concesso quest’intervista. Siamo molto interessati a leggere il vostro ultimo “nato” Lucchetti babbani e medaglioni magici: Harry Potter in Italiano le sfide le sfide di una traduzione di Ilaria Katerinov , ma anche il fantasy per ragazzi La compagnia del Somaro sdraiato di Marina Bacchiani e l’ormai “leggendario” La Zebra di Alexandre Jardin siamo sicure che terminata la lettura dei vostri tre interessantissimi libri, avremo ulteriori domande da farvi e curiosità da soddisfare. A presto dunque, con una seconda nuova intervista. Ipanema e Livia Rocchi

per informazioni:
Camelopardus Edizioni
Via Prosdocimi, 24
I 35042 Este (PD)
e-mail: info@camelopardus.it

Lunedi 4 febbraio 2008
intervista a cura di Amneris Di Cesare (Ipanema) e Livia Rocchi

commenti
  1. […] Così ci raccontava Sara Saorin nella prima intervista che Fiae fece a Camelopardus nel 2008 e che potete leggere integralmente qui: https://fiaeforum.wordpress.com/interviste/ […]

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